Domenica, 1 Agosto 2021
Politica

Poligono di Torre Veneri, chiesto alla magistratura provvedimento cautelare

Lecce Bene Comune, che con tre esposti ha contribuito all'apertura di un'inchiesta per gestione illecita di rifiuti a carico di ignoti, ritiene che ricorrano gli estremi per un intervento immediato, in attesa della chiusura delle indagini della Procura

Torre Veneri.

LECCE – Venti di novità sul poligono militare di Torre Veneri. Nel momento in cui le indagini affidate al sostituto procuratore Elsa Valeria Mignone dal coordinatore del pool per i reati ambientali, Ennio Cillo, sembrano in dirittura d’arrivo, Lecce Bene Comune chiede alla Procura l'adozione di un provvedimento cautelare per l'area dove le esercitazioni militari non si sono mai interrotte. Nonostante una mozione votata all’unanimità dal consiglio comunale, a Palazzo Carafa, e nonostante le risultanze conclusive della commissione parlamentare d’inchiesta presieduta dal salentino Rosario Giorgio Costa.

Gli inquirenti hanno associato il fascicolo al reato di gestione illecita dei rifiuti, ma hanno voluto anche verificare, tramite la disposizione di analisi all’Istituto superiore per l’ambiente, l’eventuale presenza di uranio impoverito nelle aree del poligono. Circostanza smentita, con gran sollievo di tutti, dall’esito degli esami di laboratorio, ma che nulla toglie all’imputazione di partenza che, al momento, viene contestata ad ignoti.

Nell’attesa che il lavoro della magistratura faccia il suo corso, dunque, l’associazione che da un anno e mezzo porta aventi questa “vertenza” ambientale – e che nell’assise cittadina è rappresentata da Carlo Salvemini – chiede l’adozione di un segnale forte, di un provvedimento precauzionale che impedisca che ai rifiuti accumulati soprattutto sui fondali che ricadono nel cono delle esercitazioni a mare, se ne aggiungano di altri. Gabriele Molendini - che con l’assessore all’Ambiente del Comune di Lecce, Andrea Guido, è stato anche ascoltato dalla commissione, a Roma, prima della fine della scorsa legislatura – ha illustrato un precedente piuttosto autorevole che riguarda l’arsenale militare di La Spezia.

lbc_28sett 004-2Nella città ligure, correva il maggio del 2003, la locale procura dispose, per ragioni di emergenza ambientale, il sequestro di un piazzale dove venivano stoccati rifiuti, aprendo una contesa giudiziaria – passata dalla conferma del gip e dal ricorso dell’Avvocatura dello Stato  - che finì con il riconoscimento delle ragioni del provvedimento, secondo quanto deciso nel 2004 dalla Terza sezione della Corte di Cassazione. I giudici della suprema corte constatarono l’esistenza dei due presupposti necessari per la legittimità del provvedimento: il fumus bonis iuris e il periculum in mora. Il primo requisito implica che non appaiono infondate le ragioni  per avanzare una richiesta di tipo giuridico, il secondo tende ad evitare che, in attesa della discussione nel merito della vicenda, si aggravino le conseguenze con il passare del tempo.

“Siamo consapevoli che quando lo Stato è chiamato a fare da controparte a se stesso, in genere ci si ritrova davanti ad un muro di gomma, ma il provvedimento che noi chiediamo non entra nel merito della questione che verrà discussa in fase di dibattimento”, ha commentato Molendini, esponente dell’associazione che nel 2012 ha presentato tre esposti, sulla scorta dei quali è partita l’inchiesta. Nel corso delle indagini sono state acquisite dai carabinieri del nucleo operativo ecologico dei carabinieri fotografie e video.

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