Mercoledì, 28 Luglio 2021
Politica

Niente tasse aggiuntive. La proposta di Forza Italia in Consiglio regionale

Il gruppo forzista presenterà una petizione popolare per cancellare le accise extra che pesano sulle tasche dei cittadini e non hanno determinato un miglioramento della qualità dei servizi. Palese: "Come vengono spesi 2 milioni di euro all'anno?"

LECCE – Una tassazione regionale eccessiva, che alleggerisce ancora di più il portafoglio di famiglie ed imprese. Un prelievo forzoso e quasi ingiustificato, a detta degli esponenti locali di Forza Italia, a fronte della qualità dei servizi resi, specialmente in ambito sanitario. I rappresentanti pugliesi del partito hanno così deciso di passare alle maniere forti, impaginando il testo di una petizione popolare che arriverà dritta all’attenzione del parlamentino di via Capruzzi, dopo aver fatto il giro delle principali piazze per raccogliere consenso e firme dei cittadini.

Il testo della proposta è stato illustrato oggi presso il circolo di Lecce dal coordinatore provinciale Antonio Gabellone, dal consigliere regionale Saverio Congedo, dal deputato Rocco Palese, dai consiglieri regionali Antonio Barba e Aldo Aloisi.

Si parte da una premessa: in pochi anni, dal 2007 al 2013, la giunta regionale per ripianare il deficit sanitario ha introdotto tasse aggiuntive per un totale di 1 miliardo e 865 mila euro. L’elenco delle accise è corposo e tutt’ora sono rimaste in vigore Irpef, Irap, Gas metano, deposito rifiuti in discarica, tassa fissa di 1 euro per ricetta farmaceutica e di 10 euro per ricetta specialistica.

L’aumento della pressione fiscale regionale ha richiesto, a detta di Forza Italia, un sacrificio alla collettività ormai insostenibile perché si somma alla tassazione ordinaria nazionale. Ed è tra le più alte del Paese. Di queste accise si potrebbe fare a meno, sottolineano gli esponenti politici, considerata la scarsa qualità dei servizi.

Forza Italia insiste sul tallone d’Achille del governo Vendola: la sanità naturalmente. “Il sistema sanitario regionale non ha compiuto un salto in avanti in termini di efficienza. Anzi, le liste di attesa si sono allungate, le strutture sanitarie sono più fatiscenti, il personale medico è sotto organico, scarseggiano i servizi per le categorie più fragili e gli sprechi non sono mai stati eliminati”.

Barba affonda il coltello nella piaga, sottolineando come la chiusura di ben 18 presidi ospedalieri non abbia portato alla loro trasformazione in cliniche socio assistenziali. “La Puglia è 18° in Italia quanto ad appeal e la sua ricchezza interna continua a diminuire, mentre resistono gli sperperi e gli sprechi”.

A fronte di una “mistificazione dei dati del governo Vendola sulla qualità della vita, siamo dovuti intervenire spesso per diffondere le stime corrette”, ricordano gli esponenti avversari. La loro controproposta insiste anche sulla riforma dei Consorzi in una direzione che sia di vero supporto al comparto agricolo, “al di là della formazione dei soliti carrozzoni politici”.

Non ultimo, il culmine di questi “10 anni di governo sciagurato in cui è fallito il progetto culturale di liberare la cittadinanza dall’oppressione” sarebbe racchiuso nei dati sull’occupazione, giovanile in particolare. “Due giovani su tre sono disoccupati”, ricorda Barba. E non sarebbe un caso, considerato che ad ogni aumento della tassazione corrisponde una contrazione dei consumi interni che si riflette sul reddito di professionisti, commercianti, artigiani e via dicendo. Così la Puglia registra nel periodo 2011 – primo trimestre 2014 il peggiore rapporto di cessazioni dal lavoro. A fronte di una media nazionale che è di 2,76, il numero medio di cessazioni è invece pari allo 3,53.

“Considerato che il disavanzo sanitario non esiste più e le tasse regionali hanno raggiunto i 2 milioni di euro l’anno – conclude Palese – come vengono spesi questi soldi? Abbiamo diritto di saperlo e chiederemo conto al Consiglio regionale”.

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