“Renzi scavalca i sindacati”. Monta la protesta contro le manovre economiche

Jobs act e legge di Stabilità nel mirino di Cgil e Uil che hanno proclamato una giornata di astensione. Manifestazione a Lecce in via Umberto I. Stefàno (Sel): "C'è anche chi ha votato quegli atti e oggi protesta". Gabellone: Provincia ad un drammatico bivio

LECCE – Le bandiere rosse e blu di Cgil e Uil hanno ridisegnato i confini di via Umberto I, mentre dalla basilica di Santa Croce fino a Palazzo dei Celestini risuonava un coro unanime: “Così non va”. I due sindacati hanno chiamato alle armi i lavoratori salentini (dipendenti, autonomi, precari, pensionati e disoccupati compresi) riuscendo a strappare una larga adesione alla giornata di sciopero proclamata oggi a livello nazionale.

L’astensione come ultima frontiera per rimettere in discussione le manovre economiche del governo, dunque, con l’esecutivo di Matteo Renzi tacciato di ignorare la voce del popolo, rappresentata delle parti sociali, per tirare dritto lungo la strada delle cosiddette riforme.

Per la verità, come ripetuto dal numero uno di Uil Lecce, Salvatore Giannetto, lo scopo delle manifestazioni che hanno inondato le piazze delle principali città italiane, non era quello di far cadere il governo prematuramente.

Quanto quello di rimescolare le carte delle recenti manovre economiche. Si comincia dal discusso ’jobs act’, con annessi contratti a tutele crescenti, che lungi dal favorire la ripresa economica, così come annunciato dal presidente del Consiglio, “produce disuguaglianze e discriminazioni tra chi ancora gode di tutele ed i nuovi assunti che invece non ne hanno”, spiega Giannetto.

Di più, per un effetto combinato con le disposizioni della legge di Stabilità, licenziare ed assumere nel giro di pochissimo tempo (uno o tre anni) rappresenterebbe addirittura un vantaggio economico per le imprese “che ci guadagnano”. La manovra economica del governo sarebbe stata modellata, dunque, sulle richieste di Confindustria al fine di favorire indiscriminatamente le imprese e, aggiunge il numero uno di Cgil Lecce, Salvatore Arnesano, “finirà per aggravare il carico fiscale delle famiglie, mettendo a repentaglio l’autonomia degli enti locali”.

Come si rimette in moto un Paese, dunque? “Attraverso un piano industriale idoneo ad attrarre gli investimenti e puntando su fattori di crescita quali ricerca e innovazione – risponde Arnesano -, senza intaccare tutele e diritti”. Il collega di Uil aggiunge due proposte: estensione  del bonus di 80 euro ai pensionati ed incapienti e sblocco dei contratti per il pubblico impiego. L’articolo 18, ovviamente, rimane intoccabile: “I diritti dei lavoratori- precisa Giannetto- vanno estesi fino ad eliminare la piaga del precariato, non vanno tagliati”.

Sui diritti non transige neppure Dario Stefàno, senatore di Sel, che quegli atti governativi si è rifiutato di approvarli perché “negano i diritti conquistati al prezzo di battaglie epocali”. “La politica, piuttosto, deve avere l’ambizione di tenere insieme interessi diversi e ascoltare sempre la voce delle parti sociali, anche quando è scomoda e non piace”, aggiunge Stefàno al margine della manifestazione.

Rispetto al paradosso del “fuoco amico” sparato da Cgil sul governo di sinistra, il senatore ribalta i termini della questione: “Ritengo più paradossale che oggi, in piazza, si veda il volto di qualcuno che invece a Roma ha sostenuto quelle leggi, al pari di quanti hanno votato con convinzione lo Sblocca Italia e poi si sono riversati a Santa Maria di Leuca per protestare contro gli effetti di quella norma”.

A riprova di quanto sia divenuto trasversale il fronte della protesta, in prima linea, tra delegati sindacali e lavoratori, vi era Antonio Gabellone. Pronto a difendere le ragioni della Provincia di Lecce alle prese con il caos scatenato dalla riforma degli enti: la legge Delrio. Un provvedimento che il presidente considera inattuabile perché consisterebbe in un “semplice prelievo di risorse dalle tasche del territorio che peraltro non spiega chi e come debba assolvere a determinati compiti e determinate funzioni”.

L’ingresso del nuovo anno si preannuncia drammatico, dunque, per l’amministrazione di Palazzo dei Celestini costretta ad un’improbabile scelta: “Sospendere il servizio pubblico dal 1° gennaio oppure contrarre debiti per mantenere in vita funzioni che non sono più in capo alle stesse Province”.

Le ricadute negative su un territorio già martoriato dagli effetti della crisi, in cui le imprese che non investono di fatto arrancano, sono state ribadite nel corso dell’ intervento che ha tenuto il segretario regionale di Cgil, Gianni Forte. Dal sindacalista un’esortazione forte: “Non ci può essere cambiamento calpestando i diritti delle persone.

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E se la competizione tra le imprese non punta alla qualità ed all’innovazione, invece di essere giocata al ribasso”. Alla manifestazione ha aderito anche il sindacato Ugl: “Proseguiremo nella battaglia fino alla fine – ha puntualizzato il dirigente nazionale del settore terziario, Vito Perrone - e siamo disposti a sederci intorno ad un tavolo, insieme al governo, per convincerlo a modificare Jobs act e legge di Stabilità in fase di elaborazione dei decreti attuativi”.

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