La denuncia di Stefàno: "Tap, stranezze e incongruenze nella documentazione"

Il senatore di SeL interroga il ministro dell'Ambiente e chiede che sia annullato il parere Vas-Via: "Troppe le opacità riscontrate". Le anomalie si riferiscono alle tre documentazioni fornite, dopo una richiesta di settimane, senza nemmeno osservare il protocollo della Pec

ROMA – "Tap, si annulli il parere Vas-Via: troppe opacità e incongruenze nell’iter e nella documentazione. Diverse stranezze che vanno chiarite”. È la denuncia del senatore di SeL, Dario Stefàno che ha presentato un’interrogazione al ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, dopo un esame degli atti relativi al progetto richiesti alcune settimane addietro.

“Dagli atti ricevuti dalla direzione generale per le valutazioni ambientali – spiega Stefàno - sembrano emergere criticità, incongruenze e opacità sulle procedure utilizzate e sui contenuti della documentazione inviata dalla Trans Adriatic Pipeline al ministero dell'Ambiente. Un grosso e intricato groviglio alimentato da sigle, cifre, date e protocolli incongruenti. Ho chiesto al ministro di fare luce”.

Le anomalie denunciate si riferiscono alle tre documentazioni fornite da Tap, precisamente: la DVA-2014-0012495 del 30 aprile 2014, la DVA-2014-0012533 del 2 maggio 2014 e la DVA-2014-0012560 del 2 maggio 2014. “Se sono tre – sottolinea Stefàno – come mai negli atti ufficiali del ministero viene riportata come risposta ufficiale fornita da Tap solo la DVA-2014-0012560 del 2 maggio 2014?”

“Inoltre - prosegue – la prima delle tre, la documentazione del 30 aprile scorso, non solo non è stata inviata tramite posta Pec, requisito fondamentale, ma la procedura di protocollo in entrata è piuttosto insolita. Risulta infatti inviata tramite e-mail a due dipendenti del ministero: prima ad un consulente che svolge attività di supporto tecnico-scientifico presso il ministero dell’Ambiente che l’ha poi inoltrata al responsabile dell'ufficio protocollo. Una documentazione che si dà per protocollata, ma rimane il dubbio "da chi" e "a quale titolo".

Altre anomalie rilevate dal senatore: “La DVA-2014-0012533 del 2 maggio risulta priva di contenuto con allegati file sprovvisti di firma digitale, requisito esplicitamente richiesto. Ma non solo: illogicamente, spedita tramite Pec il 29 aprile 2014, ha un numero di protocollo successivo rispetto alla DVA-2014-0012495, ricevuta con timbro a data del ministero il 30 aprile 2014. Come mai?”.

“Infine – chiede Sefàno – per quale ragione sono state inviate in occasioni distinte due documentazioni, la DVA-2014-0012560 del 2 maggio utilizzata dal ministero negli atti ufficiali e la DVA-2014-0012495 del 30 aprile, che hanno gli stessi contenuti?”. “Tutte queste stranezze – conclude Stefàno - gettano un’ombra pesante su di un progetto contro cui, legittimamente, la comunità salentina sta combattendo, poiché in conflitto con il modello di sviluppo più consono alle risorse e alle vocazioni locali”. 

La campagna di SeL (come di altre forze, politiche e non), dunque, continua. D’altro canto, ha già additato in modo aperto il presidente del Consiglio, Matteo Renzi di aver “trasformato una valutazione tecnica in un provvedimento politico”.  La valutazione è quella della commissione di Via del Ministero dell’ambiente. Renzi, a settembre, quando ha annunciato il via libera al gasdotto, non ha tenuto conto ad avviso di Sinistra ecologia e libertà “delle numerose prescrizioni che la commissione stessa ha posto come condizione allo sviluppo del progetto”.

Famoso è l’annuncio che ha fatto tremare tutti gli oppositori al gasdotto, quello sulla sua visita sua visita ufficiale a Baku, in Azerbaijan, fissata per il 20 settembre. Quello è stato il momento dello spartiacque, ma non la fine della battaglia portata avanti dai movimenti, come il Comitato No Tap, che nel frattempo ha inviato anche tre esposti, alle Procura di Lecce e Roma, oltre che all'autorità anti corruzione, lamentando presunte irregolarità.

Piccolo excursus storico. Il progetto di Trans Adriatic pipeline è stato siglato ad Atene il 13 febbraio del 2013 dalla Albania, Grecia e Italia. Prevede la costruzione di un gasdotto lungo 871 chilometri per trasportare il gas naturale dalla regione caspica alla costa meridionale della Puglia, con attraversamento dei territori greco (510 chilometri), albanese (151 chilometri) e il passaggio nel mar Adriatico.

Il percorso in territorio italiano è di poco più di 50 chilometri, di cui 45 offshore e 8 onshore. Quest'ultimo tratto dovrebbe concludersi a San Foca, marina di Melendugno. La capacità iniziale di gas è stata quantificata in 10 miliardi di metri cubi per anno, potenzialmente espandibili fino al doppio, anche se questo punto non sono noti eventuali tempi e modalità.

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Regione Puglia e Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, nel frattempo, hanno espresso come noto pareri tecnici negativi. Il ministero, peraltro, l’ha fatto evidenziando l’importanza del paesaggio agrario del Salento, significativo integrità, valore testimoniale e profondità storica, la cui configurazione si fonda sulla "trama agraria" disegnata dalle "chiusure" realizzate in pietra a secco e dal mosaico continuo dei diversificati sesti di impianto degli uliveti, con presenza di numerosi esemplari monumentali. In un tale contesto, un'opera industriale per molti è stridente e sproporzionata con la natura agraria.

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