Giovedì, 29 Luglio 2021
Politica

Le linee guida che fanno tremare Sanitaservice. Assemblea con i lavoratori

Le Rsu hanno convocato i sindacati ed il personale per fare il punto della situazione alla luce dell'incontro tenuto in Regione: modifiche da apportare entro il 15 marzo, altrimenti sarà di nuovo battaglia. Irrisolto il problema dell'aumento del monte ore

LECCE – Assemblea dei lavoratori presso il Polo oncologico dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, convocata dalle Rsu aziendali, per fare il punto sullo stato di salute di Sanitaservice (e delle prospettive di aumento del monte ore) dopo l’incontro che i sindacati hanno tenuto a Bari, ad inizio di settimana, con tutti i vertici della sanità pugliese.

Usb ha partecipato all’assemblea odierna, insieme al sindacato autonomo Fsi, ed ha colto l’occasione per ribadire la necessità di modificare le linee guida regionali, contenute nella delibera del 3 dicembre 2013, alla luce delle novità contenute nella legge di stabilità approvata a fine anno dal precedente esecutivo.

Al netto di un conflitto di tipo giuridico che vuole un automatico adeguamento della normativa regionale, nel caso di un suo superamento da parte della legislazione nazionale, i vertici di via Capruzzi sono entrati nel merito delle richieste avanzate dai sindacati. Ed hanno assicurato la propria disponibilità a mettere nero su bianco le variazioni richieste che riguardano, in particolare, la costituzione, l’attivazione delle società e l'affidamento dei servizi. L’impegno verbale preso dall’assessore al ramo, Elena Gentile, dovrebbe concretizzarsi entro il 15 marzo. Questo almeno è stato l’ultimatum  dei sindacati che hanno posto l’accento su tre punti, in particolare, contenuti nelle linee guida per la sanità regionale.

“La prima richiesta è stata quella di mantenere all’interno il servizio di supporto informatico (Cup e Ced) in un primo momento escluso dalla possibilità di affidamento alle varie Sanitaservice regionali”, spiega il referente Gianni Palazzo dell’Unione sindacale di base. Paradossalmente queste mansioni, già portate sotto l’ala della società in house per effetto del processo di internalizzazione, rischiavano di dover essere nuovamente affidate alle ditte esterne. Ma il problema sembrerebbe facilmente risolvibile poiché, come aggiunge Palazzo, il servizio può essere incluso nella voce ‘supporto amministrativo’ della delibera regionale che ha spiegato a chiare lettere quali attività sono di competenza di Sanitaservice, e quali debbano essere obbligatoriamente cedute all’esterno.

Il secondo nodo riguarda i commi 9, 10 e 11 dell’articolo 4 della legge di revisione della spesa pubblica (cosiddetta ‘spending review’) che hanno legato le mani alle società in house, bloccando ogni procedura di aumento del personale e incremento del monte orario. Secondo questa norma, infatti, la spesa di Sanitaservice non avrebbe potuto superare quella del 2011: questa ‘fotografia’ del budget che ha ostacolato i progetti dei sindacati finalizzati all’obiettivo del full time per tutti, è stata però abrogata dalla legge di stabilità. “Un adeguamento è doveroso da parte della Regione Puglia anche perché vi sono numerosi lavoratori che hanno diritto ad aumento salariali per lo scatto dalla tipologia A alla tipologia A1, in virtù del raggiungimento dei due anni di servizio”.

Il terzo punto su cui i sindacati non intendono mollare la presa è, forse, il più importante. Il governo di via Capruzzi ha deciso di rendere obbligatorie le verifiche trimestrali dei bilanci aziendali, concedendo sei mesi di tempo per sanare ogni eventuale splafonamento. Pena, la messa in vendita del servizio a società terze. Ma “in ogni azienda pubblica e privata tali verifiche hanno cadenza annuale”, ha tuonato Palazzo che ha intravisto nella norma il segno di una “volontà politica di tornare al passato”, a quella logica degli appalti esterni che ha preceduto tutte le varie tornate di internalizzazioni nelle Asl pugliesi.

“L’alternativa prevista dalla legge di stabilità prevede, invece, che due esercizi annuali con segno rosso siano ripianati mediante ogni manovra utile a raggiungere il pareggio, compreso il taglio del 30 percento dello stipendio dell’amministratore delegato”, aggiunge il sindacalista Usb. In buona sostanza, solo dopo tre anni in passivo, per i direttori sanitari scatterebbe l’obbligo di messa in vendita delle società in house.

Al netto di queste modifiche, rimangono del tutte irrisolte molte problematiche interne alla Sanitaservice leccese, afferenti all’organizzazione del lavoro ed all’aumento orario: nodi sui cui, da diversi mesi, si attende un confronto con l’amministratore unico Lorenzo Martello.

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