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Xylella fastidiosa, incontro al ministero per allontanare il rischio eradicazione

Il ministro Martina a colloqui con l'assessore Nardoni. Si lotta per allontanare lo spettro dell'eradicazione degli ulivi. Soddisfatti Capone e Stefàno, ma in mattinata Copagri ha preso le distanze: "Noi fuori da inutili incontri interlocutori, contro la politica inconcludente"

Repertorio.

ROMA - Si è svolta oggi presso il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali la riunione convocata dal ministro Maurizio Martina per affrontare l’emergenza Xylella fastidiosa riguardante gli ulivi della provincia di Lecce.

“Abbiamo trovato un ampio margine di condivisione e accoglienza rispetto alle nostre richieste da parte del ministro – spiega l’assessore alle Risorse Agroalimentari della Regione Puglia, Fabrizio Nardoni – a cominciare dal risultato assolutamente non scontato che allontana definitivamente, anche rispetto alle ipotesi formulate dallo stesso ministero nell’incontro dello scorso 4 agosto, la soluzione più drammatica per la Puglia, cioè quella dell’eradicazione”.

“Pensiamo di aver difeso strenuamente non solo un comparto produttivo, ma anche l’immagine stessa della nostra terra – continua Nardoni – e per questo lo stesso Martina si è detto disponibile ad accompagnare e sostenere la nostra battaglia contro le decisione assunte da Bruxelles”. 

La Regione, intanto, ha ribadito la necessità di rendere l’emergenza salentina una questione nazionale e internazionale, con il coinvolgimento di una rete di esperti e ricercatori ancora più estesa e in grado di accogliere pareri e risultanze anche da parte di organismi internazionali specializzati nel settore.

L’assessore Nardoni avrebbe inoltre avanzato la richiesta di rimpinguare il plafond di spesa nazionale individuato per affrontare l’emergenza e avrebbe raccolto una disponibilità di massima in tal senso da parte dello stesso ministro Martina.

Sotto l’aspetto tecnico, la riunione ha preso in esame gli adempimenti conseguenti alla decisione della Commissione europea del 23 luglio scorso, che chiedeva  di identificare le “zone infette” e le zone circostanti denominate “zone cuscinetto”. Nelle zone così identificate, si devono adottare adeguate misure fitosanitarie.

A tale riguardo, la Regione ha indicato la gran parte della provincia di Lecce “zona infetta”. Qui proseguiranno le azioni di monitoraggio e di contenimento della diffusione del batterio ad esclusione dell’eradicazione delle piante di olivo. E’ Inoltre stato proposto un cordone sanitario (barriera lunga dallo Ionio all’Adriatico) per impedire la diffusione a Nord del Salento, costituita da una zona “cuscinetto” nella quale procedere ad azioni di lotta.

Il piano prevede interventi sulla nuova zona cuscinetto, tramite un monitoraggio costante a maglie strette, abbattimento degli insetti vettori ed estirpazione di eventuali piante infette, d’intesa con i ministeri della Salute e dell’Ambiente; il potenziamento dei controlli sull’eventuale presenza dell’infezione nei vivai e il blocco della movimentazione dei prodotti “a rischio” identificati nella decisione dell’Unione Europea; il potenziamento dell’attività di ricerca, anche per individuare le piante ospiti, di varietà immuni o resistenti ed eventuali ulteriori modalità di trasmissione del batterio; allargamento all’intero territorio nazionale del programma di monitoraggio; individuazione di idonei strumenti, anche finanziari, per il ristoro dei danni subiti dagli agricoltori e dai vivaisti; di attivazione eventuali procedure derogatorie nei confronti dei soggetti che hanno aderito a metodi di produzione biologico o a basso impatto ambientale; campagna di comunicazione ed informazione; istituzione di un Comitato scientifico, a supporto del Servizio fitosanitario nazionale, a cui dovranno partecipare i maggiori esperti della materia, nazionali e internazionali.

I lavori del Comitato scientifico saranno sottoposti all’approvazione del Comitato fitosanitario nazionale, convocato per il 15 settembre 2014.

Le indagini genetiche, condotte in collaborazione con i maggiori esperti mondiali di Xylella, hanno confermato che il ceppo identificato a Lecce è da ritenersi una variante atipica della sub-specie pauca, con origine di base nel Centro America. Per quanto concerne la gamma delle piante a rischio, sono state riscontrate infezioni, oltre che su olivo, a carico di oleandro, mandorlo, vinca, e più recentemente, ciliegio. Vite e agrumi, invece, non sono stati intaccati.

“La Puglia non può che apprezzare l’inversione di rotta da parte del Mipaaf  e di questo ringrazio il ministro Martina per la sensibilità riservata alle nostre sollecitazioni”. Commenta così il senatore Dario Stefàno l’esito della riunione.

“Il piano di interventi adottato - prosegue Stefàno - rappresenta una buona ripartenza, dove il problema assume dimensione ma anche regia nazionale e lo strumento dell’eradicazione non compare tra le priorità.  Condivido l’approccio adottato,  che consentirà certamente di valorizzare il lavoro svolto dall’Osservatorio regionale e di accogliere ogni possibile contributo di tutto il mondo scientifico, al quale dobbiamo chiedere di indicarci una soluzione alternativa alla eradicazione, per salvare gli ulivi e l’ulivicoltura pugliese. E con essi il paesaggio e tutto il bagaglio di valori che rappresentano”.

Anche il parlamentare Salvatore Capone ritiene positivo quanto deciso oggi a Roma. “E’ un piano di lavoro che agisce nell’immediato, coinvolgendo per alcuni segmenti anche i ministeri della Salute e dell’Ambiente, e che non assume come unico ed esclusivo modo per affrontare e sconfiggere il temibile batterio l’eradicazione degli ulivi, grazie alle azioni di monitoraggio e di contenimento della diffusione del batterio. Per questo va sottolineata l’importanza dell’impegno a costituire un comitato scientifico internazionale così come l’individuazione degli strumenti più idonei, anche finanziari, finalizzati al ristoro dei danni subiti dagli agricoltori e dai vivaisti colpiti dall'infestazione del batterio.

“Fondamentale, anche nel prosieguo – aggiunge -, sarà la capacità di attuazione tempestiva delle decisioni assunte mentre bisognerà garantire sempre più attenzione, anche grazie alla campagna di comunicazione concordata, alle imprese del nostro territorio comunque non coinvolte nella pandemia, dimostrando in questo una qualità di processo e di prodotto esemplari e a garanzia dell’eccellenza dell’olio salentino che rischia altrimenti di essere travolto da una negativa campagna di immagine con conseguenze micidiali e senza precedenti”.

In mattinata, però, c’era stata la presa di posizione piuttosto netta di Copagri. L’associazione, richiamandosi a un senso di nei confronti di iscritti, agricoltori e olivicoltori del Salento, ha reso pubblica la decisione di non partecipare più a nuovi incontri di carattere interlocutorio sul tema. “Ormai siamo convinti che l’ultimatum nei confronti delle istituzioni e della politica per passare dalle parole ai fatti sia scaduto. Avvertiamo il dovere morale di non renderci corresponsabili nei confronti del mondo agricolo nella catena di ritardi che si stanno accumulando, e che sono vera e propria causa di danni economici e sociali per il Salento”, dice l’associazione.

“Siamo stati i primi, inascoltati, tanti mesi fa, purtroppo, a portare avanti una posizione di equilibrio che finalmente è diventata patrimonio condiviso: gli alberi d’ulivo non devono essere eradicati senza criterio, bisogna condurre una lotta seria contro il vettore che diffonde il batterio, occorre utilizzare le giuste sostanze, quanto meno impattanti possibile contro l’ambiente e l’uomo e quindi bisogna finanziare le aziende che hanno perso gli alberi ai fini del reimpianto”. E il tema dell’eradicazione è stato, come visto, proprio al centro dell’incontro romano.

“È tanto triste leggere in queste settimane la discesa in campo di una politica inconcludente che ha soltanto cavalcato il tema dei cosiddetti “pesticidi a pioggia”, quasi che l’utilizzo di prodotti tipici a basso impatto sull'ambiente significasse avvelenamento dei terreni e delle acque. Incredibile che la politica – ha detto ancora Copagri -, che con la gestione delle discariche ha sì avvelenato campi e pozzi, colga l’occasione per non entrare nel merito delle questioni, ma solo per trarne qualche minimo vantaggio elettorale”.

“La Regione ha chiesto il ruolo di cabina di regia. Bene, lo faccia una volta per tutte. Senza indugi e senza balbettii. E soprattutto, dica chiaramente quante e quali risorse economiche ci sono da mettere in campo per l’acquisto di prodotti che devono combattere il vettore oltre che per il risarcimento delle aziende vittime degli espianti. Lo scaricabarile non serve a nessuno – conclude l’associazione -: gli agricoltori non ce la fanno più e considerano le nostre associazioni, fino ad ora troppo responsabili, addirittura conviventi con la cattiva politica. A tutto c’è un limite ed è incredibile che nessuno si renda conto, al di là delle vuote parole, dello stato di calamità in cui il Salento si trova”.

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