Lavori di efficientamento a Parabita. Associazioni schierate contro il bando di gara

Api, Anac e Confartigianato hanno ricevuto segnalazioni dalle imprese interessate circa presunte difformità del bando rispetto alla normativa sui lavori pubblici. L'appalto riguarda i lavori per il palazzo "Ex convento dei Domenicani" e la scuola dell'infanzia "G. Pisanello"

Un cantiere (Foto di archivio)

LECCE – Le associazioni Api, Ance e Confartigianato di Lecce contestano un bando di gara relativo ai lavori efficientamento energetico del palazzo “ex convento dei Domenicani” e della scuola dell’infanzia “G. Pisanello” del comune di Parabita. La segnalazione è giunta da numerose imprese, interessate alla partecipazione alla gara, che hanno riscontrano “rilevanti difformità alla normativa in materia di lavori pubblici che potrebbero ostacolare  la libera concorrenza, pregiudicare la  realizzabilità  dell'opera e la perdita del finanziamento comunitario, con grave danno all'interesse pubblico”.

L'appalto in questione, da eseguire su due immobili distinti, di cui uno di rilevante interesse storico  ed architettonico, riguarda radicali interventi di restauro e ristrutturazione  per un importo totale pari ad un milione e 166 mila euro. Le associazioni rilevano che, “in contrasto con le indicazioni del progetto definitivo, in violazione dell'articolo 33 decreto del presidente della Repubblica 207/2010, la categoria prevalente indicata nel bando risulta "edifici civili ed industriali", mentre nel progetto definitivo risultava "restauro e manutenzione dei beni immobili sottoposti a tutela".  Quanto affermato, aggiungono le associazioni, troverebbe riscontro nel parere della Soprintendenza  di Lecce espresso sul progetto esecutivo, dove viene indicato per l'ex convento dei Domenicani l'importo di 911 mila e 790 euro.

Nella redazione del cronoprogramma Api, Ance e Confartigiano hanno riscontrato la presunta violazione dell'articolo 40 del citato decreto anche perché, nel documento progettuale, non risulterebbe congruo il prezzo associato ad ogni singola lavorazione e la proporzionalità con i tempi di esecuzione.

“E’ vero che la misura degli acconti in corso d’opera è rimessa all’apprezzamento dell’ente appaltante che, per altro, in questa sua valutazione deve tener conto della esigenza di contemperare la finalità di evitare anticipazioni eccessive da parte dell’appaltatore, con l’altra di evitare l’emissione di stati di avanzamento troppo ravvicinati nel tempo – scrivono loro -. Stante il rilevante importo delle lavorazioni, i tempi di esecuzione dell'appalto, stimati in soli 90 giorni, risultano sottostimati. Le lavorazioni su un edificio tutelato richiedono maggiori cautele e tempi tecnici, non si tiene conto delle difficoltà connesse alla cantierabilità, pregiudicando di  fatto la  corretta esecuzione dell'opera”. Non si comprende come mai vengono indicati per l'esecuzione dell'appalto soli 90 giorni, puntualizzano le associazioni, considerato che per i fondi Fesr 2007/2013 la rendicontazione ha scadenza nel mese di dicembre 2015.

In più, “il bando non rende reale la concorrenza delle imprese che partecipano alla gara”. Inoltre, sempre a detta delle associazioni, vengono richieste varianti migliorative “del tutto generiche” che, di fatto, “attribuiscono alla commissione giudicatrice un ampio potere discrezionale per la scelta del contraente”. “Il bando attribuisce, illegittimamente, un rilevante impegno dei concorrenti a eseguire, senza corrispettivo economico, lavori estranei al progetto esecutivo, così privilegiando l’elemento puramente economico dell’abbattimento del prezzo”, concludono loro segnalando come non sia previsto l’istituto dell’anticipazione, nonostante una disposizione di legge lo preveda obbligatoriamente.

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