"Tavoli e mobili con i soldi delle multe? Per la Corte dei conti non si può"

Il capogruppo del Pd risponde alla replica del comandante Zacheo. Citando un recente parere espresso per la città di Matera

Vigile multa un'auto (repertorio).

LECCE – Il capogruppo del Pd a Palazzo Carafa, Paolo Foresio, non indietreggia di un passo. Anzi, replica al comandante della polizia locale, il colonnello Donato Zacheo. Cacciando il jolly sul tavolo. Ovvero, citando un recente parere della Corte dei conti.

E proprio alle porte della Corte busserà, se non si ritirerà la discussa delibera dirigenziale con cui sono stati destinati circa 19mila euro all’arredamento della sala riunioni del comando di viale Leopardi. Secondo Foresio, non ci sono giustificazioni per chiamare in causa l’articolo 208 del codice della strada, che regola la destinazione dei fondi racimolati con le sanzioni. Mobili e tavoli, per il consigliere d'opposizione, proprio non sono previsti. E allora, il braccio di ferro continua.

La questione ha già sollevato un polverone, nei giorni scorsi, con la frecciata di Foresio, la pronta risposta del comandante e ora questa controreplica. “La Corte, chiamata in causa preventivamente dal Comune di Matera – afferma -, ha espresso un parere inequivocabile datato 15 luglio 2015”. Ovvero, il sindaco della Capitale della cultura europea, chiedeva, se si potesse attingere ai proventi delle sanzioni agli automobilisti, citando proprio l’articolo 208 del codice. L'intenzione era, cioè, di sapere se fosse possibile “finanziare una serie di dotazioni fra le quali erano anche espressamente citati mobili e arredi per gli uffici del comando polizia locale’”.

“La Corte – sottolinea Foresio - ha formulato, quindi, un ampio e dettagliato parere all’interno del quale si dice espressamente che è da escludere alcuna destinazione di tali risorse finanziarie alla copertura di spese per l'acquisizione di mobili ed arredi per gli uffici del comando della polizia locale”. Questo si può evincere chiaramente al punto 6 del parere, espresso dalla Corte dei conti della Basilicata, e che si può reperire sul Sole 24 Ore.

Foresio, fra l’altro, invita a da leggere punto per punto tutto il testo redatto. Perché “sottolinea a più riprese come i proventi da sanzione amministrativa in tema di circolazione stradale – dice a tale proposito - siano stati vincolati dal legislatore a specifiche destinazioni previste per legge, proprio allo scopo di correlare parte delle somme incassate dalle amministrazioni locali al miglioramento della sicurezza stradale e al potenziamento delle attività di controllo sulla circolazione stradale". "Non a caso – precisa il consigliere del Pd - si consente l’acquisto di attrezzature tecnologiche, non certo di tavoli e sedie”.

E allora, il Comune di Lecce è per lui chiamato a rivedere la decisione, che ritiene “evidentemente sbagliata”. Viceversa, “mi vedrò costretto a segnalare la questione alla stessa Corte dei conti perché i cittadini di Lecce, ribadisco, fra i più multati d’Italia, hanno il diritto di sapere innanzitutto come vengono spesi i soldi delle sanzioni che pagano e poi di vedere investite queste risorse nella manutenzione delle strade e nella sicurezza". E questo, "visto, fra l’altro, quanto il manto stradale in ampie zone della città ne abbia bisogno e quanti soldi pubblici ogni anno il Comune sia costretto a pagare per i risarcimenti dei danni causati da insidie stradali”.

Ora una postilla, perché in questi giorni s’è parlato molto della vicenda, senza forse specificare bene a quale sala ci si stia riferendo. La sala riunioni propriamente detta, quella in cui periodicamente si ritrovano gli agenti e che viene usata anche per le occasioni in cui sono ospiti le autorità per auguri istituzionali (sindaco, arcivescovo, eccetera) non c’entra nulla.

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La sala in questione sorge al terzo piano dell’edificio di viale Leopardi ed è impiegata in particolare per le riunioni del Cop, il comitato operativo delle varie polizie locali del Salento. Non una sala di libero accesso per gli agenti, dunque, ma a uso del comandante, dove, cioè, vengono accolti i suoi omologhi. Di fatto, a uso quasi esclusivo. 

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