Martedì, 28 Settembre 2021
Politica

La prima di Loredana: invito all'orgoglio salentino

La candidata del centrosinistra fa appello alla coesione e ai talenti del territorio, dicendosi pronta ad essere "presidente di tutti". Grande affluenza all'esordio, ma l'assemblea a tratti è tipedida

Sono da poco passate le 19, quando nell'Aula Magna dell'Hotel Tiziano entra la candidata del centrosinistra alla presidenza di Palazzo Celestini, Loredana Capone, accompagnata sotto braccio dal presidente uscente, Giovanni Pellegrino, in una sorta di ideale passaggio di consegne tra i due. In sottofondo, le note della "Canzone popolare" di Ivano Fossati (come nelle storiche campgane elettorali dell'Ulivo prodiano) introducono i volti più attesi dai trepidanti sostenitori del centrosinistra, riuniti in massa nella sala, fino al palco dove siedono gli esponenti principali del Pd provinciale. È difficile sapere con precisione quanti siano effettivamente i presenti: di certo, sono tanti, con posti a sedere occupati in pieno e gente accalcata attorno alle colonne dell'aula, venuti ad ascoltare l'esordio della propria "neo" candidata. Se doveva essere una prova di forza, per contare i numeri da cui partire per provare a riconquistare il Salento, il risultato è certamente rispondente alle migliori aspettative. Ma è necessario soprattutto percepire gli umori della platea, per capire quanto i simpatizzanti sono pronti ad affrontare con entusiasmo la sfida elettorale.

Sul palco sfilano in ordine il segretario provinciale Salvatore Capone, che parla del futuro del Salento oltre la crisi, attraverso il progetto del centrosinistra che vuole rigovernare il Salento, il vicepresidente regionale, Sandro Frisullo, che elogia il governo Vendola e lancia qualche critica al ministro Fitto. Ogni tanto, qualche applauso, ora timido, ora più convinto, sottolinea i punti nodali dei loro interventi. Entrambi non risparmiano, senza peraltro mai citarlo, frecciate all'ex presidente provinciale, Dario Stefàno, diventato ufficialmente il candidato presidente del Terzo Polo.

Poi interviene Giovanni Pellegrino, mostrando una commozione inattesa, che non cerca in alcun modo di celare: rivede nella sua testa il percorso che cinque anni prima lo ha condotto ad affrontare la difficile sfida di succedere all'uscente Ria e regala una battuta all'assemblea: "È impossibile non pensare a quando Lorenzo Ria e Massimo D'Alema sono venuti nel mio studio romano a propormi di candidarmi alla provincia? anzi, Ria a propormi, D'Alema ad impormi". Il pubblico apprezza ed applaude.
"Mi affidarono allora - prosegue Pellegrino - un duplice compito: ridare unità al centrosinistra che stava dando segni in quel periodo di divisione e di una possibile frammentazione; l'altro, quello di fare in modo che intorno a me crescesse un nuovo ceto dirigente, che potesse a sua volta ricevere da me il testimone, come io l'ho ricevuto da Ria. Questi compiti sono stati portati a termine e riconsegniamo il Salento con un centrosinistra ancora unito e coeso, di cui tutti voi siete l'asse portante". Pellegrino torna a difendere l'operato della sua amministrazione e ribadisce tutti i motivi che l'hanno convinto a "passare il testimone" a Loredana Capone, per ripartire ed affrontare le nuove sfide per il Salento: il presidente uscente assicura il proprio supporto alla candidata del centrosinistra nei modi e nei tempi che quest'ultima indicherà. "Tu, Loredana - ha sottolineato Pellegrino - sei più avvantaggiata di me, perché ben conosci la macchina amministrativa rispetto a quanto la conoscessi io nel 2004". Con un invito a liberare l'elettorato dall'antipolitica e con un "in bocca al lupo a tutti", Pellegrino chiude il suo intervento e si congeda.

La Capone lo ringrazia e lancia il suo appello programmatico: "Vogliamo che il Salento abbia ancora fiducia, che punti ancora sui suoi talenti. Siamo in un periodo difficile, noi Salentini non abbiamo mai avuto vita facile, perché nessuno ci ha regalato niente. Anzi ogni anno troviamo qualcuno che ci toglie qualcosa". La candidata del centrosinistra espone le sue argomentazioni con passione, richiamando l'attenzione sulle tipicità del territorio, dei suoi prodotti, della sua cultura, ma soprattutto chiedendo il coinvolgimento delle tante "eccellenze" del Salento, che possono contribuire alla sua crescita futura. Ogni tanto assesta qualche colpo al centrodestra, dai fondi tolti al territorio ("e dicono che ci tengono al Sud, altro che federalismo"). Poi chiede unità alla coalizione, l'entusiasmo giusto per affrontare il difficile scoglio della campagna elettorale, chiama sul palco Paolo Paticchio, una delle giovani promesse del Pd, che si sta impegnando insieme alla meglio gioventù del partito a coordinare le idee dei giovani salentini, per costruire un pezzo di programma da consegnare a Loredana Capone, per migliorare il Salento. Ed ancora, un passaggio sulla lotta alle mafie, un ringraziamento al nuovo leader del Pd, Franceschini, che "sta rilanciando il partito", e ai dipendenti provinciali che operano per facilitare la vita amministrativa, prima di approdare ad un ultimo scatto d'orgoglio a richiesto alla "salentinità": "Il Salento è una terra che combatte ogni giorno per la libertà, che vuole un ambiente pulito, che vuole persone oneste al governo, una terra che ha fiduciosa in se stessa, nelle sue capacità. E noi non abbiamo paura di niente e di nessuno". Loredana Capone si presenta come pronta ad essere la "presidente di tutti i salentini".

L'applauso finale è una liberazione per l'intera assemblea, non sempre calda nell'intera serata. Se, dunque, da un lato, la risposta in massa c'è stata, anche all'osservatore più disattento è parso di percepire ancora una freddezza latente nel partito rispetto alle dinamiche interne. Quali siano i motivi non è dato saperlo: qualche partecipante si sbilancia, raccontando a caldo che "forse non si è assorbita a pieno la mini frattura sul caso primarie", oppure qualcun altro sostiene che "si sta pagando con uno scarso entusiasmo quindici anni di potere provinciale: C'è chi accredita tutto al recentissimo "caso Stefàno", che ha lasciato molti amareggiati e sorpresi. Il tutto si riversa in un mix di sensazioni, che la campagna elettorale dovrà necessariamente spazzare via, se questo centrosinistra intende davvero conservare Palazzo dei Celestini.

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