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La Bat scontenta tutti. Stallo nella trattativa a Roma

Resta al palo il tavolo sul futuro della manifattura leccese: per la Bat non c'è alternativa alla riconversione, ma tempi e modi restano incerti. Disappunto di Perrone, dura la reazione da sinistra

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ROMA - Che la British American Tobacco fosse inamovibile rispetto all'unica soluzione che la multinazionale ritiene possibile, la riconversione dello stabilimento leccese, si era capito da tempo. Ma che questa ipotesi fosse così fumosa come è emerso al termine dell'ennesimo incontro, quello odierno, nella capitale, non era altrettanto chiaro. E le reazioni, dalla politica e dal mondo sindacale, sono arrivate immediatamente.

A partire da quella del sindaco di Lecce, Paolo Perrone: "Resta una preoccupante vaghezza sul futuro, determinata dalle scarse garanzie forniteci da in merito ai piani industriali delle aziende subentranti relativamente alla solidità nel tempo dei posti di lavoro. Ad oggi la situazione è questa e la riconversione tracciata dalla Bat non ha contorni tali da rendere forte la posizione lavorativa dei dipendenti dello stabilimento leccese. Peraltro, alla richiesta di uno sforzo per i lavoratori dell'indotto e per quelli a tempo determinato non è seguita una risposta chiara".

Da sinistra, il commento dell'onorevole Teresa Bellanova che la prossima settimana incontrerà i colleghi piemontesi per avere informazioni più dettagliate sulla Yesmoking di Settimo Torinese, l'azienda che sin dall'inizio di questa vicenda si è detta pronta a subentrare al colosso inglese: "Se la Bat vuole proprio andare via, che mettesse a disposizione dei sindacati e dei lavoratori quelle risorse che prevede di stanziare per la riconversione. Non si capisce come mai un'azienda che copre il 55 per cento del mercato italiano e con una redditività dell'8 per cento, possa in maniera pressoché indisturbata mettere alla porta quasi 500 lavoratori e pretendere di non rinunciare al marchio sul mercato italiano".

Da questa considerazione un appello della parlamentare: "E' necessario che le istituzioni, a tutti i livelli, stiano al fianco dei lavoratori. Bisognerebbe infatti spiegare ai dirigenti della Bat che non si tratta solo del futuro delle maestranze, cosa che già sarebbe sufficiente, ma di quello di un territorio con un tasso di disoccupazione a due cifre e un sistema economico produttivo in crisi". Il rischio è quello di un devastante effetto domino: "Perdendo questa battaglia, con che autorevolezza le istituzioni locali potrebbero convincere gli imprenditori del posto a desistere dai propositi di licenziamento e delocalizzazione?"

Proprio di autorevolezza e di unità territoriale parla il comunicato della Cgil che "ritiene che siano maturi i tempi per una grande stagione di mobilitazione che interessi tutte le vertenze del territorio, per presentare un'idea altra di Salento. Una mobilitazione a cui chiediamo che siano tutte le forze istituzionali, politiche ed economiche a contribuire. La crisi è diffusa in tutto il territorio. In aziende come Filanto, Palumbo, Colacem, Alcar, Prototipo, gli strumenti a oggi utilizzati, come gli ammortizzatori sociali e tutte le misure di contenimento in attesa della ripresa, pur importanti, non possono essere determinanti per il futuro di quest'area e di questo territorio. Tutti i settori stanno pagando conseguenze drammatiche".

Secondo la Cgil, "sarebbe ora che il governo nazionale fissasse delle norme per tutelare le produzioni del nostro Paese in un mercato che appare ormai del tutto deregolato dallo strapotere delle multinazionali".


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