La battaglia per le marine: "Nuove attività, esenzione per cinque anni"

Il Pd rilancia l'idea in una conferenza e accusa l'amministrazione: "Mare di Lecce mai promosso e servizi inesistenti". Una partita politica sulla quale si gioca la credibilità della maggioranza

Il faro di San Cataldo. Sotto, alcuni momenti della conferenza (foto LC).

LECCE – E’ ormai diventato il dibattito del momento. Domani è anche prevista a San Cataldo una manifestazione di cittadini, riunitisi nel comitato spontaneo “I guardiani del Farò”. Quello delle marine leccesi, eterne incompiute, 20 chilometri di litorale che non hanno mai completato a dovere un’offerta turistica che non riesce ad andare oltre il confine del pur folgorante barocco, sta diventando una sorta di tormentone.

Un terreno “sabbioso” molto insidioso per la maggioranza di Palazzo Carafa, che rischia di giocarsi buona parte della propria credibilità. E quindi un argomento usato di buon grado dalle opposizioni come una sorta di cavallo di Troia in vista di elezioni future.

Nel Pd leccese diversi esponenti, nel tempo, hanno affrontato il tema. In primis c’è il consigliere comunale Antonio Rotundo. A breve il Consiglio dovrà discutere su una mozione che ha presentato a novembre, nella quale invita l’amministrazione a dichiarare il litorale zona franca comunale.

Ciò implicherebbe l’esenzione dal pagamento di tutte le imposte, le tasse e i tributi di competenza comunale per la durata di cinque anni. E riguarderebbe, dunque, tutte le nuove attività economiche che s’impegnano a restare aperte tutto l’anno. Un modo per tentare di rivitalizzare luoghi frequentati solo d’estate e che comunque non godono di grande fortuna. Il loro fascino è sbiadito per uno stato d’incuria permanente. E pure sono a portata di mano, a pochi chilometri dal capoluogo, con tutto il loro carico di bellezze disegnate dalla natura.  

“Le marine leccesi non possono essere il fanalino di coda dell’amministrazione comunale”, hanno detto oggi in coro i consiglieri comunali democratici e la segreteria cittadina, lanciando un appello al sindaco e alla maggioranza nel corso di una conferenza stampa convocata ad hoc.

In ballo ci sono San Cataldo, Frigole, Torre Chianca, Spiaggiabella e Torre Rinalda, che meritano di essere valorizzate e dotate delle giuste infrastrutture. Da qui anche la richiesta di fare ricorso a strumenti per incentivare commercianti e imprenditori all’investimento. Questo è tanto più vero se ormai è diventato d’uso comune sulla bocca di tutti un termine forse non molto elegante ma tanto caro a chi mastica il settore turistico: “destagionalizzare”. Allo stesso modo, il Pd ritiene urgente approvare il Piano urbanistico generale e il Piano comunale delle coste, strumenti di programmazione indispensabili, la cui assenza, a dire dell’opposizione, ha penalizzato le potenzialità di sviluppo delle marine

_LUC5997-2Il capogruppo del Pd a Palazzo Carafa, Paolo Foresio, ricorda che “sul degrado delle marine, il gruppo consiliare lavora da tempo e lo fa con atti che disponibili a tutti”. Poi menziona l’iniziativa del comitato “I guardiani del Farò”, grazie al quale “si sta creando un bel movimento d'opinione” e lancia una proposta ai cittadini: inviare al Pd segnalazioni, in modo che il partito possa portarle nelle sedi istituzionali.

“Le cinque marine leccesi possono davvero essere il valore aggiunto per la nostra città, visto che, curate e valorizzate bene, apporterebbero sviluppo turistico e occupazionale”, prosegue Foresio. “Lo stato di abbandono e degrado in cui versano ora, invece, è la cartina al tornasole del fallimento di nove anni di governo Perrone e di venti del centrodestra”. E infila il dito nella piaga quando ricorda che “mentre altre zone del litorale hanno partecipato al bando per la rigenerazione urbana delle marine, Lecce non ha neanche presentato il progetto”.

Il consigliere comunale Antonio Rotundo ricorda invece quanto terreno si sia perso. E non è certo litorale eroso dal mare, ma servizi svaniti o mai esistiti: negli anni sono stati chiusi gli uffici postali di San Cataldo e Frigole, dell’installazione di postazioni bancomat s’inizia a parlare solo ora (paradossale per luoghi di vacanza), di servizi informativi e igienici nemmeno l’ombra. “Fattori che hanno reso particolarmente problematico investire in attività produttive, commerciali e artigianali, al punto che tranne nel cuore dei mesi estivi, per tutto il resto dell’anno si registra una desertificazione di ogni attività, fatte salve pochissime eccezioni”, spiega.

_LUC5999-2“Immaginare interventi che facciano leva su agevolazioni ed esenzioni dell’imposizione fiscale locale – conclude Rotundo, sponsorizzando la sua stessa iniziativa -, che rendano, insomma, meno gravoso investire sulla fascia costiera potrebbe, allora, essere il primo passo verso un’attenzione dovuta”.

 “Una città che ha il mare non rinuncia mai a promuoverlo, perché mare significa turismo, economia, ma anche apertura, conoscenza, frontiera per sponde e culture”. A parlare, in questo caso, è il parlamentare Salvatore Capone la cui accusa è forte perché, dice, se vista in quest’ottica, “l’incuria dell’amministrazione comunale è ancora più grave”. Motivo: “Non ha solo sciupato un’opportunità di sviluppo ma anche d’incontro, e togliere a una parte del Salento la vocazione di terra di accoglienza è come togliere il fiato a un maratoneta”.

“E’ legittimo e di buon auspicio, allora, che i cittadini abbiano preso in mano la situazione rivendicando un diritto che gli spetta: quello di essere considerati alla stregua di tutti gli altri”, dice dell’iniziativa del comitato. “D’altra parte – chiude nel suo intervento - è fondamentale, in questo momento, creare un sistema capace di rispondere alle esigenze dei luoghi ma anche ai cambiamenti che la società e l’economia stesse impongono”.

“Il problema delle marine leccesi è la ripetizione di un copione già visto ripetutamente negli ultimi anni”, aggiunge poi il segretario cittadino, Fabrizio Marra. San Cataldo e le sue sorelle sono “un possibile volano di sviluppo per la città capoluogo”, ma tuttora rappresentano “uno dei peggiori biglietti da visita per il nostro territorio ormai conosciuto anche oltre i confini nazionali per la propria innata vocazione turistica”.

_LUC6006-2“Purtroppo – prosegue - al di là di ciò che la natura offre, senza meriti da parte di nessuno,  ci sforziamo da anni di segnalare la totale assenza di una programmazione e di una pianificazione per far sì che le bellezze naturali e paesaggistiche, si possano anche tradurre in un legittimo business”.

Uno dei mille nodi è rappresentato, ad esempio, dagli “scarsi collegamenti pubblici con la città”. Un altro è “l’assenza di uno sportello informativo e di orientamento per i villeggianti”. E ancora: “Una segnaletica stradale adeguata, bagni pubblici mancanti, la totale assenza di una promozione di eventi almeno durante la stagione estiva, per non rendere le marine un semplice quartiere dormitorio”. Tutti elementi che finiscono per diventare “l’emblema del degrado”. “Siamo all’ennesima conta delle promesse non mantenute da questa amministrazione che dimostra, ancora una volta – conclude Marra -, di non essere in grado di gestire un’importante risorsa del suo territorio, perché Lecce è città d’arte, di cultura e di mare”.

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Un’altra proposta? La minoranza ce l’ha: integrare le marine nel calendario di eventi della città, per favorire la destagionalizzazione e potenziare il periodo estivo. Ovviamente, programmando anche un sistema di trasporto più efficiente, ma anche ristrutturando le piste ciclabili, oggi nell’abbandono, come già segnalato dal Pd e non solo di recente.

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