rotate-mobile
Politica

Caro energia, Europa e lavoro: l’intervista al senatore Paragone, leader di Italexit

Il senatore ex M5S a Lecce assieme al coordinatore regionale del suo movimento e al consigliere comunale di Palazzo Carafa, Giorgio Pala: quest’ultimo entra ufficialmente nel progetto Italexit

LECCE – A distanza di un anno dalla presentazione del movimento nel Salento, Italexit cerca di strutturarsi ancora di più. “Anche a Lecce contro i prepotenti di sempre, contro i grandi traditori: Lega e Movimento Cinque stelle”. Gianluigi Paragone, giornalista e senatore dapprima pentastellato e poi passato al Gruppo misto, sul territorio in realtà ci stava già.  Diversi gli incontri che si sono susseguiti dalla fine del primo lockdown anche in Puglia, per promuovere i suoi punti programmatici ispirati al modello del britannico Nigel Farage, membro Brexit Party e basati sull’euroscettiscismo.

Ma quello di questa mattina (alla presenza anche del coordinatore regionale Mario Conca) ha ratificato l’ingresso del consigliere comunale Giorgio Pala nel movimento di Paragone, con l’intenzione di radicare ancora di più il movimento. L’esponente di Palazzo Carafa ricoprirà il ruolo di coordinatore per le province pugliesi. “Un movimento nuovo con valori antichi” lo hanno definito all’unisono nel corso dell’incontro, nel quale sono stati passati in rassegna i temi caldi dell’attualità italiana: dal nodo spinoso della riforma sulle concessioni balneari, passando per le consultazioni referendarie del prossimo 12 giugno (“Mai vista una riforma della giustizia che si possa fare coi referendum) fino alla contrarietà dell’apertura ai flussi migratori, durante la convention leccese del partito “Per l’Italia con Paragone- Italexit”.PHOTO-2022-06-03-13-38-23-2

“Sarebbe stato molto più comodo rimanere dove ero ma, quando ho visto tanta gente che aveva creduto in certi partiti ed ora è completamente demotivata, ho capito che c'era qualcosa che non andava, ha riferito alla platea degli ascoltatori Giorgio Pala. "E allora ho scelto ciò che mi è sembrato giusto. E ho scelto una vera opposizione ad un sistema che ci ha reso schiavi senza che ce ne rendessimo conto. Ho scelto di stare innanzitutto con una persona che ritengo una persona per bene, che non ama parlare in politichese, che vede bianco o nero, ma mai grigio e che sta terremotando la politica italiana svegliandola dal torpore in cui era caduta”.

Di seguito, invece, le dichiarazioni del leader di Italexit, Gianluigi Paragone, rilasciate nel corso di una intervista con LeccePrima.

Senatore nuovi circoli, nuove adesioni, il movimento continua a crescere e il consigliere leccese Giorgio Pala aderisce ufficialmente al progetto. Quale richiesta dal basso state cercando di intercettare in Puglia?

“La Puglia è una regione che ha accolto benissimo ItalExit già a livello di pre-iscrizioni e manifestazioni di interesse. Evidentemente, anche qui c’è la scottatura di una delusione profonda data da aperture di credito verso il Movimento 5 Stelle e verso la Lega che, guarda caso, oggi sono i due principali partiti che hanno tradito la speranza. I salentini - persone forti e di grande lealtà e identità - non credo faranno passare molto tempo per una vendetta politica nel senso buono del termine, ossia riprendersi quella speranza”.

Come giudica l’esperienza della Brexit, alla quale ItalExit appunto si ispira? La sovranità è in capo ai mercati finanziari, anziché al popolo: questa la vostra proto-denuncia…

“L’ispirazione è però concettuale e non può essere programmatica. Brexit era in un contesto di Unione europea, noi abbiamo un contesto di unione monetaria. È innegabile che l’Italia stia soffrendo l’intelaiatura normativa dell’Ue: questa, con l’insieme dei suoi trattati, ha una maggiore predisposizione verso l’economia a trazione bancaria, dai trattati di Basilea a tutti gli altri. Noi dobbiamo invece riportarla a quella che è l’essenza del Made in Italy. Il made in Italy è l’esaltazione dell’arte del fare, dell’industria reale, di un’economia reale dove si agganciavano i distretti bancari. Le banche erano dunque le banche del territorio, che ne accompagnavano la sua crescita. Un modello che non è replicabile nell’Ue. Non per capriccio, ma per necessità, noi dobbiamo uscire assolutamente dalla dimensione dell’Ue che è una dimensione di globalizzazione asimmetrica. Vedete come da quando siamo in Ue ci hanno spinto per riforme neoliberiste che hanno disaggregato i diritto del lavoro, la capacità di fare piccola impresa? Hanno costruito un percorso che per il Made in Italy è tossico”.

Possiamo dirci agli sgoccioli di questa emergenza pandemica? Una delle vostre battaglie è stata quella dichiarata all’istituzione del green pass. Un bilancio?

“Non credo ci sia una chiusura della pandemia, né di essere alle battute finali. Siccome è stato tutto un insieme di normative di ispirazione politica -il green pass non serve infatti a nulla nella lotta al Covid - io credo andranno avanti. Sono sicuro che a ottobre reintrodurranno il Green pass, che infatti in Europa è stato prorogato di un anno per obbligare i cittadini over 50 ai richiami dei vaccini. Il Governo non deve più fare i conti con la platea cosiddetta “No Vax”, quindi con chi non ha mai fatto una dose di vaccino. Il Governo dovrà piuttosto fare i conti con chi si è fidato dello Stato e ha fatto la prima, poi la seconda dose, capendo che in fin dei conti tutta quella immunizzazione che vendevano non c’è stata”.

No Draghi, no green pass, no guerra e no Ue, è questo che intende per “siamo noi la vera opposizione”?

“Al momento siamo noi. Poiché, pur essendo in Aula all’opposizione, Fratelli d’Italia in alcune realtà (non in tutte) si presenta assieme al Centrodestra, o comunque governa in alcune regioni con il Centrodestra. Una opposizione solo parlamentare, ma che non lo è a 360 gradi. Noi invece lo siamo perché pensiamo fermamente che quanto abbiamo detto (no a Draghi, no al Grenn pass e alle limitazioni, no alla progressione bellica che di fatto mantieni se fornisci le armi), siano impedimenti per la crescita del Paese e per la sua ripresa economica”.

ItalExit ha appunto votato No all’invio di armi in Ucraina (ad aprile una vostra raccolta di firme anche a Lecce). Il termine pace è un concetto metapolitico, ha sostenuto in questo periodo, parlando sopra tutto di “pace relativa”…

“La pace che può fare la politica è una negoziazione, un punto di caduta fra le parti in campo. Se qualcuno pensa di arrivare a una negoziazione escludendo Putin, o limitandone il suo potere negoziale, alla fine non vuole arrivare alla soluzione del conflitto. Che piaccia oppure no Putin deve essere seduto al tavolo della negoziazione e deve arrivarci con il potere negoziale che purtroppo ha acquisito sul campo. Ai punti, al momento, la Russia è in vantaggio. Ripeto, che piaccia oppure no, il linguaggio bellico dice questo”.

Ha definito come traditori elettorali i componenti della maggioranza, in un  Paese che è in sofferenza. Lei chiede soldi per l’economia reale, ma quali sono le urgenze, tra lavoro e carovita? E cosa pensa del bonus elargito per affrontare il caro bollette?

“Il caro bollette non è minimamente sfiorato da nessun bonus: chiedetelo ai ristoratori e alle famiglie. Siamo ben lontani da una riparazione di questo caro energia. Il tema del lavoro mi fa diventare pazzo: in 30 anni di riforme sul lavoro ci siamo ritrovati con le famiglie che vivono la tensione tra genitori e figli per un posto di lavoro. Se inserisci l’obbligo vaccinale a 50 anni, lo fai perchè sai benissimo che a quell’età sei tenuto a sottostare al ricatto perché non puoi uscire a dal mercato del lavoro. Se infatti perdi il lavoro a 50 anni, sei un morto che cammina e in più ti ritrovi sulle spalle tutte le rate che hai accumulato. Quindi rispettiamo il lavoro, i lavoratori e la piccola impresa, poiché il piccolo imprenditore è a sua volta un lavoratore. Stiamo assistendo a continue politiche asimmetriche a vantaggio dei grandi e a discapito dei piccoli. Ma il Made in Italy è fatto dalla somma dei piccoli. Noi con la grande dimensione perdiamo, noi siamo ricercati perché siamo l’esaltazione del piccolo. Il lavoratore è parte del capitale umano ed è stato quanto meno paradossale vedere il saluto ai medici durante parata del 2 Giugno, quando medici sani vengono esclusi dal posto di lavoro (nonostante la carenza di personale) perché non sottostanno all’obbligo vaccinale. Un obbligo che non ha senso, poiché anche il vaccinato contagia e può essere contagiato”.

Il Pnrr sarebbe un bluff, per ItalExit quei soldi non ci sono…

“In pratica ci hanno detto che se non facciamo la svendita dei balneari non ci danno i soldi del Pnrr. Significa che sono soldi che prendiamo in prestito da spendere in altre economie. Quando parlano di l’esaltazione dell’elettrico e dell’automotive come uno dei settori interessati allo switch elettrico, significa che toglieremo il motore e ci metteremo una batteria. Risulta che produciamo le batterie in Italia? No. Risulta invece che disponiamo di distretti industriali che fanno componentistica dei motori? Sì. Allora noi, ancora una volta, andremo a distruggere le “motor valley” che ci sono in Italia per togliere i motori e per mettere le batterie. Un suicidio.”.

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Caro energia, Europa e lavoro: l’intervista al senatore Paragone, leader di Italexit

LeccePrima è in caricamento