Finocchiaro e Pellegrino per il sì. “La Riforma restituisce dignità al Parlamento”

Tappa leccese per la senatrice Pd sui nodi del referendum. Stoccata alla minoranza Dem. Pagliaro (Fi): "Il passaggio sul gasdotto Tap un vero autogol"

LECCE - Una riforma costituzionale incardinata e in assoluta continuità e coerenza con l’elaborazione che il centrosinistra rincorre da almeno vent’anni anni a questa parte. Per la senatrice Pd, Anna Finocchiaro, il tour pugliese per testimoniare le ragioni del “si” al referendum costituzionale del 4 dicembre prossimo transita anche da Lecce, con una conferenza stampa promossa nelle sale dell’hotel Patria dal presidente del comitato provinciale “Salento per il si”, Giovanni  Pellegrino. Dopo tanti tentativi andati a vuoto, per la presidente della Commissione Affari Costituzionali del Senato, sarebbe giunto finalmente il momento di “non rinunciare più alla possibilità di sperimentare un modello nuovo”. Ribadisce a chiare lettere la ragioni che portano verso un voto positivo alla proposta referendaria, la senatrice Dem, stigmatizzando chi nell’ambito del Partito democratico, a partire dal governatore di Puglia, Emiliano, caldeggia le ragioni del no al referendum. E per inciso fa un riferimento legato anche alla realizzazione del gasdotto Tap che rischia di trasformasi in nuovo fronte di polemica politica. Infine a margine dell’incontro leccese La Finocchiaro ribadisce la necessità di “sganciare la questione referendaria da quella politica”, valutando solo ed esclusivamente le ragioni del si. “E mi pare che anche da parte degli avversari politici” ha palesato la senatrice, “si sia convenuto che, se anche vincesse il No, il Governo resterebbe al suo posto".             

Nel suo excursus leccese la Finocchiaro ha ribadito che la riforma, che dovrà passare al vaglio della volontà degli elettori con il referendum del 4 dicembre, "determinerà una maggiore stabilità del Governo, una maggiore efficienza del procedimento legislativo con meno conflitto tra le Regioni e maggiore rappresentanza delle regioni e dei comuni nella sede più autorevole, cioè in un ramo del Parlamento". La senatrice ha posto l'accento, in particolare, sul fatto che la riforma Boschi “definisce al meglio il rapporto tra Stato e Regioni ed elimina il rischio di quel conflitto continuo che rallenta la decisione e l’incisività politica. Quella dei contrappesi è una obiezione al testo del tutto infondata. In tutti i sistemi costituzionali europei la seconda Camera, per il fatto di essere rappresentativa di altri governi e di altre istituzioni territoriali, è già un contrappeso al governo nazionale”. E alla minoranza del Pd che vuole votare “No” al referendum, la Finocchiaro ribadisce che si tratta di  un grossolano errore politico. “Non voglio entrare nello scontro” chiosa la senatrice Pd, “rispetto le idee di chi ritiene di votare No, ma mi auguro che siano assolutamente ancorate al merito e che non ci siano ragioni di altro genere. Ma chi nel Pd decide oggi di votare contro il cambiamento dovrà assumersi le proprie responsabilità”. 

I due massimi esponenti del Pd, Pellegrino e la Finocchiaro, si sono spesi senza remore per sottolineare “le buone ragioni della riforma”. Una Riforma che  a loro dire ha un obiettivo preciso: stabilizzare il sistema di governo; dare rappresentanza parlamentare alle istituzioni territoriali; introdurre nel sistema costituzionale un organo di raccordo tra Stato, istituzioni territoriali, Unione Europea con inedite funzioni di valutazione e controllo; delimitare le competenze di Stato e Regioni per dare maggiore efficacia alla decisione pubblica.

FullSizeRender-34-45La presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, lo ha chiarito in premessa: “La campagna referendaria non può essere inquinata con elementi del tutto estranei al merito delle questioni, in oltraggio alla libertà di scelta dei cittadini”. D’altra parte, proprio all’inizio dell’incontro, il senatore Pellegrino, ha parlato anche di dibattito surreale “perché esula dalle questioni di merito per parlare di tutt’altro”, sottolineando come “la riforma restituisce dignità al Parlamento e quella centralità perduta da tempo, per ridare vita a istituzioni che, rette dalle regole attuali, sono già morte”. Una riforma che per i sostenitori Dem per il si rimette al centro questioni rilevantissime come sanità, energia, politiche attive del lavoro, ambiente. “Le istituzioni e le Costituzioni”, ha chiarito la senatrice Finocchiaro, “fanno i conti con la storia e noi dobbiamo saper fare i conti con quanto accaduto dal dopoguerra ad oggi. La Repubblica ha visto 63 governi in 70 anni, il muro di Berlino è caduto, la conventio ad excludendum non esiste più, l’esigenza di dare stabilità ai governi è apprezzata come esigenza prioritaria, il tempo delle leggi è una questione ormai dirimente per la qualità di un intero sistema. Noi rispondiamo a questo stato di cose e a queste urgenze. E restituiamo al Parlamento un’autorevolezza che si misura anche come capacità di dare risposte in tempo reale traducendo in norme efficaci le scelte e le strategie politiche”. 

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Il tour pugliese della senatrice Pd dopo Lecce ha toccato anche Bari ed Altamura e si concluderà a Bitonto su invito del comitato locale per il si. Ma il passaggio della presidente della Commissione permanente Affari costituzionali e relatrice di maggioranza della legge di riforma, non è passato indolore sul fronte della polemica politica. Galeotto il suo esempio sulla realizzazione e sulle autorizzazioni del gasdotto Tap. "Vi pare che per fare un gasdotto sia necessario passare anche da un ordinamento regionale?” l’inciso della Finocchiaro. Un passaggio sul quale si è subito innalzato l’eco di dissenso di Paolo Pagliaro, dell'ufficio di presidenza nazionale di Forza Italia. “Con quelle parole, la senatrice Finocchiaro ha realizzato un ulteriore e clamoroso autogol contro la riforma del suo premier Renzi” commenta Pagliaro, “cara senatrice, vi piacerebbe svendere i territori agli amici delle multinazionali, calpestando liberamente le scelte delle comunità? Ebbene, questa è una ragione in più, oltre alle mille altre, per votare No al referendum che brucia la nostra Costituzione” replica caustico l’esponente forzista, “perché se Renzi non avesse già depotenziato le Regioni con la clausola di supremazia, la Puglia e il Salento avrebbero rigettato l'opzione di svendere il mare con le trivelle e il paesaggio con il gasdotto. Grazie alla Finocchiaro” conclude Pagliaro, “per averci dato un motivo in più per votare convintamente No".

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