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Bufera sui lavoratori nel settore degli apparecchi da gioco. "M.Slot" rischia chiusura

Cinquanta dipendenti della società che si occupa del noleggio delle macchinette rischiano di essere licenziati. Ed hanno manifestato sotto la prefettura: "L' autorità amministrativa, nonostante il parere del tribunale, non ha revocato i propri provvedimenti, ma la ma non è qui"

LECCE – I dipendenti della società M. Slot srl, colosso nel settore della gestione  e del noleggio di slot machine, sono sul piede di guerra. Il loro futuro è fortemente in bilico anche per via delle vicissitudini giudiziarie attraversate dai precedenti amministratori, facenti capo alla famiglia De Lorenzis di Racale.

Per quanto la società abbia cambiato i propri vertici aziendali, gli strascichi della misura interdittiva  antimafia, caduta tra capo e collo nel 2014, si stanno facendo ancora sentire. Ed oltre 50 lavoratori, impiegati in ogni settore, dal reparto amministrativo a quello commerciale,  senza calcolare il relativo indotto, rischiano di restare disoccupati. Per queste ragioni oggi hanno dato vita ad una manifestazione di protesta di fronte alla prefettura di Lecce ed hanno distribuito dei volantini che ricostruiscono la loro condizione, senza molti giri di parole.

I lavoratori hanno voluto denunciare, infatti, sia una presunta indifferenza da parte delle istituzioni, sia un atteggiamento “discriminatorio e pregiudiziale” che starebbe ostacolando il loro lavoro. “La mafia non è qui – hanno voluto ribadire questa mattina ai passanti -. Di processi ne sono stati fatti tanti, il problema ora riguarda le persone ed il futuro delle loro famiglie”.

Per comprendere la tempesta attraversata da M.Slot, che prima dell’intervento giudiziario rappresentava un punto di riferimento nazionale per i concessionari di rete (lottomatica, Sisal, Snai e via dicendo) e per i produttori di schede di gioco, è necessario fare un passo indietro. “Nell’ottobre 2014 la società fu colpita da una interdittiva antimafia ma in quel momento era già amministrata da un trust aziendale – racconta una dipendente -: i De Lorenzis, infatti, di fronte al profilarsi di questo scenario, hanno preferito fare un passo indietro e cedere, quindi, le loro quote societarie proprio per evitare che l’azienda venisse colpita da questa misura preventiva”.

Cosa è accaduto a quel punto? Che l’autorità prefettizia ha nominato tre amministratori straordinari, affidando loro il compito di gestire l’azienda. Ma, nel febbraio 2015, “la Procura di Lecce ha disposto le misure di custodia cautelare per gli ex soci del gruppo, annullando le disposizioni del prefetto e nominando, a sua volta, altri tre amministratori giudiziari”, prosegue la lavoratrice.

L’ennesimo colpo di scena è arrivato dopo soli 20 giorni: “Il tribunale di Lecce, sezione del riesame, sul presupposto dell’assenza di mafia nelle imputazioni che riguardavano i precedenti proprietari, nel marzo 2015 ha dissequestrato l’intero compendio aziendale e tutte le quote societarie, restituendole ai precedenti proprietari, quindi ad un soggetto “terzo” di elevata e indiscutibile caratura morale  - raccontano i dipendenti -. L’attuale amministratore unico, infatti, è un ex dipendente della guardia di Finanza, nominato cavaliere della Repubblica e la moralità della sua condotta non può essere messa in discussione”.

Per quanto riguarda il cambio di testimone alla guida di M. Slot, gli stessi dipendenti precisano che, “pur nella totale estraneità ai fatti contestati, la vecchia compagine societaria ha preferito fare un passo indietro e vendere le proprie quote a nuovi soggetti, al fine di allontanare qualunque sospetto di attività malavitose e salvaguardare i posti di lavoro”.

20150624_111935-2Cosa sta accadendo nelle ultime ore, dunque? Lo spiegano proprio i diretti interessati: “L’organo amministrativo non tiene conto di quanto ha accertato il tribunale di Lecce e continua a ritenere sussistenti i pericoli di infiltrazione mafiosa. Al contrario potrebbe sospendere i provvedimenti che stanno decretando la morte della nostra azienda”.

Questi provvedimenti prefettizi, a detta dei dipendenti, risulterebbero sia contrari a quanto deciso in sede giudiziaria dunque, sia anacronistici perché riferiti a soggetti che non rivestono più alcuna carica all’interno della società.  

“Gli ex amministratori – proseguono i lavoratori – , pur ritenendosi innocenti, hanno voluto garantire i posti di lavoro e mentre aspetteranno di chiarire la loro posizione sul profilo penale, rispettando i tempi che impone la giustizia, perché l’organo amministrativo non si preoccupa di salvaguardare i livelli occupazionali?”.

M. Slot, stando a queste segnalazioni, potrebbe essere costretta a chiudere i battenti proprio perché sprovvista dei requisiti “morali” e quindi soggetta alla revoca delle licenze utili a lavorare. “Noi chiediamo che i provvedimenti amministrativi vengano sospesi, finché la situazione non sarà definita, e sollecitiamo un intervento delle istituzioni in nostro favore”, conclude la donna. E la protesta, di certo, non è finita qui.

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