Giovedì, 29 Luglio 2021
Politica

La storia infinita della regionale 8. Operai pronti per un nuovo presidio a Bari

L'incontro odierno con il gruppo Palumbo confermerebbe che non esistono ostacoli tecnici. Ma il cantiere è fermo da 25 anni e i 250 lavoratori non vedono neppure un euro. Sindacati: "Vogliamo vederci chiaro, una volta per tutte"

LECCE – “Incredibile ma vero”, i cantieri della strada regionale 8 non possono partire. Dopo 25 anni dall’ideazione del progetto della strada deputata a collegare Lecce a San Foca, attraversando Vernole, è ancora tutto fermo. “E meno male che nel frattempo non si sono verificati incidenti gravi”, tuona il sindacalista Salvatore Zermo di Feneal Uil al termine dell’ennesima riunione, tenuta questa mattina, con i vertici aziendali presso il cantiere di Sternatia.

Il gruppo Palumbo, ancora una volta, ha voluto sgombrare il campo dai dubbi ribadendo che non esistono problematiche di natura tecnica. La volontà potrebbe essere tutta “politica”, immagina il sindacalista che non nasconde la sua preoccupazione in merito alla condizione delle maestranze. A dir poco esplosiva. “Ci stiamo giocando anche quel poco di credibilità che è rimasta ai loro occhi”, spiega Zermo, convinto che sia arrivata l’ora di riempire qualche pullman per trasferirsi, nuovamente, a Bari.

L’appuntamento con i lavoratori è per mercoledì 13 febbraio: dopo l’assemblea sindacale si partirà alla volta del capoluogo regionale per “vederci chiaro”. La campana odierna dell’azienda dovrebbe trovare sponda nel parere dei tecnici regionali, infatti. Di sicuro i 250 operai, ormai ridotti allo stremo, da quell’ennesimo presidio non si muoveranno.

Dopo quattro anni di cassa integrazione, infatti, la luce in fondo al tunnel non si vede più. E continuare a ragionare in termini di ammortizzatori sociali (prorogati fino alla fine di marzo, ammesso che ci siano i fondi), non ha più senso senza una prospettiva occupazionale. “Queste persone non ricevono neppure l’assegno previsto di 470 euro. Cosa dovrebbero fare?”.

Intorno alla cantierizzazione dell’opera, secondo il gruppo Palumbo aggiudicatario dell’appalto di 53 milioni di euro, circolerebbero notizie pretestuose, quindi. Di sicuro, se la Procura è al lavoro su esposti che sollevano il sospetto di presunte violazioni dei vincoli ambientali, sindacati e maestranze non possono che attendere fiduciosamente.

Di traverso al progetto si sono già messe alcune aziende agricole contrarie all’esproprio dei terreni e associazioni  ambientaliste che hanno erto barricate contrarie contro la cantierizzazione di infrastrutture “di cui non si avverte il bisogno” ed eccessivamente impattanti sul paesaggio. Per non parlare del sacrificio degli ulivi secolari, per il quale, però, si era prospettata la possibilità del reimpianto.

Dal fronte burocratico, anche la querelle sulla valutazione di impatto ambientale (Via) scaduta, si sarebbe sgonfiata: “Il Tar si è pronunciato confermando la validità della norma nazionale, quindi la scadenza dei 5 anni per l’autorizzazione, contro la normativa regionale che riduce i termini a 3 anni”, precisa il sindacalista.

Gli esponenti sindacali hanno ultimato una collezione di carte e documenti che proverebbe come il tracciato sia stato, nel tempo, modificato in base alle obiezioni e richieste di correzione che provenivano dai Comuni interessati: Lecce, Lizzanello, Vernole e Melendugno.

“Quali sarebbero questi problemi, dunque. Di cosa stiamo parlando? – tuonano i lavoratori – Stanno giocando sulla nostra pelle, sul futuro delle nostre famiglie”. Se le ruspe non dovessero mai rimettersi in moto, le conseguenze sarebbero tutte per loro. E per la collettività, posto che l’impresa edile avrebbe gioco facile nell’ottenere un cospicuo rimborso per il danno subito. Come già avvenuto nel caso similare di un appalto poi revocato - quello per la ristrutturazione delle terme di Santa Cesarea – in cui il gruppo Palumbo, su pronuncia del Consiglio di Stato, ha spuntato un ingente rimborso. 

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