“Alba Service presa per i capelli: pochi margini, ora bisogna lavorare molto”

Fabrizio Marra, nuovo amministratore della società parla del futuro: "Sovradimensionamento noto, ma dico no ai licenziamenti"

Fabrizio Marra.

LECCE - Cinquant’anni, leccese, avvocato di professione, volto storico del Partito democratico (già segretario cittadino, ora tesoriere regionale e responsabile del settore giustizia), da alcuni giorni Fabrizio Marra ha preso in mano le redini di Alba Service. Il 6 agosto scorso il presidente della Provincia ha firmato il decreto per la nomina di amministratore unico dell’azienda di cui l’ente di Palazzo dei Celestini è socio unico. E la gestione di Alba Service non è proprio una passeggiata. I problemi sono noti da tempo, come le frequenti battaglie sindacali.    

Il bilancio societario, per la prima volta nella storia dell’azienda, si è chiuso in leggero attivo dal 2014. Tanto che Minerva ha ritenuto uno dei tre grandi obiettivi raggiunti nell’anno in corso la ripartenza della società da una fase di liquidazione a quella ordinaria. Si è così passati alla trasformazione: da società per azioni, Alba Service è diventata società a responsabilità limitata, con costituzione del capitale sociale e nuovo statuto.

Avvocato Marra, è in questa situazione che subentra la sua nomina. Quali sono, ora, gli obiettivi per il futuro?

“È nei fatti che la società sia stata letteralmente presa per capelli e solo la ferma volontà politica del presidente Stefano Minerva e della sua amministrazione provinciale a salvarla, ha fatto sì che oggi si parli ancora di Alba Service al presente e non al passato. A questo punto io rilevo una società nuova, come ha detto lei, con la trasformazione in Srl, ma questo non vuol dire pienamente in salute”.

“C’è davvero ancora tanto da fare. Comunque non ho perso tempo, avendo già incontrato a poche ore dalla mia nomina il commissario liquidatore, dottor Gianfranco Conte, che ha contribuito non poco, insieme alla parte politica e tecnica, cioè i dipendenti e i sindacati, a salvare una società che molti davano e altri volevano già morta. Ora ci aspetta un lavoro di implementazione, tenendo sempre d’occhio i conti aziendali, che per quello che ho avuto modo di vedere in prima battuta, non ci consentono margini di manovra molto ampi. C’è tanto da lavorare, ma a questo siamo abituati”.

Il mantenimento dei livelli occupazionali è, da sempre, uno dei problemi di questa società. Non sono mancate manifestazioni e proteste. Solo a maggio le ultime, per richiedere la proroga della cassa in deroga per tutti i dipendenti. Qual è il piano per il futuro, riguardante il personale?

“Bisogna sempre vedere da dove e come si parte, guardando in faccia la realtà, senza prendersi e prendere in giro nessuno. La situazione di sovradimensionamento di Alba Service, riguardo le unite lavorative, è cosa nota. Non scopriamo nulla di nuovo. È un aspetto da gestire. È inutile nascondersi dietro un dito. La gestione del personale, che io considero una risorsa e mai un peso per la società, è questione che dovrà essere affrontata nelle condizioni date”.

“Vengo al punto, senza troppi giri di parole. Questo non vuol dire, nella maniera più assoluta, licenziare. Voglio essere chiaro. Vuol dire, però, che va guardata in faccia la realtà, dialogare con tutte le componenti, per trovare insieme le soluzioni migliori, con la consapevolezza però, che ognuno deve fare la propria parte, sino in fondo”.

“La prospettiva aziendale, a totale partecipazione della Provincia di Lecce, che è socio unico, dipenderà molto anche e soprattutto dai servizi che ad Alba Service saranno affidati e che svilupperà nei prossimi anni e dai fondi che conseguentemente verranno assegnati all’azienda”.

Cambiando discorso, lei era in odore di candidatura al fianco di Michele Emiliano. Poi, con la nomina a tesoriere regionale del Partito democratico, ha rinunciato. Qualche rimpianto?

“Sono stato sempre a disposizione del Partito democratico. Per dieci anni, cioè dalla sua nascita, sino a tutto il 2017, sono stato alla guida di quello di Lecce. È stata un’esperienza faticosa, ma bellissima, culminata con la vittoria di Carlo Salvemini come sindaco di Lecce, dopo 19 anni di centrodestra alla guida della città capoluogo. Tutti volevano che rimanessi, tranne i soliti detrattori, più nel partito che fuori. Ma quelli è bene che ci siano. Sono di stimolo a fare sempre di più e meglio”.

“Tuttavia, c’è un tempo per tutto ed era giusto anche lasciare ad altri la possibilità di vivere questa esperienza. Rispondo ora alla sua domanda: sì, per Michele Emiliano mi sarei candidato senza esitazioni alle regionali, avendolo negli anni conosciuto bene, anche perché componente della sua segreteria, quando era segretario regionale del Pd pugliese. Lo considero, oltre che una persona perbene, cosa oggi più che mai non scontata per chi fa politica, un governatore concreto, alle volte tanto concreto da essere fuori dagli schemi della politica tradizionale”.

“Ma i cittadini hanno bisogno soprattutto di risposte dentro o fuori gli schemi. A fine gennaio il segretario regionale del Pd Puglia, onorevole Marco Lacarra, aveva bisogno di una mano seria a Bari, chiedendomi di entrare nella sua segreteria regionale, dapprima solo come tesoriere, poi decidendo di affidarmi anche la delega di responsabile giustizia del Pd pugliese. Ho accettato”.

“Gli impegni sono tanti e la logistica, cioè la distanza tra Lecce e Bari, oggettivamente non aiuta. Per cercare di fare le cose al meglio, spesso è richiesta una presenza fisica e anche costante. Ciò francamente mal si concilia con una candidatura in prima persona, dove devi coprire in campagna elettorale un territorio, come l’intera provincia di Lecce, di 98 comuni. Nella vita non bisogna fare tutto, ma c’è un tempo per tutto. E nella mia, ho avuto la fortuna di fare sempre quello che ho ritenuto giusto fare e rifarei, sin ora, tutto quello che ho fatto. Grazie a Dio, non ho rimpianti”.

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