Domenica, 25 Luglio 2021
Politica

Regione Puglia, fronte comune contro la soppressione del Tar di Lecce

Votato all'unanimità un ordine del giorno di Manigio contro il taglio del tribunale amministrativo. "Ma adesso non sia carta straccia". Soddisfatti Congedo e Caroppo. Domani discussione anche in Provincia, portata da Ciardo. E il sindaco Perrone chiede la convocazione dell'assise cittadina

BARI – Via Capruzzi ha votato all’unanimità un ordine del giorno presentato dal vicepresidente del Consiglio regionale, il salentino Antonio Maniglio, del Partito democratico, che impegna l’ente ad “attivarsi in tutte le sedi istituzionali per modificare il decreto del governo nazionale e a mantenere in attività il Tar di Lecce” e a “coinvolgere in quest’iniziativa i parlamentari pugliesi per dare più forza ai bisogni della Puglia e del Salento”.

Nel mirino c’è il decreto sulla semplificazione del governo nazionale che, come noto, intende tagliare le sedi distaccate dei Tribunali amministrativi regionali, fra cui quello di Lecce che serve anche le province di Brindisi e Taranto.

Ma per Maniglio, “il Tar di Lecce svolge un’attività superiore a quella del Tar di Bari”, e ritiene che “i costi di locazione sono irrilevanti dal punto di vista del contenimento delle spese”.  Per cui, “l’eventuale soppressione del provocherebbe un doppio danno ai cittadini sia per l’incremento delle spese che per il prevedibile allungamento dei tempi”.

Maniglio ha ringraziato l’intero Consiglio regionale per il voto unanime ed ha aggiunto: “Perché, come spesso capita, non diventi carta straccia, ho chiesto al presidente Onofrio Introna, che ha sostenuto con convinzione la proposta di deliberazione, di verificare che quanto abbiamo deciso trovi immediata attuazione”.

“Il governo della Puglia, il presidente Nichi Vendola, i parlamentari pugliesi devono fare un passo deciso verso il governo nazionale per evitare una chiusura che appare ed è irragionevole e che provocherà disfunzioni e disagi ai cittadini e agli stessi avvocati”, ha sottolineato il vicepresidente del Consiglio.

Per un altro consigliere regionale salentino, Erio Congedo (Forza Italia), “oggi è stata scritta una pagina di buona politica”. Anche a suo avviso la scelta di un taglio risulta “irragionevole” perché “non tiene conto dell’importanza strategica della sede leccese che ospita anche la Corte d’Appello e questo non può certamente ritenersi un aspetto secondario nel rapporto quotidiano tra cittadini e giustizia”.

Andrea Caroppo, anch’egli salentino, del Nuovo centrodestra, sostiene cheora “Vendola non ha più alibi" e deve attivarsi "per i diritti realmente negati”, con riferimento implicito al Puglia Pride. “Essendo intervenuto per primo a seguito della approvazione in Consiglio dei ministri del Dl con cui si dispone anche la soppressione delle otto sedi staccate di Tar – aggiunge - , non potevo che sottoscrivere e fare mio l’ordine del giorno presentato dal collega Maniglio”.

“Per volontà del Consiglio da oggi il governo regionale, presidente in testa, deve attivarsi concretamente in tutte le sedi istituzionali, dunque non più e non solo attraverso semplici comunicati stampa, affinché il Governo riveda la propria posizione sul punto. Se i salentini dovessero essere adesso costretti a ricorrere a Bari anche per impugnare i provvedimenti della pubblica amministrazione, sarebbe davvero denegata la giustizia”, conclude.

Massimo Colia, segretario regionale dell'Italia dei valori, fa un discorso più ampio che tocca anche le Province, esprimendo “profonda preoccupazione per ciò che nel Salento la riforma sta portando con sé”.

"In una nazione costretta a sopportare altissimi costi della politica, aggravati dai ben noti episodi di corruzione che dal Mose all'Expo la cronaca ha riportato alla ribalta, tagliate il superfluo non può significare privare i territori di eccellenze e servizi”, dice.

I riferimenti sono “all'Ico Tito Schipa, ai suoi lavoratori e all'altissima cifra artistico-culturale con la quale l'Orchestra rappresenta il Salento tutto” e ovviamente anche al Tar, "la cui soppressione rischia di ritardare e complicare per i cittadini l'iter dei procedimenti amministrativi non solo nella provincia di Lecce. Se tagliare i costi della politica equivale a privare i territori di servizi ed eccellenze – aggiunge Colia -, mentre altrove politica e affari continuano indisturbati a a rimpinguare le proprie tasche, qualcosa in questa riforma non va per il verso giusto”.

Domani, intanto, un ordine del giorno analogo sarà discusso presso la Provincia di Lecce. A presentarlo è il consigliere forzista Biagio Ciardo, il quale menziona, fra le altre cose che “il costo dell’affitto dell’immobile, di proprietà della Provincia, è irrisoria, circa 25mila euro, rispetto alle spese sostenute per l’immobile del Tar di Bari, circa 1 milione di euro”. Cifra che verrà presumibilmente ad aumentare “nel momento in cui sarà necessario acquisire un altro immobile nella città capoluogo di Regione al fine di accogliere gli uffici che verranno trasferiti”.

Sull'argomento del Tar, infine, anche il sindaco di Lecce, Paolo Perrone, ha richiesto al presidente dell'assise cittadina, Alfredo Pagliaro, la convocazione urgente di un Consiglio comunale urgente.  

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