L'odissea del treno. "Si accertino le responsabilità"

Sette depuati hanno inviato un'interrogazione al ministro dei Trasporti per chiedere che sia fatta luce sui motivi che sabato scorso hanno condotto il treno Lecce-Roma a bloccarsi su un viadotto

L'incredibile disavventura dei 450 viaggiatori del Lecce-Roma continua a scuotere le fondamenta del mondo politico italiano. Solo ieri il senatore di Alleanza nazionale Alfredo Mantovano ha puntato il dito contro quella che ritiene sia un'inaccettabile politica di Trenitalia, adottata cioè con piena coscienza: riservare i ferrivecchi per le tratte del Sud e spedire al Nord i convogli di più moderna concezione. Il Codacons, intanto, ha annunciato una class-action, invitando i passeggeri a rivolgersi alla magistratura per chiedere il risarcimento danni. Ed ora la questione arriva in Parlamento.

Sette deputati hanno inviato un'interrogazione a risposta scritta al ministro dei Trasporti per chiedere quali siano le intenzioni del governo a proposito di un episodio che ha dell'assurdo. Si tratta di Ludovico Vico, Maria Teresa Bellanova, Giovanni Carbonella, Gero Grassi, Michele Bordo, Giusi Servodio e Salvatore Tomaselli. Secondo i firmatari dell'interrogazione, la vicenda assumerebbe contorni particolarmente gravi anche in considerazione del fatto che "il principio dell'universalità della mobilità nazionale ha purtroppo segnato sabato 15 dicembre scorso una pagina nera della sua storia". Come ormai noto, i viaggiatori hanno impiegato venti ore per raggiungere la capitale. Il treno, partito da Lecce il 15 dicembre scorso, s'è fermato intorno alle 17,15 del pomeriggio su in viadotto tra le stazioni di Caserta e Capua.

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"Il blocco - ricordano i sette parlamentari - malgrado i tentativi messi in atto dalle Ferrovie dello Stato attraverso il traino di un locomotore, fatto arrivare sul posto dopo circa due ore, è proseguito fino a tarda notte. L'odissea del treno Eurostar Lecce-Roma è terminata soltanto alle sette e mezza del giorno dopo. Le dieci carrozze dell'Eurostar Lecce-Roma trasportavano 450 persone e tra loro molti bambini e persone anziane che a causa del disservizio hanno dovuto patire la fame e il freddo a bordo di un treno che in aperta campagna è rimasto sprovvisto di rifornimenti per le derrate alimentari, senza riscaldamento e senza servizi igienici adeguati all'emergenza. Una condizione che impone una seria riflessione sul grado di qualità ed efficienza di una rete nazionale di trasporti che si reputi moderna. Il convoglio lasciato in aperta campagna non è stato raggiunto né da un servizio accessorio e sostitutivo di Trenitalia, né dal servizio di Protezione civile, allertato esclusivamente dopo molte ore dall'avvenuto guasto". I sette firmatari chiedono quindi al ministero di "assumere tutte le informazioni necessarie per capire quale disguido tecnico o logistico sia intervenuto" e di "individuare eventuali responsabilità o inadempienze".

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