Mercoledì, 28 Luglio 2021
Politica

Caos Sanitaservice. “Sì al full time, ma occhio alla qualità dei servizi”

I tre confederali Cgil, Cisl e Uil prendono posizione sulla vertenza che vede i dipendenti chiusi nella palazzina della Asl. La proposta per l’aumento del monte ore prevede l’affidamento di nuovi servizi di ‘supporto’ all’interno dei singoli reparti

LECCE – Sono trascorse due settimane da quando i lavoratori di Sanitaservice si sono barricati all’interno della direzione generale della Asl, capitanati dal sindacato Usb. Ora anche i tre confederali Cgil, Cisl e Uil intervengono per fare ordine nel caos che regna sovrano, dentro e fuori la società in house costituita nel 2010 per l’internalizzazione di alcuni servizi.

Se l’obiettivo del tempo pieno a 35/36 ore settimanali per tutti i dipendenti che si occupano di pulizie ed ausiliariato rimane, infatti, l’obbiettivo comune delle sigle sindacali (al di là delle singole posizioni non sempre facilmente conciliabili), i segretari confederali intendono “ripristinare alcune verità”.

Innanzitutto la posizione della Asl, a partire dall’ultima riunione di fine giugno con la delegazione trattante, ma anche prima, sarebbe stata a dir poco “altalenante”, per usare le parole di Simone Longo della Fp Cgil. In occasione di quel tavolo si è preso atto, infatti, delle rilevazioni metriche dei locali in cui operano gli operatori di Sanitaservice, misurate dall’apposita Area tecnica dell’azienda sanitaria, e si è stabilito di utilizzare il monte ore derivante da 19 ausiliari andati in quiescenza. Dopo di che, però, non se n’è saputo più nulla. Il direttore della Asl, Valdo Mellone, non ha più sciolto la relativa riserva e l’accelerata iniziale impressa al full time ha subìto e una brusca ed incomprensibile battuta d’arresto.

Non da meno, aggiunge Giuseppe Melissano della Cisl, si sarebbe comportato l’assessorato regionale alla Salute che dopo l’iniziale apertura ai sindacati, poiché le proposte non contrastavano con le norme nazionale che regolano le società partecipate degli enti pubblici, avrebbe disperso le forze nel mare magnum della burocrazia e dei pareri tecnici ministeriali.

Al netto di questi interventi confusionari e della rabbia esplosa tra i lavoratori, Cgil, Cisl e Uil stanno battendo il chiodo su una proposta che ricalcola l’intero monte ore e, soprattutto, è “strettamente legata alla necessità di migliorare la qualità del servizio finale reso all’utenza, alle reali necessità di organizzazione del lavoro nei singoli presidi ospedalieri ed anche alla precauzione di non rendere la società in house poco concorrenziale sul mercato”, spiega Longo.

IMG_3195-2La situazione di partenza, di certo non rosea, è che allo stato attuale mancano 1300 unità di personale, la metà delle quali è composta da infermieri ed operatori socio sanitari. L’idea è di affiancare questi ultimi con i lavoratori di Sanitaservice, dirottati ed adeguatamente formati per attività di supporto di tipo alberghiero. Ricalcando, quindi, l’esperienza della Asl della provincia Bat in cui, dal 1° luglio, tutti sono transitati al full time, senza colpo ferire.

Questa operazione presuppone, però, “che ci sia una diversa tipologia di lavoro, per cui i dipendenti svincolati dalle direttive dell’amministratore unico di Sanitaservice, siano gestiti dai direttori dei singoli reparti in cui c’è una reale necessità di personale”, precisa Melissano di Cisl. La proposta prevede, quindi, la disponibilità ad una mobilità interna tra i sei ospedali della provincia e si fonda sulle seguenti cifre: su 4.447 ore che mancano per il full time, 200 provengono dalle cessazioni dei rapporti di lavoro e 1850 sono rinvenibili dal completamento dell’orario dei servizi già affidati e 2400 per l’acquisto di nuovi servizi di supporto.

Antonio Tarantino della Uil conclude con una dura stoccata verso la gestione “schizofrenica” della vicenda: “Sin dall’inizio i tre confederali hanno assunto l’impegno di far transitare tutti i lavoratori verso il full time ma ogni percorso individuato con la direzione sanitaria è stato poi abbandonato”. E ancora, inutili sarebbero i continui pellegrinaggi verso Roma e Bari da cui “emergono voci addirittura contraddittorie”.

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