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Sicurezza, il sindaco chiama il prefetto. "Ma collaborino tutti i leccesi"

Salvemini condivide le preoccupazioni dopo i fatti di ieri, ma aggiunge che la stazione non è l'unico problema e che non tutti i fatti si devono attribuire agli stranieri. Ma la destra locale insorge: "Immigrazione incontrollata"

Una fase della rissa di ieri.

LECCE – Mentre le indagini della polizia vanno avanti, il giorno dopo l’aria in città è tesa. La notizia della rissa in stazione, con un giovane che ha seriamente rischiato la vita (solo la fortuna ha voluto che non sia rimasta recisa la vena giugulare, ma il 23enne nigeriano rimasto coinvolto ha perso molto sangue ed è ricoverato in Chirurgia plastica), ha ovviamente scosso anche gli ambienti politici locali, tirati per la giacchetta dai cittadini esasperati. Anche perché già da ieri sera in molti, specie residenti nell’area della stazione ferroviaria, hanno manifestato per l’ennesima volta, a gran voce, aperta insofferenza verso una situazione che si trascina da anni, ormai ritenuta insostenibile.   

Il sindaco chiederà il tavolo con il prefetto

salvemini_fascia_aula-2-2-2Sulla sua pagina Facebook, il sindaco Carlo Salvemini ha così assicurato tutti che chiederà a breve al preffto di convocare il Comitato per l’ordine e la sicurezza per “programmare interventi specifici lì dove è più urgente la presenza delle forze di polizia”. Ma ha anche rivolto un appello a tutti, a sentirsi “parte di una comunità che difende i principi della costituzione, pretende il riconoscimento dei propri diritti, chiede di vivere in sicurezza.  Ma senza dimenticare i propri doveri.  Uno su tutti: quello di vivere senza pregiudizi”.

Il primo cittadino spiega di condividere lo stato d’animo dei leccesi. “Abbiamo tutti diritto di vivere ‘liberi dalla paura’ nelle nostre città e spetta anche al sindaco adoperarsi perché questo accada”. E la sua ricetta è questa: “Lavoro congiunto delle istituzioni”, “lavorare sulla riduzione del disagio sociale”, “investire sulla rigenerazione urbana per garantire servizi ovunque”, “affermare ogni giorno un cultura dei doveri oltre che quella dei diritti”.

Patto per la sicurezza: "Attendiamo Salvini"

Alcuni passi sono stati fatti, considerando che a febbraio è stato sottoscritto in Prefettura un Patto per la sicurezza urbana che ha proprio il compito di “prevenzione e contrasto dei fenomeni di criminalità diffusa e predatoria, attraverso servizi e interventi di prossimità, nonché attraverso l'installazione di sistemi di videosorveglianza”. Ma, ricorda ancora il sindaco, si è in attesa della firma del ministro Matteo Salvini perché possa partire.

Risale invece al maggio scorso l’attivazione del servizio di “polizia di prossimità”, con la presenza di agenti di polizia locale per strada. Si è partiti dal quartiere Ferrovia e dal rione San Pio e da pochi giorni si è arrivati in  centro. “Non è quanto avrei voluto ma è ciò che oggi le nostre risorse umane ci consentono: 120 agenti preposti al controllo di un comune di 100mila abitanti che si estende per 238 chilometri quadrati con vocazione turistica sono pochi”, dice Salvemini.

Ecco che diviene fondamentale il lavoro in collaborazione con Prefettura e Questura “per rafforzare il sistema di polizia integrata sul territorio”. “Il mio impegno – aggiunge il sindaco - è quello di garantire presto risultati più visibili e concreti consapevoli delle difficoltà nelle quali operano i responsabili del comparto sicurezza nel nostro Paese”.

Ma la stazione non è l'unico problema

Ma l’area della stazione non è l’unica con problemi. Salvemini riceve quotidianamente segnalazioni di intervento di singoli cittadini e organizzati che denunciano reati e problemi nel proprio quartiere. E l’elenco è lungo: prostituzione in strada, spaccio, parcheggiatori abusivi, bivacco molesto, deturpazione dello spazio pubblico, attentati incendiari, occupazioni abusive di alloggi popolari.

“Essi attraversano la città senza distinzione e non possono essere attribuiti esclusivamente a migranti, come molti tentano di fare. Per questa ragione – aggiunge - vi esorto a non incorrere in semplificazioni pericolose che indicano nello straniero la responsabilità di una percezione di insicurezza: non per l'evocazione di un solidarismo umanitario (pur nobile) ma a difesa di una verità che se cancellata determina lacerazione profonde del nostro vincolo comunitario. Oggi Lecce non è prigioniera della delinquenza dei migranti. Oggi Lecce deve fare i conti anche con episodi di delinquenza di migranti (oltre a quella degli italiani, leccesi e non). Ai quali non vanno accordati sconti o trattamenti privilegiati:  quando si commettono reati non c'è differenza di passaporto. Mostriamoci esigenti nel rispetto dei doveri da parte di tutti, giustamente”.

Il succo potrebbe essere questo: più collaborazione da parte di tutti, ma senza pregiudizi. “Ricordiamoci che abbiamo vissuto stagioni più pericolose per la sicurezza cittadina, quando Lecce era sotto la cappa della criminalità organizzata locale. Tutti, io per primo, vogliamo una città capace di trasmettere, a chi la vive, la visita, la abita, tranquillità”. L’appello, del sindaco, allora, è questo: “Lavoriamo insieme per raggiungere questo obiettivo”.

La destra: "Si ignora la bomba sociale"

centrodestrafirme-2-2-2Le forze di centrodestra, però, hanno una visione diversa. E non mancano di affondare il colpo. A margine della rissa di ieri sera, Michele Giordano, capogruppo di Fratelli d’Italia, fa una disamina impietosa: “Per l’ennesima volta, nonostante le mie ripetute richieste di alzare la guardia e presidiare costantemente le zone a rischio, i residenti della zona stazione sono stati terrorizzati da scontri tra immigrati, violenza e sangue. Siamo riusciti a trasformare alcuni quartieri di Lecce in piccoli far west dove qualcuno può rischiare anche di morire. Sono mesi che mi sembra di abbaiare alla luna. Mi chiedo se l’attuale amministrazione voglia continuare a ignorare una bomba sociale fatta di sbandati, ubriaconi e gente che spesso continua a restare nel nostro Paese illegalmente, senza che si provveda a presidiare costantemente alcune zone a rischio”. 

Proprio ieri Giordano ha chiesto un Consiglio monotematico sulla sicurezza in città. A suo giudizio, occorre un tavolo istituzionale per prendere subito provvedimenti. “Prima che la situazione sfugga di mano, anche se, a giudicare dalla frequenza delle maxirisse tra extracomunitari, sembra già sfuggita di mano”, chiosa.  “L’ho spiegato anche ieri in Consiglio e lo ripeto oggi: la gente vuole soluzioni vere. I residenti delle periferie a rischio non se ne fanno nulla del buonismo e delle chiacchiere”.  E rincara la dose: “Chiamiamo le cose con il loro nome: esiste un problema sicurezza causato anche da un’immigrazione incontrollata. Inoltre, alcune zone della città avrebbero bisogno di maggiore illuminazione”. 

"L'immigrazione è ormai incontrollata"

Per il consigliere di Fratelli d’Italia “è necessario un piano di intervento concreto ed efficace che renda più sicuri i nostri quartieri in cui l’immigrazione incontrollata sta facendo crescere il degrado sociale. È necessario un intervento duro che faccia capire alle giovani gang di extracomunitari che il quartiere della stazione non è il Bronx. Questa amministrazione ha il dovere di rendere sicure le zone più critiche della città, non ci sono alibi dopo l’ennesimo episodio di violenza: si agisca subito”.

Cristian Sturdà, coordinatore cittadino di Forza Italia, sostiene “che l’ennesimo episodio di violenza registrato ieri sera nei pressi dalla stazione ferroviaria di Lecce e che ha coinvolto circa venti cittadini extracomunitari, conferma quanto ancora poco sicura sia diventata la nostra città”. Ricorda un altro episodio, recente, quello di viale dell’Università (per il quale sono stati identificati un bulgaro e un rumeno, Ndr) e ritiene che sia “sintomo di un’amministrazione che ha perso totalmente il controllo della sicurezza in città. Il governo cittadino, attento più alla tutela dei (presunti) richiedenti asilo, dovrebbe iniziare a mettere al primo posto la sicurezza dei suoi concittadini leccesi, quelli cioè che in quelle zone vivono, lavorano e pagano le tasse”.

"La giunta Salvemini si dichiara impotente"

WhatsApp Image 2018-09-25 at 17.49.08-2Giancarlo Capoccia, di Sentire civico, ricorda come Il 24 aprile scorso abbia sollevato il problema del decoro e della sicurezza in stazione, proponendo al sindaco di Lecce di convocare una tavola rotonda aperta e alla presenza di associazioni, movimenti civici, cittadini e rappresentanti degli organi studenteschi, per discutere proposte. "La giunta Salvemini, per tutta risposta, si dimostrò totalmente insensibile al nostro invito come se quanto sostenuto fosse frutto di un tentativo di strumentalizzazione del problema anziché di un reale interesse nei confronti della città", tuona. E aggiunge: "Il mondo associazionistico, compreso quello ecclesiastico, in un primo momento aderì alla nostra iniziativa, ma poi, successivamente, prese le distanze in quanto in molti credettero che ciò fosse più una mossa politica che una reale esigenza della comunità leccese".
 
Proseguendo, Capoccia riprende le parole di Salvemini sul tema della sicurezza urbana. "Il tema è avvertito, non viene né sottovalutato, né banalizzato, viene controllato e monitorato, naturalmente con la consapevolezza di poter fare quel che si riesce a fare”. Il che, suo dire, non suona bene. "Sono queste le rassicurazione che Salvemini fa alla cittadinanza. Una cittadinanza che forse s’aspetta qualcosa in più sul piano del vivere nei confini della civiltà, anche se il clima caldo che sta vivendo la nostra città è ascrivibile a scelte che non sono leccecentriche".  

"La polizia locale non ha le risorse"

"Rafforzare il senso di sicurezza - prosegue Capoccia -, è un compito primario e fondante delle amministrazioni locali e questo, a Lecce, non sta avvenendo. Non solo, ma questo clima urbano per buoni squarci impuntato alla violenza incide negativamente sulla vita dei nostri cittadini e si ripercuote anche sull’economia locale ed anche sul turismo più qualificato dell’anno, quello di settembre, ottobre e novembre. Ed ora è sotto gli occhi di tutti che c’è un problema di guida nel governare la nostra città, anche se tutto ciò è stato preannunciato".
 
Altro aspetto, la carenza di organico nel personale della polizia locale. "Ma è a conoscenza che agenti della polizia locale - dice Capoccia - sono disarmati e non hanno distanziatori e nemmeno lo spray al capsicum? E’ a conoscenza che ventinove agenti sono impiegati in orario part-time per poi essere utilizzati, oltre l’orario ordinario di servizio, col sistema a recupero ore? E’ a conoscenza che c’è personale che non è addestrato alla difesa personale e alle tecniche operative? Noi di Sentire civico, con poche risorse a disposizione, abbiamo intercettato il problema e mosso i primi passi; passi ai quali il sindaco avrebbe dovuto ben valutare, dovendo porsi con la cautela e la perizia del buon padre di famiglia".

"Polizia di quartiere anche di notte"

giorgiopala-2 (1)-2Il consigliere di minoranza e presidente della X Commissione (controllo), Giorgio Pala, ricorda che "quella maledetta zona che inizia con via di Ussano e prosegue in via Don Bosco, con relative parallele (via Martiri d’Otranto): da anni è al centro delle mie segnalazioni". E aggiunge: "Ricordo in tempi lontani, ben prima delle elezioni comunali, quante famiglie della zona mi raccontavano con paura la situazione serale della zona in cui abitano: tali storie purtroppo mi vengono raccontate anche ora". Per lui è giunto il momento di dire basta. 

"Non voglio essere populista, non ne farò una questione razziale (i delinquenti possono essere bianchi neri gialli o arancioni, sempre di delinquenti si tratta), non farò un attacco politico (non è colpa di questo sindaco, né del precedente o del precedente ancora). Non mi interessano i colpevoli, ma le soluzioni concrete ed immediate: ecco perché lancio subito la mia proposta". Ovvero, quella della polizia di quartiere anche di notte.

Pala menziona il progetto dei poliziotti di quartiere lanciato proprio durante una Commissione da lui presieduta, poi ribattezzato “polizia locale di prossimità”, che prevedeva una zona pilota ("proprio quella della stazione, non a caso") monitorata da una squadra di dieci agenti di polizia locale, dalle 7,30 di mattina fino alle 21.  "Iniziativa lodevole e che elogiai subito, ma adesso serve di più". Si appella quindi al comandante Donato Zacheo e all’assessore Sergio Signore. "Due persone competenti e che fanno benissimo il loro lavoro". E chiede loro di "estendere alle ore notturne l’orario dei poliziotti di quartiere, perché è proprio in tali orari che si perpetrano le peggiori azioni criminali".

Marti: "Assurdo criticare il decreto sicurezza"

martirussicalo-2-2-2Nell'occasione, torna a parlare anche il senatore Roberto Marti, del gruppo Lega-Salvini premier, dopo la vicenda degli alloggi popolari che vede i riflettori puntati anche su di lui. E lo fa rimarcando come "le periferie della nostra città" siano "nelle mani di piccole gang, sbandati, violenti e ubriaconi" e, soprattutto, per attaccare il sindaco. "Mi sembra assurdo che Carlo Salvemini non trovi meglio da fare che criticare su Facebook un decreto sicurezza che pone fine all’anarchia migratoria nel nostro Paese. Le nostre forze dell’ordine con spirito di abnegazione vanno avanti e si sacrificano per arginare i disordini, ma ora è necessario un piano di intervento che allontani i violenti da Lecce: le norme governative aiuteranno gli amministratori locali".

"L'insicurezza crescente nelle nostre città - prosegue Marti - è dovuta al fatto che abbiamo permesso di far entrare di tutto in Italia, senza controllo, e senza poter garantire lavoro e certezze. Il sindaco di Lecce invece di fare propaganda contro Salvini pensi alle continue risse, al bivacco e al degrado delle periferie leccesi, dove c’è bisogno di aumentare il presidio e la presenza delle istituzioni. L’immigrazione incontrollata voluta dal buonismo della sinistra sta facendo diventare sempre più insicuri i nostri quartieri periferici. È il tempo di mandare a casa chi non si comporta bene".

Il Sap: "Lecce diventata zona franca"

"Lecce è diventata una zona franca", dichiara invece Francesco Pulli, segretario nazionale del Sindacato autonomo di polizia. "Servono più risorse umane per il controllo del territorio, sia nella città che in provincia. A livello locale abbiamo più volte sensibilizzato prefetto, questore, istituzioni e forze politiche di ogni schieramento. Nonostante il prodigarsi e le rassicurazioni del questore - aggiunge però Pulli -, questo ancora non è avvenuto".

"La stazione ferroviaria di Lecce – prosegue Pulli – è diventata quasi impraticabile. Anche il personale di polizia ferroviaria andrebbe implementato. Inoltre vi è anche il problema dello stabile presso cui ha sede la questura, che versa in condizioni pietose. Il personale – conclude Francesco Pulli -  ha bisogno di una sede adeguata, e il nostro appello alle istituzioni è che si adoperino quanto prima per individuarne uno idoneo".

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