La Conferenza dei servizi dice no, la discarica di Parachianca non si farà

Il parere negativo è arrivato in mattinata dopo la valutazione dell'impatto ambientale e dell'eventuale rilascio dell'Aia

LECCE – La discarica per rifiuti speciali in località Masseria Parachianca non si farà. A mettere la parola fine questa mattina con il parere negativo, determinante, della Conferenza dei Servizi convocata in Provincia ai fini della valutazione dell’impatto ambientale (Via) e dell’eventuale rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia). Arpa, Asl, Vigili del fuoco, rappresentanti dei comuni interessati e tutti gli altri enti competenti nel rilasciare parere vincolante si sono espressi negativamente sul progetto presentato lo scorso 8 agosto dalle ditte Geoambiente e Trio. I motivi del diniego sostanzialmente sono due: incompatibilità del progetto con la normativa vigente in materia di monitoraggio ambientale (aria, acqua e suolo) e incompatibilità con la destinazione urbanistica dell’area interessata. A ciò si aggiungono i forti dubbi emersi in sede di riunione sulla possibilità di convertire di punto in bianco il sito in questione da cava in attività a discarica.

“Agli atti degli uffici comunali – spiega Andrea Guido, assessore alle politiche ambientali del Comune di Lecce, competente territorialmente – erano presenti provvedimenti regionali emanati dal Servizio attività estrattive da cui emergeva che l’attività di cava svolta sul sito su cui si era prevista la nascita della discarica di rifiuti speciali era stata prorogata fino al febbraio del 2020 (determinazione dirigenziale n. 117 del 16 settembre 2010). Inoltre, avvalendosi di una polizza fideiussoria di ben 440 mila euro, la Trio Costruzioni si era impegnata, a suo tempo, per il ripristino paesaggistico al termine dell’esercizio”.

La richiesta pervenuta da parte delle ditte, secondo Guido, non teneva conto, quindi, del fatto che la cava, formalmente, risulta ancora in attività, che lo sarà fino al 2020 e che vige un obbligo garantito da fideiussione a ricolmare e piantumare l’area scavata secondo la vocazione urbanistica prevista, ovvero lo sviluppo rurale eco compatibile.

“Una cava in esercizio – ha specificato Guido – non può essere convertita all’improvviso in una discarica, ed il progetto, così come era stato presentato, non sarebbe dovuto essere neanche esaminato. In quell’area vi sono molte attività turistiche che hanno affrontato investimenti importanti e che vanno protetti e stimolati per una crescita del territorio e dell'economia. Parliamo di gente che in molti casi ha investito i risparmi di una vita per inseguire un sogno che è stato realizzato in completa armonia con la natura e il paesaggio. La realizzazione dell’impianto avrebbe riportato indietro di parecchi anni l’intera area. Si tratta, infatti, di un territorio già tormentato storicamente dal problema dei fumi di Cerano e da altre attività che in passato hanno generato impatti ambientali negativi. L’esigenza di tutelare la salute viene sempre prima di tutto”.

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Soddisfazione espressa anche dal sindaco di Surbo, Fabio Vincenti, il quale, con Guido, ha seguito la vicenda sin dalle prime battute schierandosi da subito al fianco di tutti i suoi cittadini contrari al progetto: “Si tratta di un territorio - ha commentato il primo cittadino - che è riuscito splendidamente a realizzare una riconversione in chiave turistica, rivalutando anche i suoi insediamenti storici e i beni artistici come Cerrate, e promuovendo un’attività agricola di tipo biologico. Parliamo di strutture ricettive bellissime, masserie fortificate riportate agli antichi fasti, che producono ricchezza offrendo posti di lavoro nel pieno rispetto del paesaggio e dell’ambiente. Contribuendo, anzi, alla crescita, attraverso le proprie peculiarità agrituristiche, dell’attrattività dell’intero Salento. Il progetto presentato da Geoambiente e Trio non era compatibile con lo sviluppo sostenibile perseguito nell’area di riferimento. Di questo ne sono sempre stato convinto. Ma la proposta, almeno da parte mia, è stata esaminato senza pregiudizi. E le motivazioni addotte dalla conferenza dei servizi provinciale sono oggettive”.

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