Giovedì, 29 Luglio 2021
Politica

Esternalizzazioni in Mps, 182 lavoratori ‘tagliati fuori’. L’appello alla politica

I dipendenti che denunciano il rischio di un'emorragia di posti di lavoro. Il Salento risulterebbe particolarmente penalizzato, con 182 lavoratori interessati dalla cessione. "Taglio dei costi del personale per ottenere vantaggi figurativi sul bilancio"

LECCE – La paventata esternalizzazione dei servizi di back office inerenti alle attività bancarie di Mps sta divenendo una realtà. La campanella d’allarme per i possibili rischi che corrono anche i lavoratori delle filiali salentine, è decisamente suonata e ora il dito è puntato contro l’ultimo piano industriale di Banca Monte dei Paschi, che è all’origine della decisione.

Pochi giorni fa, infatti, l’Istituto di credito ha definito i confini del ramo d’azienda che entro il primo di gennaio verrà ceduto ad una nuova società di servizi (ancora da costituire) dando il via alle procedure di esternalizzazione.

In realtà, precisano gli stessi dipendenti, la  banca non esternalizzerebbe tecnicamente il suo back office, ma “spingerebbe fuori” dal perimetro bancario 1085 lavoratori ben identificati: le attività svolte sarebbero solo un elemento iniziale di selezione, ma non determinante, considerando che a parità di mansione, alcuni finirebbero per essere esternalizzati oppure indirizzati verso strutture diverse della banca.

Il Salento verrebbe particolarmente penalizzato da questa operazione che inizialmente prevedeva il coinvolgimento di una platea di 2058 lavoratori, tutti appartenenti alla divisione denominata Daaca, allocati su 7 diversi poli (Siena, Lecce, Milano, Padova, Roma, Firenze e Mantova). La Banca ha però ridefinito il perimetro dei lavoratori da esternalizzare: saranno 1085, ossia il 52 percento del totale, ma la scelta ha colpito fortemente il Salento dove la percentuale delle persone interessate dalla cessione è vicina al 70 percento. A conti fatti, sono quindi 182 su 267 i lavoratori salentini che l’Istituto intende cedere.

I lavoratori leccesi risulterebbero anche esposti al rischio di un licenziamento definitivo in virtù della loro età media, piuttosto bassa (circa 46 anni). E gli interessati, nella loro denuncia, non hanno utilizzato mezzi termini: “Risulta evidente come la nuova società, che allo stato attuale altro non è che una scatola vuota, non sia in condizione di offrire alcuna certezza per il nostro futuro”.

Ed a proposito della nuove società, i dipendenti raccontano il percorso che ha portato a questa scelta: “La Banca ha inizialmente sostenuto che la nuova società sarebbe nata da una partnership con un altro soggetto, e che avrebbe sempre visto il Monte dei Paschi come azionista. L’attuale situazione, invece, vede come unici soggetti interessati a divenire azionisti di questa nuova società due aziende non bancarie, Bassilichi e Accenture. La banca si è di fatto defilata, e se per un anno ha sostenuto con mercato e lavoratori che non avrebbe esternalizzato, ma solo ‘societarizzato’ mille dipendenti con le relative attività, oggi a pochi giorni dalla realizzazione del progetto, scopre le carte e scompare dalla compagine azionaria del nuovo soggetto”.

Ciò dimostrerebbe come a monte del progetto di esternalizzazione vi sarebbe “la sola volontà di espellere 1085 lavoratori, demandando ad un soggetto terzo il lavoro sporco”. “Non si parla di piano industriale – rivendicano i dipendenti per mezzo di una nota stampa - , ma semplicemente di taglio dei costi operato solo sul personale per permettere alla banca di ottenere dei vantaggi di bilancio, solo figurativi, per l’anno in corso. Infatti se da una parte si attualizza il taglio dei costi per il suo totale, dall’altra si spalma per i 15 anni futuri il costo del servizio che si intende esternalizzare”.

I dipendenti si chiedono come sia possibile che “Mps ceda le attività ed i lavoratori che le svolgono, ad una nuova società che promette di fornire a Bmps le stesse attività, con lo stesso personale, dietro il pagamento di un canone ben più basso del costo del personale stesso”.

Non di meno, la stessa condizione economica ed occupazionale delle due società coinvolte nel progetto mette tutti sulle spine: “Se si aggiunge che Bassilichi  è un’ azienda con meno di duemila lavoratori attualmente in agitazione, dei quali diversi in cassa integrazione, solidarietà e riduzione orario di lavoro e Accenture  è un soggetto spesso interessato da esternalizzazioni con l’obiettivo di licenziare, vedi l’azienda Tess, la situazione dei nostri 182 lavoratori appare grave” .

Il rischio di un’emorragia di posti di lavoro all’interno di un territorio che ha già pagato un dazio pesantissimo alla crisi economica, in termini di produzione ed occupazione, sembra altissimo. E da più parti si levano gli appelli ad un intervento della politica locale, finalizzato a  pretendere l’apertura immediata di un tavolo ministeriale presso il governo.

E’ utile ricordare anche il finanziamento statale di 4 miliardi di euro elargito ad Mps per sventare il fallimento:  “Se verrà lasciata libera di portare a termine questa operazione – tuonano i dipendenti - lo Stato avrà finanziato una società  che per ringraziamento licenzierà una parte dei suoi dipendenti con grave danno soprattutto per il nostro territorio”.

La nota stampa accenna anche a dettagli tecnici che non paiono secondari: “La nuova fiscalità sui crediti che, con le nuove norme sulla deducibilità fiscale di svalutazioni e perdite sui crediti, potrebbe consentire alla banca di incrementare gli utili per l’anno corrente di circa 101 milioni,  del 7 percento nel 2014 e del 5 percento l’anno successivo. Traducendo  in pratica  si tratta di un miliardo di profitti in più, in due anni”.

I fari sono ora puntanti sull’intervento del Governo finalizzato a tutelare i livelli occupazionali con il ridimensionamento dei lavoratori in esubero, grazie agli esodi anticipati. Lo stesso esecutivo, già finanziatore della Banca, è invitato a diventare parte attiva nella trattativa che nei prossimi giorni Mps avvierà con i sindacati, al fine di garantire il reintegro in Banca MPS dei lavoratori, nel caso di crisi occupazionale della Newco subentrante.  

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