Premi, incarichi, assunzioni. Gli ispettori del ministero "smontano" la Lupiae Servizi

Una verifica contabile è stata condotta dal 22 settembre al 17 di ottobre dagli inviati del Mef. Drastiche le censure anche all'amministrazione comunale, responsabile di scarso controllo sulle scelte del management nominato dal sindaco Paolo Perrone. Carlo Salvemini: "Diagnosi impietosa e imbarazzante"

La sede del Comune di Lecce.

LECCE – La discutibile gestione della Lupiae Servizi non è imputabile solo agli amministratori nominati dall’ex sindaco Adriana Poli Bortone, ma anche a coloro che sono riconducibili all’amministrazione guidata da Paolo Perrone, come l’ex direttore generale Pietro Scrimieri, rispetto alle cui scelte il governo cittadino è stato non un semplice spettatore, ma complice.

Ne è convinto il consigliere di Lecce Bene Comune, Carlo Salvemini, che ha diffuso i nodi principali della relazione degli ispettori del ministero dell’Economia e della Finanze che dal 22 settembre al 17 ottobre hanno effettuato una verifica contabile presso la società interamente partecipata dal Comune di Lecce, formulando 18 osservazioni su altrettanti punti specifici.  Solo ieri, in conferenza stampa, il primo cittadino leccese e l’assessore al Bilancio, Attilio Monosi, hanno accolto con soddisfazione la relazione della presidente Tatiana Turi sul bilancio a consuntivo del 2014, chiuso con un attivo (di circa 21mila euro) che mancava da tre anni.

“Una diagnosi impietosa e imbarazzante”, così l’ha definita l’esponente della minoranza consiliare. I tecnici contabili inviati da Roma, in base alle loro conclusioni, hanno consegnato un dossier di quasi 90 pagine alla Procura generale della Corte dei conti di Bari per verificare l’eventuale danno erariale e quindi le relativi responsabilità. Sotto accusa il cosiddetto premio di risultato, erogato nel triennio 2008-2010 pur in presenza di perdite di esercizio, così come la concessione della retribuzione variabile incentivante al direttore generale, scelto tra l’altro nel 2007 come dirigente senza una procedura selettiva.

Per gli ispettori è censurabile anche l’assunzione di personale e di dirigenti in assenza di procedure ispirate ai principi di trasparenza, concorrenza e imparzialità, così come discutibile è l’affidamento di incarichi e relativi rinnovi. Il Comune inoltro non avrebbe assolto alla sua funzione di controllo e avrebbe conseguito risultati negativi attraverso le ricapitalizzazioni che si sono succedute per evitare il tracollo finanziario della partecipata.

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Per Salvemini “un dato su tutti può forse sintetizzare quello che è accaduto in questi anni: nel 2014 i compensi di amministratori, sindaci e revisori sono costati 91mila euro; dal 2007 fino al 2013 ammontavano a 135mila circa ai quali andavano sommato il compenso del direttore generale pari a circa 160mila euro annui. Una piccola cuccagna. Questo management, che costa un terzo del precedente, è riuscito a riportare il conto economico in equilibrio, pur a fronte di una situazione finanziaria che resta di grandissima preoccupazione”. Il riferimento finale, infatti, è alla situazione debitoria della Lupiae Servizi per arginare la quale la stessa Tatiana Turi, ha auspicato una tempestiva iniezione di liquidità da parte del Comune senza la quale la partecipata appare destinata a naufragare.

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