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Venerdì, 24 Maggio 2024
Politica

Fisco più equo: cinque proposte dell’avvocato Villani per riordinare la riscossione

Il tributarista leccese sarà in audizione presso la VI Commissione finanze della Camera dei deputati. Fra le varie richieste, lo stesso tasso di interesse fra erario e contribuente

LECCE – L’avvocato tributarista Maurizio Villani sarà interpellato il prossimo mercoledì 8 maggio presso la VI Commissione finanze della Camera dei deputati. Un’audizione che s’insinua nel solco dell’esame dello schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di riordino del sistema nazionale della riscossione fiscale. Saranno, dunque, proposte modifiche volte a tutelare meglio gli interessi dei contribuenti.

Il legale leccese dovrà riassumere i suoi suggerimenti in un intervento di circa cinque minuti. Nella restante mezzora, infatti, saranno previste eventuali domande da parte dei deputati.

Sono cinque le proposte che l’avvocato presenterà davanti alla Commissione. La prima riguarda l’impugnazione dell’estratto di ruolo che, a suo avviso, dovrebbe essere sempre consentita, senza alcuna limitazione, così come previsto dalle Sezioni unite della Corte di cassazione con la sentenza numero 19704/2015.  Ancora, dovrebbero essere aboliti gli interessi di mora, perché, rimarca il tributarista, il contribuente risulta già fortemente penalizzato e sanzionato con i maggiori interessi fiscali e con le sanzioni amministrative.

Terza proposta: in caso di riaffidamento della riscossione fiscale ai soggetti privati, individuati mediante procedura di gara ad evidenza pubblica, occorrerebbe prevedere sempre il divieto dell’espropriazione della prima casa. E, in caso di mancata compensazione volontaria, il fisco non dovrebbe bloccare, per Villano, il rimborso per quasi due anni.

Ma uno dei suggerimenti più importanti è proprio l’ultimo. Per il legale bisogna prevedere lo stesso tasso di interesse per il fisco e per il contribuente. Infatti, oggi, illustra Villani, il contribuente deve pagare al fisco l’interesse del 4 per cento mentre, quando il fisco rimborsa, peraltro con molto ritardo, paga l’interesse meno del 2 per cento. Cioè, l’1 per cento ogni semestre, escluso il primo ed ultimo. E ciò, conclude nella sua disamina, contrasta con i principi costituzionali dell’uguaglianza e della tutela del patrimonio.

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