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Domenica, 22 Maggio 2022
Politica

Fi pressa per le dimissioni, ma per Lcp lo “strappo” non è irreparabile

Battista e Mazzotta mettono in discussione Salvemini dopo il voto contrario di martedì, mentre in maggioranza si chiede di ripartire dalla missione affidata dai cittadini

LECCE – A distanza di tre giorni dallo “strappo”, continua ad animarsi il dibattito a Lecce dopo quanto accaduto in consiglio comunale, con la bocciatura di una fetta della maggioranza alla delibera sul progetto di restauro e ricostruzione di Masseria La Loggia, nel Parco di Rauccio. Un nodo di tipo politico, giacché i mal di pancia interni erano già noti da tempo, ma che per la prima volta si fanno sentire con la concretezza di un voto contrario. E se forze del centrodestra colgono l’occasione per continuare a chiedere a Carlo Salvemini le dimissioni da sindaco, nell’area di governo cittadino si prova a mediare e ricucire.

Forza Italia: "Lasci la poltrona"

Paride Mazzotta, coordinatore provinciale di Lecce e presidente del gruppo regionale di Forza Italia, e Lucio Battista, capogruppo del partito di Berlusconi al Comune di Lecce, ovviamente sono fra coloro che non sembrano nutrire troppi dubbi sull’opportunità che il sindaco molli il timone. “Ci domandiamo, e con noi i cittadini leccesi, se il sindaco Salvemini sia ancora nelle condizioni di guidare l’azione amministrativa per perseguire gli interessi della comunità o se, invece, non sia il caso che lasci la poltrona da sindaco”, commentano oggi.

“Quello che è accaduto durante l’ultima seduta del consiglio comunale, infatti – proseguono Mazzotta e Battista –, è la narrazione di una maggioranza che ha perso la bussola e quell’indispensabile unità di intenti affinché si possa realizzare il bene comune. Oltre ad essere stato battuto dalla sua stessa maggioranza, che ha votato contro un provvedimento, Salvemini ha immediatamente abbandonato l’aula: un comportamento inconsueto per chi sa quanto sia importante il dialogo, il confronto costruttivo e nel merito delle questioni. Che dire – concludono –: una brutta pagina per l’esercizio democratico dell’azione istituzionale e politica ed un brutto spettacolo offerto ai cittadini che si aspettano delle risposte”.

Lcp: "Ripartire tutti insieme con lealtà"

Dal versante opposto, Cosimo Murri Dello Diago, Natasha Mariano e Gabriele Molendini del gruppo consiliare di Lecce città pubblica, ben sapendo che lo strappo non è indolore, ritengono che non vi sia nulla di irreparabile. Il ragionamento dei consiglieri parte dalle “distonie” registrate in diverse occasioni all’interno della maggioranza con Partito democratico e con Progetto città. “Spesso – scrivono in una nota congiunta - segnali distonici erano giunti sull’operato della maggioranza a guida Carlo Salvemini. Spesso abbiamo assorbito puntualizzazioni, sortite polemiche, distinguo, sempre incentrati sul terreno degli assessorati espressi da Lecce città pubblica, Urbanistica e Welfare, ma anche del sindaco/assessore a Bilancio e Partecipate”, ricordano i consiglieri, pur senza che mai si arrivasse, come martedì, al voto contrario in aula.

“Beninteso – chiariscono Murri Dello Diago, Mariano e Molendini -, le opinioni possono divergere su atti di minore importanza e non strategici per l’amministrazione, come nel caso dell’ultimo consiglio comunale. Possono divergere spiegando su cosa. Possono divergere magari non quando c’è il voto favorevole in commissione di chi poi vota contro. Nella politica però la forma è sostanza. Si può non partecipare al voto, ci si può astenere se non si vuole condividere un provvedimento. Votare contro la propria maggioranza e saldarsi nel voto alla destra ha un senso ben diverso. Un senso che non può sfuggire a chi di esperienza politica ne ha da vendere”.

“Il sindaco oggi rappresenta una maggioranza in cui le espressioni civiche che si sono unite intorno a Carlo Salvemini e Alessandro Delli Noci rappresentano 17 dei 21 scranni in consiglio. Lcp ha avuto sostanzialmente gli stessi voti del Pd, circa 5.500 a testa, con una differenza di poco più di 150 voti (10,3 contro 10,6 per cento). Non perché avere più voti dia maggior dignità politica ma perché spesso sentiamo recitare altro”, aggiungono i consiglieri, ricordando che tutti insieme, partiti e liste civiche, hanno accolto le istanze della città, con una vittoria al primo turno. “Chi più da sinistra, come Lecce città pubblica e Civica., chi, con pari dignità, da aree meno caratterizzate politicamente e poi Pd, Udc e Popolari. Tutti uniti comunque nel programma premiato dai cittadini per governare la città mettendo mano a bilanci dissestati, restituendo logiche di regolamentazione all’utilizzo dei beni comuni, avendo chiara una visione di dove portare la città nei prossimi anni. Con responsabilità e trasparenza”.

E ora? Per Lecce città pubblica occorre ripartire dalla missione affidata dai cittadini, “con una ritrovata lealtà e rispetto reciproco e la volontà consolidata di arrivare uniti ai prossimi importanti step rappresentato dalla ripubblicizzazione della Sgm, dalla nuova politica della mobilità sostenibile, dal Pug e le scelte urbanistiche, dalle scelte sull’ambiente e gestione dei rifiuti, dalle grandi opere pubbliche che le opportunità del Pnrr e del Cis finanzieranno”.

Il progetto della discordia

Infine, Murri Dello Diago, Mariano e Molendini, tornano sull’origine della scossa tellurica a Palazzo Carafa, il provvedimento bocciato con tre voti contrari del Pd, altrettanti di Progetto città, più i sette della minoranza. A loro avviso, “per quanto minore dal punto di vista politico, non è stata consegnata all’esterno una immagine corretta: non si stava approvando una sorta di Punta Perotti a Rauccio, come alcuni continuano a rappresentare, ma il restauro e risanamento conservativo di una masseria storica, oggi parzialmente rudere, per farne affittacamere (sei camere al massimo per legge) senza alcun ampliamento di volumetria, per rafforzare la vocazione al turismo rurale del nostro entroterra. Con un progetto del tutto conforme al Piano di gestione del Parco e dotato dei necessari pareri”.

“La deroga, con il passaggio in consiglio, si è resa necessara esclusivamente perché il Piano è adottato ma non ancora approvato. Altrimenti non ci sarebbe stato neanche bisogno che passasse dal voto in consiglio comunale. Si tratta dunque di un progetto che nella sostanza non deroga alcuna tutela dell’area Parco, né altera alcun equilibrio della stessa. Come è stato rappresentato in perfetta trasparenza – concludono –, come sempre, nel corso del dibattito d’aula”.

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