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“Nessuno tocchi l’Adriatico”: tutti schierati contro le trivellazioni

Stamattina, riunione dei comuni rivieraschi pugliesi interessati dal rischio trivellazioni, per ribadire il no alla ricerca di petrolio nel mare pugliese: le istituzioni si mobilitano contro la Northern Petroleum

LECCE - La Puglia e il Salento gridano il proprio no convinto alle trivellazioni petrolifere nel mar Adriatico. La presa di posizione netta e condivisa da più parti arriva dopo l’incontro, tenutosi questa mattina, a Polignano a Mare, dove in seduta congiunta si sono ritrovati alcuni consigli dei comuni rivieraschi (tra i quali Polignano a Mare, Otranto, Mola di Bari, Monopoli, Fasano, Ostuni, Carovigno, Melendugno, Brindisi, rappresentato dal commissario prefettizio), e le province di Lecce, Bari e Brindisi e la Regione Puglia, per ergere un muro contro le ricerche petrolifere nel Basso Adriatico.

Tra i presenti, il sindaco di Otranto, Luciano Cariddi, che ha ribadito la propria contrarietà, evidenziando l’assurdo di una questione che vede i Ministri dell’ambiente e dello sviluppo economico in una posizione favorevole a tale attività, contro il parere dell’intero territorio, dei cittadini e delle istituzioni, senza distinzione di confini campanilistici o appartenenza politica: “Riteniamo – ha affermato - che i Ministri Prestigiacomo e Romani, durante il loro mandato, non abbiano voluto tener conto delle ragioni sostanziali da noi espresse. Infatti, le nostre comunità non si sono opposte a questa vicenda semplicemente per timori psicologici. Già in passato abbiamo dimostrato, per ciò che concerne il territorio otrantino, di essere comunità responsabile e matura avendo accettato che sulle nostre coste approdasse dapprima l’elettrodotto Italia-Grecia, che giunge a Otranto, e oggi attendiamo la conclusione dell’iter procedurale del gasdotto proveniente dall’Azerbaijan. Ci sembra di aver fatto abbondantemente il nostro dovere in termini di politiche energetiche”.

Per Cariddi, “è assurdo immaginare di poter impiantare piattaforme petrolifere in un bacino come il Mare Adriatico che ha quasi la natura di un lago”: “È facile pensare – precisa - al disastro ecologico ed economico che scaturirebbe da un eventuale incidente già solo guardando alle esperienze recenti verificatesi nel Golfo del Messico, nel Mar Baltico e in Argentina, dove pure questi infortuni sono avvenuti in mare aperto”.

Per il primo cittadino di Otranto il rischio d’incidente benché minimo su un territorio come quello pugliese e dei paesi della costa orientale dell’Adriatico non sarebbe “accettabile”, soprattutto per la funzione trainante del turismo, basato sulle forti valenze paesaggistiche e ambientali che “non siamo assolutamente disposti a compromettere in alcun modo”: “Rifiuteremo sempre ed energicamente – conclude - le speculazioni che talune società petrolifere ritengono di potere attuare in quest’area anche lì dove dovessero essere azioni animate, come pure stanno sembrando di essere, da esclusive iniziative tese a far lievitare i propri titoli azionari nelle quotazioni di Borsa”.

Della medesima opinione anche Giorgio Miggiano, presidente del circolo Legambiente di Otranto: “Condividiamo l’iniziativa intrapresa dai sette comuni rivieraschi e ribadiamo il nostro no alle trivellazioni nel bacino del Mare Adriatico. Invitiamo tutti ad una seria presa di coscienza sul pericolo che stiamo correndo”.

Francesco Pacella-2Dello stesso parere, la Provincia di Lecce, presente con l’assessore alle risorse del mare, Francesco Pacella, che sottolinea la propria soddisfazione perché “per la prima volta la Puglia si è dimostrata compatta a difesa dell’Adriatico”: “Oggi  - puntualizza - è stata scritta una pagina di buona politica a difesa del nostro mare e dell’economia turistica dell’intera regione”. Pacella spiega come nell’assemblea sia stato condiviso e deliberato all’unanimità un documento per dire “nessuno tocchi il mare di Puglia”, contenente la richiesta al neo ministro dell’Ambiente Clini di immediati interventi per sospendere i procedimenti autorizzativi in merito alle ricerche e alle coltivazioni di idrocarburi liquidi nell’Adriatico “attraverso una moratoria dello stesso Ministero, in particolar modo su tutto lo specchio di mare antistante le coste pugliesi”.

Nella stessa richiesta, si auspica un incontro urgente al Ministero per rappresentare le ragioni del territorio: Pacella, infine, si è fatto promotore anche di una prossima riunione a Palazzo dei Celestini, che coinvolga istituzioni, parlamentari e operatori del settore turistico e di quello della pesca, “in modo da formulare un’unica voce del territorio a difesa di un’economia eco sostenibile”.

Negro (Udc): “Manifestiamo a Roma contro la Northern Petroleum

Anche dal consiglio regionale, arriva l’appello ad un no unanime alle trivellazioni: il primo a sostenerlo è il capogruppo Udc, Salvatore Negro, che invita tutti a manifestare a Roma “contro chi vuole distruggere le coste della Puglia”: “Non c’è – dichiara - un numero sufficiente di barili di petrolio che possa ripagarci dei danni che si vogliono arrecare  al nostro mare. Le trivelle della Northern Petroleum devono riprendere il largo”.

“Invitiamo tutte le forze politiche della regione, parlamentari, consiglieri regionali e provinciali, sindaci ed amministratori locali – prosegue - alla mobilitazione e a ritrovarsi a Roma, insieme con noi, nei pressi del Ministero dell’ambiente per manifestare contro questo ennesimo scempio che si vuole perpetrare ai danni del patrimonio naturale e paesaggistico pugliese, meta turistica d’eccellenza e fonte di ricchezza per il territorio. Impegneremo tutte le nostre forze in una protesta civile e democratica per evitare danni irreparabili che avrebbero conseguenze più che negative sulla economia pugliese”.

“L’auspicio – conclude – è che il ministro Clini possa rivedere la posizione del suo predecessore dando un segnale di discontinuità rispetto al passato, mostrando maggiore attenzione verso Puglia e il Meridione”.

Pellegrino(Misto-Psi): “No alle piattaforme petrolifere, deturpano il nostro mare”

Lorenzo Nicastro-2Il presidente del gruppo consiliare regionale Misto-Psi, Donato Pellegrino, esprime disappunto per i lavori di prospezione geosismica con l’utilizzo dell’air–gun (esplosioni di aria compressa, particolarmente dannose per tutte le specie ittiche) nel Basso Adriatico da parte della Northen Petroleum. Lo stesso Pellegrino condivide la preoccupazione delle comunità interessate, inviando la piena solidarietà sulla vicenda: “Mi auguro che la loro azione, congiuntamente alla protesta formale rivolta dall’assessore Lorenzo Nicastro – spiega - al Ministero per l’Ambiente, blocchi l’iter autorizzativo”.

“In tema di energia – ricorda - la Puglia ha già dato; sono note le opzioni della Puglia che punta allo sviluppo del turismo, dell’agricoltura, del commercio e dell’artigianato. Siamo contrari a che il nostro mare ospiti piattaforme petrolifere che deturperebbero il paesaggio, con gravi ripercussioni per il turismo e l’ambiente marino”. Con preoccupazione, Pellegrino guarda anche al futuro immediato: “La Northern potrebbe presto essere seguita a ruota dalla Saipem che ha in piedi progetti di estrazioni petrolifere nel tratto adriatico prospiciente il litorale di Brindisi. Bisogna assolutamente bloccare la logica con cui, da alcuni anni a questa parte, il governo centrale rilascia autorizzazioni di prospezione ad insaputa delle autorità locali al fianco delle quali ci schieriamo per il sacrosanto diritto a difendere salute, territorio ed ambiente”.

Movimento Regione Salento: “Danni all’ambiente, al turismo e alla salute”

Anche il movimento della Regione Salento, attraverso Daniele Bosco, esprime profonda preoccupazione per l'avvio delle attività ispettive da parte della Northern Petroleum al largo delle coste pugliesi, non riscontrando alcun beneficio per il territorio, ma solo danni ad ambiente, turismo e alla salute dei cittadini: “Per potere trivellare nel mare, ed altrove – asserisce Bosco -, occorrono di speciali fluidi e fanghi perforanti per portare in superficie i detriti perforati (cutting). Questi fanghi sono tossici e difficili da smaltire. Lasciano, infatti, tracce di cadmio, cromo, bario, arsenico, mercurio, piombo, zinco e rame. Questi elementi pesanti sono nocivi e si accumulano nei corpi del pesce che mangiamo”.

“Inoltre – aggiunge - l’estrazione del petrolio e la sua raffinazione comportano un notevole dispendio di acqua, che sarà prelevata dall’acquedotto pubblico, già perennemente carente in estate. Queste acque contaminate dallo zolfo e metalli pesanti saranno poi reimmesse nel terreno con un rischio gravissimo di contaminazione delle falde”. 

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