Il rebus Lopalco sta diventando il tormentone delle imminenti regionali

Oggi ha risposto in un post a Gramellini. Rinsaldando l'ipotesi di una candidatura. E il centrodestra continua ad attaccarlo

Lopalco in mascherina.

LECCE – La figura di Pier Luigi Lopalco, l’epidemiologo leccese chiamato dal presidente Michele Emiliano a coordinare la task force pugliese nel pieno dell’emergenza coronavirus, si accinge a diventare il tormentone delle imminenti regionali. Da quando si è fatta avanti la voce di una sua candidatura per il centrosinistra (ed è inevitabile che, in caso di vittoria, gli spetterà quella delega alla Sanità che Emiliano ha da tempo avocato a sé), il centrodestra, Forza Italia in testa, urla allo scandalo.

Giova ricordare che già ai primi di maggio, in piena tempesta Covid-19, l’attuale sfidante di Emiliano, Raffaele Fitto, in qualità di eurodeputato del gruppo europeo Ecr-Fratelli d’Italia, ingaggiando una lunga diatriba a distanza con Lopalco sul numero di tamponi effettuati, ritenuto troppo basso, a un certo punto aveva lanciato frasi sibilline, sostenendo come l’epidemiologo, nelle sue repliche, avesse “messo in evidenza più doti da politico che da scienziato”. Insomma, aleggiava già come una sorta di sospetto che Lopalco – dal punto di vista del centrodestra, chiaramente – si stesse comportando come una sorta di stampella di Emiliano, in prospettiva elettorale.

Negli ultimi giorni, poi, il bubbone è esploso. Anche perché su una fetta della stampa nazionale sono arrivati diversi commenti, qualcuno dal tono scettico e persino sarcastico. Come quello che, da sempre, usa Massimo Gramellini, vicedirettore del Corriere della Sera, nella sua rubrica “Il caffè”. Ovvero, “una tazzina di parole ogni giorno”. Con uno stile quasi sempre sopra le righe, sospeso tra il serio e il faceto e che colpisce come una freccia scoccata senza preavviso.

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Gramellini non è stato l’unico a punzecchiare Lopalco, ma a quest’ultimo il caffè deve essersi rovesciato addosso, perché oggi ha voluto rispondere. Usando la sua pagina Facebook. E, nel farlo, ha praticamente fornito una conferma di come la sua discesa in campo sia più che una voce. L’ipotesi è concreta.

“Per la stima e l'affetto che nutro per Gramellini, non posso non accogliere l'invito alla riflessione che lui lancia. Con uno stile, devo dire, che finalmente è transitato dalla melassa al peperoncino”, esordisce. “Breve precisazione: mai detto che le mascherine non servono, così mai profetizzato sciagure conseguenti alla movida. Basta leggere i virgolettati e non solo i titoli degli articoli per capire il senso delle mie dichiarazioni. Non solo la politica, ma anche quello del giornalista è un mestiere complicato”.

“Ma veniamo al punto – prosegue -: io, come Gramellini, sono sempre stato convinto che il mestiere della politica sia complicato, faticoso, serve un talento specifico e, soprattutto, serve la scuola. Scuola che nella notte dei tempi era tenuta dai partiti. Sono ormai decenni che le scuole di partito sono chiuse. Dove sono dunque i professionisti della politica? dove si sono formati? nella famosa Università della Vita?”

“Allora, mio caro Gramellini, affrontiamo la realtà. Almeno nell'attesa che il vento distruttivo dell'antipolitica si sciolga così come si è alzato. Nel frattempo non ci trovo nulla di male nel fatto che un professionista ponga le proprie competenze al servizio della comunità mettendosi in gioco con la puerile ambizione di poter cambiare le cose. Se l'alternativa fosse Moro o Berlinguer, il problema non si porrebbe. Ma di Moro e Berlinguer – dice - in giro se ne vedono ben pochi”.

“Un professore di Igiene, che studia ed insegna da anni organizzazione sanitaria, sarebbe un cattivo Assessore alla Sanità? Probabilmente sì, ma qualche chance che ci azzecchi la vedo.  Sicuramente non gli conviene a livello personale e professionale. Un professionista arrivato all'apice della carriera guadagna di più ed ha più prestigio, facendo una vita certamente più comoda. Ma allora, chi glielo fa a fare? ecco, appunto”, la conclusione.

Sempre oggi, il capogruppo regionale di Fratelli d’Italia, Ignazio Zullo, ha menzionato una recente uscita di Emiliano, il quale ha riferito che “chiederà ai pugliesi se vogliono come assessore alla Sanità una persona ‘competente’ come Lopalco. Io – ha aggiunto Zullo - sono certo che qualsiasi consigliere di maggioranza sarebbe stato molto più competente di Emiliano visti i disastri che ha combinato, ma per lui l’unico competente al quale darebbe la delega, Lopalco”. Ritenendo ciò “una gravissima offesa ai tanti docenti delle nostre Università che nulla hanno da invidiare a Lopalco e che ben avrebbero potuto guidare la Sanità da assessori esterni. Anzi molti di loro sono suoi maestri”.

Nei giorni scorsi, invece, il commissario regionale di Forza Italia, Mauro D’Attis, e il vice, Dario Damiani, avevano attaccato: “Centoventimila euro non per coordinare le misure anti Covid ma, evidentemente, per farsi campagna elettorale con i soldi di tutti gli ignari cittadini pugliesi: la candidatura del professor Lopalco nelle liste di Emiliano è l’ultimo atto di un film che abbiamo iniziato a vedere qualche settimana fa e noi lo avevamo previsto e denunciato”.

“Il virologo ha avuto un prestigioso quanto oneroso incarico dalla Regione – avevano aggiunto - per affrontare l’emergenza Coronavirus, ma è sempre più chiaro che abbia utilizzato questa vetrina come trampolino di lancio per le elezioni regionali”. Ma non erano stati molto convinti nelle conclusioni asserendo che “trampolino lo porterà a fare un tuffo di testa, con una sonora bocciatura da parte dell’elettorato non solo per lui, ma anche per Emiliano”. “I pugliesi – avevano detto - sono stanchi di veder sperperare soldi pubblici dal centrosinistra per gli interessi elettorali del presidente e dei suoi sodali”.

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Al di là dei pensieri soggettivi, sembra persino superfluo dire che la carta Lopalco stia iniziando a suscitare sentimenti a metà fra curiosità in una parte dell'elettorato e fra chi lo stima come scienziato, e apprensione e perplessità negli sfidanti di Emiliano (e in diversi analisti, anche super partes) che denunciano da tempo una sorta di doppiogiochismo. Che sia la carta giusta, però, è tutto da vedere. Di sicuro, è una carta ad effetto.  

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