Lavoratori edili verso lo sciopero: "Cantieri fermi e contratti bloccati"

Il settore è in forte sofferenza; dimezzato il numero dei lavoratori. I sindacati premono per avviare le grandi opere incompiute: le strada 275 e la regionale 8

LECCE – L’edilizia salentina è in ginocchio. La crisi economica, che dura da ben 8 anni, ha colpito duramente il settore delle costruzioni e nonostante alcuni flebili segnali di ripresa, di fatto gli indici sono ancora molto negativi.

Per queste ragioni i sindacati Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil hanno indetto lo sciopero dei lavoratori edili per il 18 dicembre e la protesta sarà anticipata da un’azione di volantinaggio, che si svolgerà sui cantieri della provincia, nel corso della mattinata di lunedì 20 novembre.

Gli operai incroceranno le braccia per ottenere, innanzitutto, il rinnovo del contratto, bloccato da oltre un anno e mezzo. Parimenti la discussione tra le controparti sembra essersi arenata su tutti i tavoli di trattativa, a livello sia locale che nazionale. “La nostra speranza è che l’elezione del nuovo presidente nazionale di Ance possa riaprire la partita”, spiega il segretario Cisl, Donato Congedo.

Ma la vertenza si presenta complessa da diversi punti di vista. Innanzitutto i dati relativi ai licenziamenti nel settore edile fanno una certa impressione: dal 2009 al 2016 si è registrato il dimezzamento dei lavoratori nei cantieri in provincia di Lecce (da poco più di 10 mila a 5 mila e 500).

I numeri forniti dalla Cassa edile di Lecce complessivamente segnano un calo del 44,16 percento. La mobilitazione degli addetti ai lavori è quindi inevitabile: “La sveglia è suonata – spiegano i sindacalisti -. Non è più possibile ritardare ancora il rinnovo del contratto. Ciò significa non dare risposte ad un settore già fortemente provato dalla crisi in cui troppo spesso prevale la logica del più furbo che si traduce in elusione contrattuale, lavoro nero, mancata sicurezza e illegalità”.

Le parti sociali hanno messo a punto una piattaforma di rivendicazioni che va dalla richiesta di un aumento dei salari, così da far ripartire i consumi, alla lotta contro il lavoro nero; dalla richiesta di sicurezza sui cantieri fino alla creazione di un fondo sanitario integrativo nazionale.

E ancora, i lavoratori incroceranno le braccia per ottenere il rafforzamento della previdenza complementare e il potenziamento del fondo integrativo per il pensionamento anticipato.

A livello locale i problemi non sono di poco conto. Né di facile soluzione: “A monte dei 220 licenziamenti in provincia di Lecce ci sono due grandi opere incompiute: la strada 275 e la regionale 8 – puntualizza Simona Cancelli – il mancato avvio dei cantieri, o lo stop subito negli anni, hanno determinato perdite importanti per i lavoratori”.

“Il settore delle costruzioni è quello in maggiore affanno – denuncia l’esponente Cisl, Donato Congedo -: è quello che più di altri ha sofferto del dimezzamento dei lavoratori e stenta a superare la crisi. Per quanto riguarda la strada 275, le sorti della vertenza sono legate a doppio filo al pronunciamento del Consiglio di Stato. Dopo 20 anni di attesa ci auguriamo che possa riaprire il cantiere, per dare una boccata di ossigeno agli operai. Stessa cosa dicasi per la strada regionale 8 che ancora attende di essere messa in sicurezza”.

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“In più – aggiunge Cancelli – rimane in sospeso la questione degli appalti dell’Acquedotto pugliese: all’inizio del prossimo anno ci sarà un cambio di ditte negli appalti relativi alla manutenzione delle condotte e non sappiamo quale sarà il destino degli operai, né come sarà gestito questo passaggio”.

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