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Il grido di dolore delle palestre: “Le norme ci sono, riaprire o moriamo”

Flash mob di Anpals sostenuta da FdI di Lecce e lettera al presidente Mario Draghi: "Le misure di prevenzione sono adeguate"

LECCE – Parte da Lecce, dove ha sede legale l’Anpals (Associazione nazionale palestre e lavoratori dello sport, trentaquattro palestre e venti lavoratori sportivi affiliati in tutta Italia), l’accorata richiesta di tornare a riaprire ad aprile le palestre. Il presidente dell’Anpals, Giampiero Guglielmi, in una lunga lettera indirizzata al presidente del Consiglio, Mario Draghi, ricorda come quella di cui fa parte sia fra le categorie che più stanno soffrendo in questo periodo. 

Si stima che in Italia vi siano circa 100mila centri sportivi che impiegano oltre 1 milione di lavoratori. E si calcola in più di 20 milioni il numero di frequentatori nel Belpaese, con una stima di perdite di esercizio pari a circa 10 miliardi di euro.  Il settore rischia di affossare, insomma, diventa sempre più difficile onorare gli impegni e far quadrare i conti.

Simbolicamente, oggi, l’Anpals ha anche realizzato un flash mob per attirare l’attenzione e a supporto si è posta la sezione di Lecce di Fratelli d’Italia. “Da sempre vicini alla cultura dello sport – spiega Pierpaolo Signore, presidente provinciale e dirigente nazionale del partito di Giorgia Meloni – chiediamo con forza che vengano riaperti palestre e centri sportivi. Riteniamo fondamentale tornare a riaggregare intorno all’attività sportiva tanta gente e tanti giovani. Gli operatori delle palestre oggi soffrono in maniera particolare: il loro è un comparto economico e come tale va ristorato con delle giuste agevolazioni e con indennizzi adeguati ai costi ed alle spese che stanno sostenendo”.

Francesco Montinari, in rappresentanza di Gioventù nazionale, l’organizzazione giovanile del partito, rincara la dose: “Che il Governo non abbia ancora assegnato le deleghe allo sport è di una gravità inaudita. Ci auspichiamo che possa quanto priva provvedere alla riapertura delle palestre. Ad essere colpiti non sono soltanto i gestori e gli operatori ma anche tutti i bambini, i giovani e le persone che nello sport trovano una valvola di sfogo. È la cultura a dirci che una mens sana risiede in corpore sano”. 

A chiarire i problemi del comparto, infine, è lo stesso presidente Guglielmi. “È passato un anno – dichiara - da quando le palestre hanno subito la prima chiusura ufficiale dell’attività. In Italia ci sono più di centomila strutture sportive, che danno lavoro a più di un milione di tecnici in grado di offrire salute a oltre venti milioni di persone. Attualmente – aggiunge - ci troviamo in una situazione paradossale, con le palestre chiuse senza dati scientifici a supporto delle chiusure. Per non parlare dei costi che sono stati sostenuti da grandi e piccole strutture sportive per la messa a norma che non è servita a nulla”. 

Guglielmi, dunque, invoca con forza la riapertura delle palestre. “Normativa, adempimenti ed obblighi sono stati rispettati – spiega - e considerato che è più facile gestire ingressi e tracciare eventuali contagi in una struttura al chiuso, dove vengono effettuate misurazioni della temperatura, contingentamento degli afflussi e sanificazione degli attrezzi e dei locali, non vediamo ragioni per cui tenerle chiuse ancora dopo dodici mesi”. 

Il riferimento è a tutte disposizioni in precedenza individuate per tentare di ridurre al massimo il rischio di contagio. Per esempio, distanza interpersonale di almeno 2 metri (anziché 1 metro), determinazione del numero massimo di persone presenti in contemporanea partendo dal computo di 12 metri quadri per persona, ivi considerato il personale, misurazione obbligatoria della temperatura con accesso vietato in caso si superino i 37,5 gradi, sistema di sanificazione dei locali e costante pulizia, dispenser con prodotti igienizzanti disinfettanti per le mani, adeguata informazione sulle misure di prevenzione. 

Ancora: programma delle attività pianificato e regolamentazione degli accessi per evitare assembramenti, obbligo di mantenere l'elenco delle presenze per un periodo di 14 giorni e di regolamentare i flussi, gli spazi d'attesa, l'accesso alle diverse aree e il posizionamento di attrezzi e macchine, organizzazione degli spazi di spogliatoi e docce in modo per assicurare le distanze di almeno 1 metro, obbligo di non utilizzare gli attrezzi e le macchine che non possono essere disinfettati e di indossare la mascherina in qualsiasi momento all'interno della struttura, tranne nel momento di svolgimento dell’attività fisica, e diverse altre ancora. 

“Non esiste evidenza scientifica di rischio di contagio o assembramento negli impianti sportivi che seguono le suddette linee guida”, ha scritto Guglielmi nella lettera indirizzata a Draghi. “I controlli effettuati prima della chiusura totale decisa a fine ottobre 2020 – ha aggiunto - hanno certificato che gli operatori sportivi sono ligi nel seguire alla lettera le linee guida”.

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