Sanitaservice, spira il vento della protesta. Assemblea e sit-in contro “il silenzio”

Dipendenti e sindacalisti Usb ed Fsi, riuniti in assemblea, hanno affrontato i nodi irrisolti del mancato tempo pieno, del piano del lavoro, delle trattative svolte su tavoli separati e dei mancati rimborsi nei passaggi di livello. Sit-in ai piedi della società in house

LECCE – Ricomincia la protesta in casa Sanitaservice con i due sindacati, Usb ed Fsi insieme alle Rsu aziendali, pronti a dar battaglia contro la presunta “inerzia” dell’amministratore unico, Lorenzo Martello. Ma anche per conferire finalmente alla grande platea di lavoratori “internalizzati” un piano del lavoro efficiente ed organizzato. Garantendo, alla fin fine, il passaggio a quel famoso full-time che era previsto sin dal 2011, data di assunzione degli ausiliari e pulitori all’interno della società in house creata dall’azienda sanitaria locale.

“Nella Asl di Bari, che ha cominciato la procedura in housing con un anno di ritardo, tutti i dipendenti hanno incrementato il monte orario fino alle 32 ore settimanali. Lecce rimane l’unica eccezione del panorama regionale, con molti dipendenti ancora fermi al palo dell 24 ore”, ha commentato il referente provinciale dell’Unione sindacale di base, Gianni Palazzo. Lo stesso segretario, nel mese di dicembre, aveva presentato una proposta di integrazione del monte ore mediante l’affidamento formale di alcuni servizi che, di fatto, i lavoratori già svolgerebbero nei distretti dell’Asl/Lecce 2.  Senza trascurare i margini per ulteriori affidamenti garantiti dall’apertura di nuove strutture ospedaliere (come le case della salute) sul territorio provinciale.

“Il 24 febbraio il direttore generale Valdo Mellone ha espresso una valutazione positiva della proposta, riservandosi di comunicarci il responso finale al termine di alcune verifiche, ma comunque in tempi brevi”. Anche quest’iniziativa sembra però caduta nel vuoto ed il segretario Usb, sostenuto dal collega Fsi Dario Cagnazzo, ha deciso di passare “alle maniere forti”.

Entrambi hanno partecipato all’assemblea dei lavoratori, organizzata dalle Rsu, che si è tenuta questa mattina presso la sala conferenze del Polo Oncologico dell’ospedale Vito Fazzi per poi spostarsi, insieme ai loro iscritti, presso la sede della stessa società in house per un sit-in di protesta. L’obiettivo? Far valere finalmente le proprie ragioni,  rompendo la cortina di silenzio che sembra essere piombata sulle relazioni sindacali: “Da almeno cinque mesi non abbiamo modo di comunicare con il dottor Martello”, ha incalzato Palazzo puntando nuovamente il dito contro la consuetudine della Sanitaservice salentina di convocare le delegazioni trattanti su tavoli separati.

sanitaservice _ assemblea Us 041-2Sindacati confederali da un lato (in quanto firmatari del contratto) e sigle autonome dall’altro, nonostante la forte rappresentanza all’interno dell’azienda. E questo “in barba al parere dell’Aran, l’agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni che, pur riconoscendo l’autonomia della parte datoriale, non ritiene auspicabili queste divisioni”, ha ribadito il referente Usb.

Ma sono soprattutto i problemi irrisolti della società in house ad aver “reso necessaria” quest’ennesima mobilitazione. Oltre al mancato aumento orario e passaggio al full time, infatti, pesa il mancato accordo per il passaggio di livello da A in A1. Il passaggio contrattuale, accordato dall’amministratore unico con decorrenza da marzo 2014, non contemplerebbe anche il rimborso dei mesi arretrati.

Già dal mese di maggio del 2013, infatti, buona parte dei dipendenti Sanitaservice ha maturato tale diritto, in ossequio con quanto previsto dal contratto collettivo nazionale della sanità privata. Ma l’inquadramento ha subito una battuta d’arresto con la legge ‘spending review’ del 2013: il comma 11, articolo 4 della norma, infatti, vietava a tutte le società partecipate di sforare la spesa per il personale calcolata nel 2011.“Ora Martello potrebbe trovarsi di fronte a decreti ingiuntivi di pagamento per gli arretrati, costretto anche a sostenere le spese legali”, hanno annunciato in tono polemico i due sindacalisti.

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