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“Flessibilità necessaria, sulla Lupiae non si strumentalizzi”

Non s'è fatta attendere la replica della dirigenza della Lupiae Servizi, dopo il duro atto d'accusa lanciato dal consigliere comunale Antonio Rotundo. Tatiana Turi, alla presidenza: "Nessuna ritorsione"

La sede della Lupiae Servizi.

LECCE – Non s’è fatta attendere la replica della dirigenza della Lupiae Servizi, dopo il duro atto d’accusa lanciato dal consigliere comunale Antonio Rotundo, del Pd, che nei giorni scorsi ha parlato, tout court, di “atti ritorsivi”, in seguito a trasferimenti di personale e presunte vessazioni che alcuni dipendenti avrebbero subito. Si tratterebbe, in particolare, di chi non ha firmato un nuovo contratto proposto a suo tempo dalla società partecipata del Comune di Lecce.

Tatiana Turi, alla presidenza della Lupiae, che ha risposto nelle scorse ore, ritiene che il lessico utilizzato da Rotundo sia fuori luogo. “Nessun atto ritorsivo o metodi da caporalato ai danni di alcun dipendente – ha precisato - ma semplicemente la necessità di riorganizzare i servizi”.

“Non è nobile strumentalizzare la posizione di pochissimi dipendenti che non hanno inteso sottoscrivere l'accordo faticosamente raggiunto con le organizzazioni sindacali il 30 maggio 2016, con le quali, responsabilmente, nel corso di questi anni, si è costantemente lavorato con l'unico obiettivo della salvaguardia di tutti i posti di lavoro”, ha commentato Tatiana Turi. “Tale posizione – ha aggiunto -, appare finalizzata a mera propaganda politica, anche in considerazione della circostanza che il consigliere Rotundo, nel corso degli anni, non abbia mai espresso il proprio voto favorevole per il salvataggio di Lupiae Servizi”.

Insomma, secondo la dirigente della società partecipata, dietro a questo interessamento di un esponente politico del Pd, vi sarebbero interessi in vista delle elezioni, e l’ha detto nemmeno tanto fra le righe. “E' quanto mai strano – ha sottolineato, riferendosi a Rotundo - che si preoccupi ora, in prossimità delle elezioni amministrative, dei lavoratori. E' singolare, soprattutto, che si sostenga l'abnorme principio che un dipendente di una società pubblica, sostenuta con il denaro dei cittadini, pretenda di scegliere ove, e in che modo, effettuare la propria prestazione lavorativa, in barba alle necessità effettive e reali del datore di lavoro”. “Questo principio Rotundo lo dovrebbe spiegare alle migliaia di giovani salentini disoccupati”.

Secondo Tatiana Turi, “le scelte manageriali di mettere ordine e di riorganizzare i servizi, nel rispetto della legge e del Ccnl, costituiscono un dovere nei confronti del socio e dei cittadini leccesi che pagano gli stessi e che hanno il diritto di fruirne di sempre più efficienti, nonché, dei tanti dipendenti che adempiono giornalmente con diligenza i propri doveri”. E dalla necessità di riorganizzazione dell'intera società, passerebbe dunque, in maniera inevitabile, anche la flessibilità interna. “Tale flessibilità – ha concluso Tatiana Turi - è costantemente determinata da una molteplicità di concause: commesse del socio, pensionamenti per raggiunti limiti di età, purtroppo prematuri decessi, nonché infortuni, malattie o altre cause”.

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