Tasse, spiagge, scuole, imprese: tante incognite in vista del 4 maggio

Salvemini e Decaro, in qualità di presidente dell'Anci, a confronto. Chiesto ai cittadini un ulteriore sforzo di responsabilità. E al Governo, di chiarire al più presto molti nodi ancora irrisolti

Riaprire senza pregiudicare la salute pubblica, affidandosi anche e soprattutto, nell’ormai incipiente “fase 2” della gestione dell’emergenza Covid-19, al senso di responsabilità di ogni singolo cittadino. Che dovrà essere persino superiore, rispetto a quanto avvenuto finora. Perché se inizieranno assembramenti sconsiderati, si rischierà un doppio passo falso.

E’ stato questo il leitmotiv del confronto che il sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, ha avuto con Antonio Decaro, primo cittadino di Bari. Il quale è stato ospite nella consueta diretta Facebook, però, soprattutto, nelle vesti di presidente dell’Anci (Associazione nazionale dei comuni). Il tutto, nella piena consapevolezza che sussistano ancora molte incertezze su come debba essere gestita, materialmente, questa seconda fase. Alcuni aspetti saranno forse limati proprio nel primo pomeriggio di oggi, nel corso di un incontro al quale parteciperà Decaro con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, i ministri per gli Affari regionali e Salute, Francesco Boccia e Roberto Speranza, e i rappresentati di Province e Regioni.

I dati: bollettino e sanzioni del 25 aprile

Salvemini ha iniziato l’intervento riportando qualche dato, come di consueto. Partendo, cioè, dal bollettino epidemiologico aggiornato alle 17 di ieri che ha visto 470 casi di infezione in provincia di Lecce, ovvero, quattro in più rispetto al giorno precedente. Di questi, solo un tampone è risultato positivo nel capoluogo, che sale così a 70 casi totali di positività dall’inizio dell’emergenza. Per il sindaco Salvemini, dunque dati che confermano una progressione lenta nel Salento. D’altro canto, confortanti, tali da indurre a un’ottimistica prudenza, si rilevano anche i dati nazionali, con meno contagi, meno ricoveri e meno decessi. Tutti effetti positivi delle misure di restrizione e, secondo il sindaco, “anche in ragione dell’aumentato numero di tamponi”.

Non mancano ancora, ma è fisiologico, episodi di “leggerezza”, come li ha definiti Salvemini. A Lecce, ieri, la polizia locale ha controllato 92 cittadini. Le sanzioni sono scattate in tredici casi, fra cui per un minimarket che era aperto, in violazione dell’ordinanza regionale che aveva previsto il blocco per la festività del 25 aprile. Spicca, poi, il fatto che sei  leccesi siano stati fermati mentre erano in direzione del mare, approfittando del giorno particolarmente soleggiato. Anche per questo, coloro che sono deputati ai controlli, proseguiranno pure in questa domenica a osservare le località litoranee e di campagna con i droni.

La consegna delle mascherine 

Aspetto importante: da ieri è attivo il servizio di consegna presso le farmacie e le parafarmacie di Lecce delle 25mila mascherine donate dalla comunità cinese. Il Comune le ha assegnata in via prioritaria ai cittadini esenti dal pagamento del ticket per ragioni di reddito. Al momento ne sono state consegnate 3854 fra 1927 cittadini. A tale proposito, Salvemini ha precisato che si tratta di un andamento ordinario e che, se confermato, porterà a estendere la distribuzione anche ai cittadini in possesso dei codici E01, E05 ed E094, fino a esaurimento delle scorte.

A proposito di mascherine, Salvemini ha ricordato che ieri il commissario per l’emergenza Domenico Arcuri ha annunciato l’approvvigionamento garantito: 47 milioni sono nei magazzini delle diverse regioni italiani e, dopo l’accordo con imprese italiane, se ne produrranno cinque milioni al giorno. Verrà poi fissato un prezzo massimo per evitare speculazioni. Dal 4 maggio, infine, partirà l’indagine epidemiologica su un campione rappresentativo di 150mila italiani, in collaborazione con Inail e Istat, per determinare l’andamento del contagio e per programmare quindi le attività di contenimento. A tutto questo, si affiancherà l’applicazione Immuni.

Decaro: "Superata l'emergenza, non la pandemia"

A Decaro, in particolare, Salvemini ha chiesto una testimonianza dal suo osservatorio privilegiato, avendo avuto modo di partecipare in presa diretta alle principali riunioni con governo e parti sociali e rappresentando la voce degli 8mila Comuni italiani. E Decaro ha voluto fare subito una precisazione: uscire dall’emergenza sanitaria, significa venir fuori in questo momento da una situazione in cui il numero di contagiati che avrebbe potuto aver bisogno di posti in terapia intensiva non ha superato quello effettivo a disposizione. Al Sud, come noto, il fenomeno di infezioni è stato inferiore, ma di sicuro le regioni meridionali, Puglia inclusa, per Decaro si sono anche fatte trovare pronte, allargando le terapie intensive e destinando intere strutture ospedaliere al Covid-19.

“Il problema – ha sottolineato - è che non stiamo superando la pandemia, il rischio di contagio, e sono un po’ preoccupato del fatto che dal 4 di maggio si pensi che si possa tornare a fare la vita di prima”. Tutt’altro. “Dobbiamo iniziare ad abituarci a vivere in maniera diversa rispetto al passato. E sarà probabilmente obbligatorio l’utilizzo della mascherina”. Si resta quindi in attesa di specifiche linee guida del Governo.

La riapertura graduale e in attesa di chiarimenti 

Un caso indice, è quello dell’edilizia. “Si è deciso di riaprire dal 4 maggio il settore delle costruzioni e della manifattura – ha ricordato Decaro -, con attività commerciali a supporto, per esempio negozi che vendono materiali per l’edilizia, ma servono indicazioni precise”. Insomma, prima di emanare il decreto, ci sono aspetti da puntellare. “Avremo bisogno di indicazioni sul traporto pubblico, sull’utilizzo della mascherina, su dove lasciare i bambini per le famiglie che non hanno questa possibilità”. Un’idea lanciata da Decaro è quella di campi estivi. “Potremmo anticiparli, attraverso gli oratori, il privato sociale, le associazioni”. Quello sui trasporti resta un altro dei nodi. Bisognerà stabilire in quanti potranno salire su un autobus. Per esempio, se si potrà impiegare per ogni mezzo solo un quarto della sua effettiva capacità.

La verità, insomma, per quanto scontata, è bene sempre tenerla a mente. Dietro a questi e mille altri quesiti che possono venire in mente, resta ancora l’assenza di un vaccino. “Il virus lo sconfiggeremo solo con il vaccino – ha ricordato Decaro - e ci vorranno mesi, partendo dalla sperimentazione. Fino ad allora, purtroppo dovremo vivere in maniera diversa”. Quindi, niente grandi eventi, come feste patronali e Notte della Taratanta, e ancora restrizioni e distanziamento sociale. Altrimenti, si correrà il rischio di un passo indietro.

I mancati ingressi per i Comuni e il nodo servizi

Altro punto toccato, poi, il ruolo stesso dei sindaci. Sono destinatari di tante richieste alle quali chiamati in qualche modo a rispondere in quanto istituzioni di prossimità, pur non avendo sempre responsabilità diretta o una risposta immediata, come per il mancato arrivo della cassa integrazione in deroga o il modo in cui si potrà tornare a riaprire le attività commerciali. Decaro, a tale proposito, ha ricordato che i Comuni stessi sono come aziende e che quindi sono in questo momento in affanno. Le uscite servono per servizi sociali, trasporto pubblico locale, questioni essenziali come illuminazione pubblica e raccolta e smaltimento di rifiuti. Ma se le entrate vengono a mancare, si creano disfunzioni. Se, per esempio, la spazzatura iniziasse a rimanere per strada,  all’emergenza sanitaria del Covid-19 se ne sommerebbe una seconda. E le entrate dei Comuni sono solo per il 27 per cento trasferimenti dallo Stato, confermati e anticipati. “Ma più del 70 per cento – ha ricordato– provengono da tasse e imposte”.

Ebbene, molte entrate sono venute a mancare. Per esempio, le tasse sulla pubblicità o l’occupazione temporanea di suolo pubblico, quella dei grandi eventi. A questo, ha detto Decaro, si aggiungerà un pezzo che non potrà o non vorrà pagare. E poi, ci sono quelle imposte che gli stessi sindaci non hanno intenzione di far pagare, per esempio le tariffe per mense e trasporto scolastico, servizi inutilizzabili, visto che le scuole sono chiuse, o l’occupazione di suolo pubblico di bar e ristoranti. Legge e regolamenti comunali non prevedono che tali somme, annuali, si possano restituire. “Ma in questi casi, nessuno ha fatto una scelta: chiusi per decreto. E allora, abbiamo bisogno di un trasferimento dal Governo che ci permetta di ridurre le tasse. Abbiamo chiesto 5 miliardi di euro per le mancate entrate. Stiamo cercando di ottenere quelle risorse per aiutare le aziende”, ha spiegato Decaro.

Importante sarà l’accordo con le banche, che inizialmente sembrava impantanato, ma che ora sembra sbloccato grazie una circolare dell’Abi, l’associazione delle banche. “Che spiega: se io, azienda, vado a chiedere 25mila euro e ho un debito di 5mila euro con la banca, non è che me ne danno 20. Mi danno l’importo intero e gli altri 5 si rimandano, dato che non servono a pagare i debiti pregressi. Bisogna pagare affitti e mutui”.

Spiagge e scuole, ancora troppe incertezze

Altri due punti chiave, affrontati nel dibattito fra Salvemini e Decaro, quelli delle spiagge e delle scuole. Per quanto riguarda le prime, se è vero che le spiagge private potranno contingentare gli ingressi, i Comuni dovranno garantirli. E non sarà semplice. Anche perché Salvemini ricorda come ancora manchino, a riguardo, delle precisazioni dall’alto, senza considerare l’assenza di adeguate risorse umane per i controlli. Mentre Decaro lancia l’idea di segnaposto, in una sorta di rotazione. L’importante, dunque, sarà stabilire delle regole certe.

Ma è quello delle scuole, per il sindaco di Lecce, un tema di enorme portata non sufficientemente affrontato. Tanto da insistere: “Come Anci dovremmo costringere a un’attenzione supplementare”. Decaro ha ricordato che in Francia si sta meditando sulla possibilità di una riapertura delle scuole solo per quei bambini che non possono restare a casa, proseguendo, per gli altri, con le videolezioni. Ma in Italia, è fattibile?

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Le risorse a disposizione per acquistare tablet e pc e garantire il collegamento, finora non sono bastate. “Ho messo 500mila euro del mio Comune – ha spiegato Decaro -; erano fondi europei destinati a un’altra iniziativa, Abilita, che consentiva a tanti ragazzi di acquistare strumenti musicali o enciclopedie”. E ha ricordato che i sindaci hanno scritto una lettera chiedendo la gratuità per chi deve usufruire di piattaforme scolastiche. “Anche perché – ha puntualizzato –le società che gestiscono la rete hanno guadagnato tanto”. Insomma, obiettivo non semplice quello di mantenere insieme un sistema che consenta videolezioni da un lato e un numero limitato di bambini nelle aule, dall’altro. I nonni, da sempre il grande ammortizzatore sociale, sono le persone più fragili agli effetti del virus e non possono essere esposti fino al rischio del sacrificio della loro stessa vita.  

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