Giovedì, 17 Giugno 2021
Politica

Lecce come area metropolitana: una città da 190mila abitanti

L'unione dei comuni e poi la fusione come prospettiva di sviluppo ed efficienza: un incontro con il candidato Alessandro Delli Noci

Uno scorcio di Lecce (Foto di repertorio)

LECCE – E se Lecce diventasse una città di quasi 200mila abitanti? La domanda riecheggia negli spazi della Galleria Foresta dove con il candidato sindaco Alessandro Delli Noci hanno discusso dell’opportunità di creare un’area metropolitana Luigino Sergio, esperto di organizzazione degli enti locali e già presidente dell’Unione dei Comuni della Grecìa Salentina, Sergio Ventura, urbanista e coordinatore della lista “Un’altra Lecce”, Alessandro Favale, coordinatore di Lecce Area Metropolitana e con Vincenzo De Giorgi dell’associazione Onda d’urto. E’ lo stesso candidato a spiegare il senso dell’iniziativa: “E’ necessario costruire una Unione dei comuni, nell’ambito di un raggio di 15 chilometri, che porti all’integrazione di servizi e competenze per migliorare la pianificazione urbana e quella turistica e culturale. Lecce deve ritornare a essere un faro del territorio. I cittadini dei comuni limitrofi si sentono cittadini leccesi almeno quanto i nostri residenti: vivono la nostra città e gran parte di essi ci lavora”.

“Tanti leccesi – ricorda Delli Noci - si sono trasferiti nelle frazioni limitrofe come Giorgilorio, Merine, Aria Sana, Castromediano per il costo più basso della vita ma non per questo non vogliono contribuire alla crescita della città. Ci sono luoghi naturalistici, tipo Cesine, che devono essere valorizzati e fruiti con piano della mobilità comune con Vernole, o si pensi all’annosa questione della gestione delle marine, come accade a San Cataldo che differisce a seconda che la competenza sia di Vernole o di Lecce”.IMG_20170223_184249-2

Per Luigino Sergio il percorso aggregativo è quasi ineluttabile ed è ancora più spinto: “Si propone l’unione come livello di partenza per poi arrivare nel medio periodo addirittura a una fusione perché la prima è uno strumento di coordinamento, la seconda fa nascere un vero e proprio comune. Vorrei ricordare a me stesso la fusione di Pescara che ha 120mila abitanti con altri due comuni per un totale di quasi 200mila abitanti. Non riesco a capire come mai questi strumenti proprio in Puglia non decollino nonostante la situazione non efficiente e non efficace in cui versano i comuni, Lecce compreso”.

Ma con quali realtà Lecce dovrebbe fondersi? “Il capoluogo deve guardare ai centri della sua corona per quanto riguarda l’unione, poi per la fusione con quelli geograficamente contigui come Squinzano, Trepuzzi, anche Vernole, ma addirittura con Torchiarolo che pure confina con la provincia. Questo darebbe vita a una città di circa 190mila abitanti”. Il processo delle unioni e delle fusioni è largamente agevolato dallo Stato, come spiega lo stesso Sergio: “Si determinano risparmi sui costi, per esempio in trasporti e igiene urbana, e forti incentivi dallo Stato, due milioni di euro all’anno per dieci anni con tutta una serie di benefici come lo svincolo dal patto di stabilità, possibilità di assunzioni e molto altro ancora”.

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