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"Lo spirito del 25 Aprile contro il Covid-19 e le altre sfide moderne"

Nel giorno della commemorazione, Gianni Schilardi, presidente onorario dell’Anpi provinciale e il sindaco Carlo Salvemini hanno richiamato l'attenzione sulla pandemia e sulle battaglie contro discriminazione e diritti ancora oggi messi in discussione

LECCE – Se 76 anni or sono, con la liberazione di Milano, si spianava la strada a un futuro di libertà, diritti sepolti per vent’anni, democrazia, la nuova resistenza non è più solo italiana, ma globale. Si combatte sul terreno della scienza una delle più impegnative battaglie dell’umanità contro un nemico che non indossa uniformi e non marcia con i fucili, ma è un virus subdolo e invisibile. Ed è proprio partendo da quei valori messi in campo da quanti si opposero al nazifascismo, fino al sacrificio estremo della propria vita, che oggi, nel corso della commemorazione per il 25 Aprile, anche a Lecce come altrove, si è richiamato a far fronte comune, essere coesi, rinverdire quello spirito.   

Per il secondo anno consecutivo le celebrazioni si sono tenute in forma ristretta, onde rispettare le misure anti-Covid in una città che, come l’intera regione, è ancora in zona rossa, anche se si appresta a entrare in area arancione, e sono state trasmesse in diretta sulla pagina Facebook del Comune. In piazza dei Partigiani, in rappresentanza della Prefettura, era presente il viceprefetto  Beatrice Mariano.

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È stata una giornata vissuta, dunque, in “un clima difficile per la nostra comunità e per l’umanità intera”, come ha sottolineato anche Gianni Schilardi, presidente onorario dell’Anpi (Assi provinciale, citando la “insidiosa pandemia che mette in pericolo la nostra stessa convivenza”, ma ricordando, proprio per questo, che la data del 25 Aprile “resta una grande risorsa. Essa - ha detto, prendendo parola al microfono - ci rammenta che nei momenti storici in cui il Paese è in pericolo bisogna ritrovare le ragioni dell’unità, gli strumenti di lotta per sconfiggere i nemici che minacciano la vita stessa del nostro popolo. Insieme abbiamo sconfitto, dalla guerra in poi, tanti pericoli che hanno insidiato la nostra pacifica convivenza, e le stesse conquiste democratiche che sono garantite dalla nostra stupenda costituzione”.

Citando Piero Calamandrei, Schilardi ha però anche messo in guardia: “Nessuno ci garantisce che quanto sancito in quella splendida carta si realizzi automaticamente. Questo può avvenire solo con la partecipazione concreta e costante di milioni di cittadini, organizzati nei loro partiti e nei loro sindacati”. E, alla luce di quanto sta avvenendo oggi, non solo con la pandemia, ma anche con tante altre sfide sociali, economiche, politiche, ha esortato a “trasformare questa data straordinaria in un’occasione per ritrovare nella nostra storia, anche quella recente, le ragioni e le energie per la ripartenza della nostra società, mortificata da tante avversità e indicare soprattutto ai nostri giovani un cammino di rilancio e di riscossa. Il cammino di una democrazia come la nostra, costruita sulle macerie provocate da una guerra rovinosa, pervicacemente voluta dalla tirannide fascista, non è stato un percorso sereno e lineare”.

“Forze oscure, ma non troppo - ha proseguito, facendo un breve excursus nella storia del dopoguerra -, hanno costantemente tramato contro le conquiste popolari garantite dalla nostra costituzione e difese dalle lotte dei lavoratori, giungendo a progettare soluzioni autoritarie per la nostra repubblica e disseminando il nostro amato paese di stragi criminali. La sostanziale unità delle forze popolari che si richiamavano all’eredità consegnataci dall’esperienza maturata nel corso della resistenza antifascista è riuscita però a sconfiggere queste trame e con lo stesso spirito unitario è venuta a capo anche della minaccia terroristica. Il 25 Aprile – ha detto ancora Schilardi - oggi ci indica la strada per evitare gli errori del passato e trovare la forza per far ripartire un grande popolo come il nostro”.

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Quando è arrivato il turno del sindaco del capoluogo, Carlo Salvemini, di prendere parola, ha esordito ricordando quanto difficile e fiaccante sia la guerra contro la pandemia. “Dodici mesi fa ci sentivamo pronti, determinati a un’energica battaglia contro un virus invisibile. Oggi, riconosciamocelo, siamo provati, stanchi, impazienti tutti di tornare alla vita. Questo 25 Aprile, quindi, ci sia nuovamente di conforto, incoraggiamento, consapevoli di avere davanti una prospettiva di fuoriuscita dall’incubo del Covid. In altre epoche, in altre crisi che hanno coinvolto il nostro Paese, abbiamo sempre trovato la forza di riscattarci e di rialzarci. Così fu dopo la guerra, così sarà anche questa volta”.

“Settantasei anni fa, Milano veniva liberata - ha proseguito il sindaco -; una tappa fondamentale per la cacciata dal nostro Paese degli invasori nazisti e per la liberazione da un nemico feroce e assassino. Ma non fu solo questo. Quel giorno l’Italia si liberò definitivamente da un’idea di organizzazione della vita sociale, politica ed economica del Paese per entrare nell’epoca nuova della democrazia e della libertà. E nel contesto terribile della seconda guerra mondiale – ha aggiunto Salvemini - la resistenza italiana contribuì alla costruzione di quell’Europa cooperativa e democratica che Altiero Spinelli immaginava e descriveva nel suo manifesto durante la prigionia negli anni del fascismo. Un’idea che s’è rafforzata nel dopoguerra e che ha consentito alle successive generazioni di vivere la più lunga stagione di pace che il continente abbia mai conosciuto”.

“Coltivare lo spirito della resistenza, oggi, significa quindi riconoscere il valore delle libertà individuali, il rifiuto delle discriminazioni, la cooperazione europea, presidiare questi valori non più con le armi, ma con l’impegno quotidiano a favore della libertà, della solidarietà dei popoli e le nazioni contro ogni discriminazione e differenza. Il fascismo, con le sue adunate, il suo modello di società, le sue divise nere è finito 76 anni fa - ha aggiunto Salvemini -, sconfitto sul campo a costo di enormi sacrifici.

Ma non è tutto. Il sindaco ha fatto anche un preciso riferimento ai tempi attuali, con un richiamo forte: “Non devono farci paura le manifestazioni di qualche sparuto gruppo, né deve allarmarci più del dovuto l’attività di quelle forze politiche che facendo leva nel nostro Paese sul ricco patrimonio di memorie familiari, tenta di conferire con calcolo revisionista, un volto umano a un regime che fu senza ombra di dubbio liberticida e assassino. Nulla potrà mai scalfire il giudizio della storia su quel ventennio di oppressione”. Spiegando, però, che a suo avviso, le energie debbano essere convogliate soprattutto verso nuove battaglie, “sul fronte della difesa dei diritti, ai quali la vittoria sul nazifascismo ha consentito di affermarsi”.

Il riferimento del primo cittadino è stato a “diritti e conquiste che nei decenni successivi si sono consolidati e che oggi sono sotto attacco anche nel cuore del nostro continente. Il diritto di non essere discriminati per la propria provenienza e per il colore della pelle, il diritto di non essere sfruttati, a causa della propria condizione sociale, il diritto ad amare, a sposare chi si ama, senza essere derisi, offesi, picchiati o addirittura perseguitati. Il diritto delle donne a scegliere in piena autonomia e a pari condizioni degli uomini per la propria vita sociale, professionale e affettiva e ad accedere agli stessi ruoli decisionali. Il diritto di manifestare il proprio pensiero, di opporsi al governo, senza essere carcerati, arrestati o avvelenati come pure avviene ancora nel nostro continente”, con un chiaro e inequivocabile riferimento ad Aleksej Navalny e alla sua ferma opposizione a Vladimir Putin. Ed è in queste moderne battaglie, secondo Salvemini, che risiede l’eredità principale della resistenza.

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