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Vertenza Bat Italia, quattro anni di fallimenti. Bellanova interroga il ministero

Ultimo atto parlamentare da quando la multinazionale del tabacco ha lasciato il sito di Lecce. Il piano di riconversione si è tradotto in cassa integrazione per quasi tutti i 500 lavoratori. Bellanova, Pd: “Il ministro richiami Bat alle proprie responsabilità”

LECCE – Teresa Bellanova torna all’attacco del ministero dello Sviluppo economico sull’annosa ed irrisolta vertenza di Bat Italia. E lo fa mediante un’interrogazione: l’ultima, in ordine di tempo, che si aggiunge ad un lungo elenco di atti parlamentari con cui, sin dal settembre 2010 (data in cui la multinazionale del tabacco

ha annunciato la chiusura dell’ultimo sito italiano a Lecce) si denuncia la problematicità di una vicenda che ha travolto 500 lavoratori.

Dall’accordo siglato presso il Mise nel febbraio 2010, accordo che prevedeva la ricollocazione dei lavoratori in tre aziende, sono passati quasi quattro anni: ma lo stato attuale registra, purtroppo, “il fallimento dell’intera operazione”. Lo scrive a chiare lettere il deputato del Pd: “La situazione dell’ultima delle tre aziende, Iacobucci, che risultava essere produttiva, pare non essere affatto confortante. Anche in questo caso l’unica alternativa sembrerebbe essere il ricorso alla cassa integrazione, dopo che i 65 lavoratori della Ip srl sono già a casa in attesa della cassa integrazione straordinaria e i 22 di Hds sono stati licenziati”.

La vertenza riesplode ciclicamente sulla stampa e negli articoli si leggono diversi interrogativi che i lavoratori pongono a seguito dell’annuncio di una nuova proroga degli ammortizzatori sociali. Gli operai chiedono in particolare: “Quanti soldi ha ricevuto Iacobucci da British American Tobacco per riconvertire la ex Manifattura e ricollocarci? E come li ha spesi visto che oggi siamo tutti in cassa?”;

Bellanova prosegue nella sua ricostruzione dei fatti: “Sembrerebbe che tutte e tre le aziende individuate per ricollocare i lavoratori siano state agevolate nella riconversione della ex manifattura da Bat Italia con contributi a fondo perduto di start up e outplacement per complessivi 14 milioni di euro, di cui 9,9 per Iacobucci, 3 per Ip Korus, e 1 per Hds”.

E proprio ieri i lavoratori della ex manifattura tabacchi hanno manifestato per l’ennesima volta dinanzi alla prefettura di Lecce. “Un intero territorio ancora oggi s’interroga sulle motivazioni che hanno portato una multinazionale che produceva utili a chiudere lasciando di fatto senza alcuna prospettiva 500 lavoratori, nell’incertezza del futuro occupazionale ed economico, dato anche il fallimento del piano di ricollocazione che è stato messo in atto” prosegue il deputato che ricorda come più volte, lei stessa, abbia sottolineato “che la responsabilità sociale ed etica di Bat Italia avrebbe dovuto prevalere in tutta questa operazione e che non si può definire ricollocazione occupazionale un processo basato sul ricorso agli ammortizzatori sociali, quando non alla mobilità”.

Bellanova chiede quindi al ministro di riconvocare Bat Italia al fine di richiamarla alle proprie responsabilità, “evitando così che i lavoratori ed il territorio salentino subiscano ancora una volta una penalizzazione economica ed occupazionale gravosissima”.

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