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Sepolti dai rifiuti: cronache di ordinaria inciviltà dagli angoli sporchi di Lecce

Ci sono zone dove ogni giorno si accumula spazzatura come in via Leuca. Fra proteste e rassegnazione. E c'è chi è stato multato tre volte

LECCE – Una città che soffoca sotto il peso della sua stessa spazzatura, fra proteste, esasperazione e amarezza. “Tanto non cambierà mai nulla”, dice un pensionato, mentre scruta, gironzolando fra via Leuca e via Dogali, una montagna di rifiuti accatastati accanto a una delle poche fontanelle storiche rimaste in città.

Ieri c’erano grossi sacchi neri, oggi si supera l’ordinaria inciviltà, quasi si voglia stupire il passante: una sedia di plastica, pannelli rotti, la sponda in ferro di un vecchio letto, ma domina la scena sua maestà, il divano; adagiati sopra, una persiana di legno e soprattutto un aspirapolvere rotto che sembra simulare la sagoma di una diva ammiccante, senza averne la sensualità. Domani, chissà cosa ci sarà. Materassi, forse. Altri sacchi.

Intorno, i lavori procedono spediti. Via Leuca si sta rifacendo il look anche in questa porzione più lontana dal centro, oltre l’incrocio con viale Alfieri, quella che si bacia con il rione Castromediano. Lo scenario: polvere che volteggia e operai che spostano avanti e indietro macchine per movimento terra agili come se guidassero Vespe. Nel rumore assordante, diversi cittadini si fermano a osservare l’immondizia. Mentre dalle tasche spuntano gli smartphone e si scattano foto. Qualcuno scuote la testa, qualcun altro sorride. Un giovane promette di mandare un paio di scatti al tale candidato sindaco (dice il nome), poi ingaggia una breve polemica con una donna che spunta alle spalle, con l’auto. Parcheggia sul marciapiede, pericolosamente all’angolo di via Dogali, dribblando i paletti. Occupa per intero lo spazio riservato ai pedoni. “Mamma mia, devo fare solo una domanda”, replica secca lei, infilandosi in una macelleria. Strafottenza leccese.  

Decidiamo di restare qui, un paio di ore, per vedere di nascosto l’effetto che fa. Scattiamo qualche fotografia e nel frattempo chiamiamo la polizia locale. Ci assicurano che arriveranno il più presto possibile, spiegando che sono alle prese con situazioni simili in altre zone di Lecce. Quartiere che vai, usanze (le stesse) che trovi.

La vista di qualcuno che scatta foto con la Nikon incuriosisce e attrae quasi quanto l’ingombrante collinetta di spazzatura. “Lei è un ispettore?”, chiede un’anziana e distinta signora. Mi presento e non ci pensa due volte: “Allora lo scriva: è una vergogna. E non solo qui. Ovunque. Anche nei pressi della campana in fondo”. Il riferimento è al contenitore che sorge all’angolo fra via Alfieri e via Malta, a breve distanza. Queste mese sparirà con tutte le altre di Lecce e anche il vetro si raccoglierà con il sistema porta a porta. Ma gli evasori-sporcaccioni troveranno altri anfratti per imboscare rifiuti. C’è da scommetterci.

“Basterebbe forse qualche videocamera, per stanarli”, aggiunge la donna, indicando anche un immobile che sorge ad angolo. Posto perfetto. Un negozio chiuso da tempi immemori, per giunta. Per terra, agli angoli, un tappeto di escrementi di uccelli. “Guardi, è un vero degrado. E qui si fermano in molti a bere dalla fontanella”.  

“Noi del Leuca siamo cittadini di un quartiere di serie B”, rincara la dose un altro passante. “In piazza Partigiani non si vede certo questo schifo”. E intanto, alle spalle, nonostante il senso unico di marcia in direzione di Castromediano, imposto proprio per i cantieri che restringono le corsie, verso Lecce si muovono decine di auto contromano. Si formano imbottigliamenti, gli specchietti quasi cozzano e i gas di scarico si aggiungono alla polvere dei lavori. Che bel quadretto.

Arriva finalmente la polizia locale, una pattuglia del Nucleo Dec, seguito a ruota da un mezzo della Monteco. Stanno girando da questa mattina. Ed è così ogni giorno. Forse non si aspettavano quelli che sembrano più gli effetti di un trasloco che comuni rifiuti. Intanto, si avvicina un altro cittadino e sbirciamo insieme nel cassone della ditta che smaltisce rifiuti. Una catasta di volantini pubblicitari. “Ecco, vede?”, mi dice. “Li infilano ovunque, sotto le persiane, sotto le porte”. Poi, basta un colpo di vento e vanno a creare tappeti plastificati sui marciapiedi. “Per carità, tutti devono lavorare, ma questi ragazzi, almeno, che non rischiassero di danneggiare gli infissi”. Mi torna in mente un mio stesso articolo di qualche tempo addietro.

Gli agenti, intanto, prendono atto di tutto quel “belvedere”. La loro è una lotta interminabile contro l’inciviltà. Ci vorranno anni, forse, perché si entri a regime. Troppi evasori, e, forse, ma questa è una considerazione dello scrivente, il servizio di raccolta della differenziata si sarebbe potuto e dovuto studiare meglio, a monte. Lecce non era preparata.  

Spunta intanto qualche aneddoto. Si scopre, per esempio, che solo per quell’angolo di via Leuca, sono stati elevati nel tempo almeno sei o sette verbali. In un caso, a un tizio che abita proprio nelle vicinanze. Altre tre volte, addirittura allo stesso soggetto. Ogni mattina faceva la sua bella passeggiata partendo da casa, un punto molto più in fondo della stessa via Leuca, con i sacchetti in mano, per andare ad alimentare la montagnola di rifiuti con nonchalance. Così fan tutti. E sono tutti leccesi, appartenenti a quell’esercito che non paga la tassa sui rifiuti.

Arriva la rassicurazione che gli oggetti più ingombranti saranno ritirati nel giro di poco tempo. Alla quale si somma, però, con una punta di rassegnazione, anche la consapevolezza che domani ci sarà qualcos’altro. Qui, fra via Leuca e via Dogali, come in ogni altro angolo di città dove ci si muove nell'ombra trascinandosi dietro la propria spazzatura e rifilandola alla comunità. 

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