Giovedì, 17 Giugno 2021
Politica

“Basta un sìndaco”: il Pd serra i ranghi per il referendum

Sono 24 i primi cittadini salentini hanno aderito all'appello nazionale per votare "si" il 4 dicembre. "La riforma necessaria per dare stabilità al governo e velocizzare l'iter legislativo"

LECCE - La classe politica si è spaccata intorno al “sì e no” del prossimo referendum costituzionale tanto che la questione ha da tempo valicato gli approfondimenti di natura tecnica per diventare mero terreno di uno scontro su cui si gioca la credibilità e l’esistenza futura del governo Renzi. O almeno così la pensano gli esponenti del Partito democratico locale che vogliono riportare il discorso nei ranghi del mero quesito referendario. Ed hanno raccolto intorno alle ragioni del “sì” un consenso trasversale dei vari livelli istituzionali. A cominciare dai sindaci: 24, per l’esattezza, sono i primi cittadini che hanno ascoltato la campana del Pd, sottoscrivendo l’appello nazionale lanciato al ministro Graziano Delrio insieme ad Angelo Rughetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio ed al senatore Roberto Cociancich.

Tutti i sindaci allineati sul fronte del “sì” sono stati invitati a partecipare ad un incontro con la stampa organizzato a Lecce per motivare la loro scelta, con l’obiettivo di portare alle urne, il 4 dicembre, cittadini informati e convinti della necessità della riforma. Insieme ad una loro rappresentanza – erano presenti i primi cittadini di San Cesario, Corigliano, Alezio, Trepuzzi, Martignano, Carpignano, Lequile, Montesano e Melpignano- hanno partecipato all’incontro anche il viceministro Teresa Bellanova, gli onorevoli Salvatore Capone e Federico Massa ed il consigliere regionale Sergio Blasi.

“La riforma – hanno spiegato – rappresenta un’occasione per fare del nostro Paese una Repubblica più giusta, semplice e moderna”. Con la fine del bicameralismo perfetto, la trasformazione del Senato in Camera dei territori, la riduzione del numero dei senatori e l’abolizione delle province, a loro dire, si otterranno risultati interessanti: la semplificazione dell’iter legislativo, un rapporto diretto e solido tra il nuovo Senato e le autonomie locali, un taglio importante dei costi della politica.

L’idea di fondo è che la Costituzione italiana, per quanto “bellissima”, non sia al passo coi tempi. “Da 30 anni i governi tentano di mettere mano alla Carta costituzionale ed ora sembra che ci stiamo finalmente riuscendo”, ha chiosato il primo cittadino di Montesano Salentino, Silvana Serrano. Il superamento del bicameralismo paritario rimane uno dei nodi centrali della legge: chi voterà sì lo farà nella convinzione che il meccanismo della “navetta” o della spola delle leggi tra Camera e Senato abbia provocato ritardi e sovrapposizioni, mentre la richiesta di fiducia una sola volta dovrebbe ridurre i tempi legislativi.

Entrando nel dettaglio del quesito, secondo il collega di San Cesario, Andrea Romano, la riforma permetterà di dare maggior forza alle autonomie locali, sollecitando un nuovo protagonismo dei sindaci. Dina Manti, di Corigliano, ha posto l’accento su un altro aspetto, non secondario: “Per la prima volta in Europa sarà introdotto il principio della parità di genere all’interno della Costituzione ed il legislatore sarà obbligato a tenerne conto nella formulazione della legge elettorale. Anche l’Italicum prevedeva la doppia preferenza ma i risultati sono stati scarsi al punto che, all’interno delle Regioni, le donne non hanno raggiunto neppure la soglia del 20 percento”.

Il primo cittadino di Trepuzzi, Giuseppe Tarantino, è convinto che lo Stato debba mantenere la competenza su settori cruciali, come i trasporti, l’energia ed il turismo, “perché le sfide della competizione globale impongono interventi rapidi e tempestivi”. Infine la diminuzione del numero dei parlamentari (i senatori passano da 315 a 100) comporterà un risparmio sulle indennità corrisposte determinando una sforbiciata ai costi della macchina istituzionale.

La segreteria del Partito Democratico continuerà a serrare i ranghi in vista di due appuntamenti: quello del 28 novembre che vedrà protagonista a Lecce il ministro delle Infrastrutture Delrio e quello del 29, quando prenderà corpo l’iniziativa nazionale “sindaco in piazza” che ha interessato oltre mille città italiane.

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