Domenica, 1 Agosto 2021
Politica

Cécile Kyenge nel Salento. Viaggio nei paradossi dell’accoglienza

Il ministro per l'Integrazione ha fatto visita, a Lecce, alla Casa della Carità per poi dirigersi a Nardò, dai migranti impiegati nei campi. Una ricognizione per capire cosa funziona e cosa va cambiato, nel nome della dignità umana

Don Attilio Mesagne saluta il ministro Cécile Kyenge.

LECCE – La visita nel Salento del ministro per l’Integrazione, Cécile Kyenge Kashetu è iniziata poco prima delle 11 di questa mattina dalla Casa della Carità di Lecce, inaugurata alla vigilia dello scorso Natale. Solo pochi minuti, tra saluti e un breve giro per i locali dell’immobile prima di proseguire verso Nardò, alla “scoperta” della tratta dei  moderni schiavi impiegati nelle raccolte stagionali

Nel pomeriggio, invece, tornerà nel capoluogo per partecipare al laboratorio “Immigrazione e integrazione”, organizzato dal Centro servizi volontariato Salento, nel corso del quale verranno anticipati alcuni contenuti del dossier preparato di ricercatori dell’associazione e i risultati del sondaggio sulla diffusione del razzismo tra i pugliesi.

Un'agenda, quella odierna della Kyenge, fitta e concreta tra i risvolti di un fenomeno, quello delle migrazioni, che nel Salento trova dagli anni '90 uno dei fronti più caldi. Terra storica di partenza, ma anche di contaminazione e sedimentazione pacifica, la provincia di Lecce rappresenta uno degli avamposti europei nel Mediterraneo, meta di disperati viaggi in ogni periodo dell'anno. E come tutti i territori di frontiera, spesso abbandonati o trascurati dal governo centrale, patisce le contraddizioni di un sistema di accoglienza, costretto tra legislazione nazionale e direttive comunitarie, che talvolta diventa respingimento o indifferenza: più o meno come è avvenuto alle decine di richiedenti asilo che per giorni, chi anche per oltre un mese, hanno dormito in ricoveri di fortuna in attesa di una sistemazione appena più decente.

cartello-5-2Ad attendere l’esponente dell'esecutivo tutte le autorità civili e militari, oltre a don Attilio Mesagne, responsabile della Caritas diocesana. Teresa Bellanova e Salvatore Capone, colleghi di partito, hanno fatto in un certo senso gli onori di casa, ma a prendere la parola sono stati il sindaco di Lecce, Paolo Perrone, il prefetto, Giuliana Perrotta, e il presidente della Provincia, Antonio Gabellone.

Il ministro Kyenge sta caratterizzando la sua missione con spostamenti continui sul territorio italiano, alla ricerca delle criticità, dei luoghi “caldi”, ma anche delle tante esperienza di solidarietà e integrazione che non fanno quasi mai notizia. Modi schivi ai limiti della timidezza, un modo di esprimersi ingentilito dall’inflessione francofona, la Kyenge sembra quasi sparire accanto alla sua scorta: ascolta con attenzione, saluta i ragazzi ospiti del centro che le offrono un mazzo di fiori, appare quasi in imbarazzo quando altre mani cercano le sue.

E’ il primo esponente con la pelle nera nella storia dei governi della Repubblica italiana e per questo è diventata oggetto di vergognosi attacchi di stampo denigratorio e razzista: ultimo quello del leghista Roberto Calderoli, che tra l’altro è vice presidente del Senato, uno di quelli che non smettono mai di farsi notare in questo Paese in perenne deficit di pudore. Eppure non sembra affatto demotivata e del resto ha ragione: nelle realtà come quella della falegnameria di Nardò ci sono molte più cose da comprendere e risolvere che perdere tempo a cadere nelle provocazioni idiote di una politica che, quando parla alla pancia delle persone, dimostra quanto sia importante avere sempre un minimo di testa.

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