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Venerdì, 1 Luglio 2022
Politica

“Cancer plan”, la crociata salentina in Europa per salvare il vino

Domani la discussione ed è levata di scudi. Vadrucci scrive ai rappresentanti salentini al Parlamento Ue. Il timori dei produttori anche per l'eventuale Nutriscore da bollino nero

LECCE – Nessuno tocchi il vino. Domani, 15 febbraio, presso il Parlamento europeo si discuterà il “Cancer plan” e il fatto che il vino possa rientrare in una sorta di lista nera degli alimenti da cui difendersi nella lotta ai tumori è una possibilità concreta, tanto da far sobbalzare dalla sedia il mondo agroalimentare italiano. Il Salento è fra quei territori che nutrono timori particolarmente alti, vista la rinomata e antica vocazione del mondo agricolo e dei produttori vitivinicoli locali, ed è per questo motivo che più voci si sono levate e altre si stanno levando nelle ultime ore perché si alzi uno scudo a difesa di cultura e tradizione.

Il neo presidente della Camera di commercio di Lecce, Mario Vadrucci, alla vigilia di quest’appuntamento vissuto con estrema ansia dal mondo agroalimentare, ha scritto ai rappresentanti locali in Europa, i parlamentari Andrea Caroppo, Raffaele Fitto e Paolo De Castro, e al presidente della 14esima Commissione permanente (Politiche dell’Unione europea) Dario Stefano (che già si era espresso nel dicembre scorso, bollando l'approccio dell'Ue alla materia come superficiale) perché portino avanti “una battaglia di civiltà”.

E Caroppo, a stretto giro, ha dichiarato: “Tutti vogliamo lottare contro il cancro ma mettere sul vino etichette simili a quelle che ci sono sulle sigarette danneggerebbe la nostra economia ed il nostro stile di vita. È l'abuso non l’uso di alcol a rappresentare un fattore di rischio. Per questo, domani al Parlamento Europeo, assieme ai colleghi di Forza Italia voteremo compatti in difesa del settore vitivinicolo europeo augurandoci che vengano considerati e approvati dai colleghi gli emendamenti al Piano europeo di lotta al cancro che abbiamo presentato”.

"Vino e cancro, non c'è fondamento"

“L’inserimento del vino tra le bevande che possono provocare danni alla salute e provocare anche il cancro in quanto ‘non esiste una quantità sicura di consumo di alcol’ e ‘non c’è consumo di alcol senza rischi per la salute’, come è scritto nel rapporto della Commissione che è alla base del documento che il Palamento Europeo è chiamato ad approvare domani, è assolutamente privo di fondamento”, scrive Vadrucci. “Accettare un concetto del genere – aggiunge - potrebbe creare la fine di un’attività, la vitivinicoltura, che da secoli, anzi da millenni, caratterizza la nostra come altre terre dei Paesi del Mediterraneo, senza che mai alcuno abbia osato parlarne in termini così distruttivi”.

“La distinzione tra abuso e consumo moderato del vino – continua il presidente della Camera di commercio salentina - è contenuta in trattati e poemi che affondano la loro origine nella notte dei tempi e tutti hanno capito, anche i popoli del Nord Europa, dai cui governi provengono molte pressioni nel Parlamento Europeo, e le cui comunità invece si approvvigionano proprio dai produttori delle nostre e di altre latitudini, che il consumo moderato di vino è ben lontano dal produrre tumori, ma è invece in grado, oltre che di ristorare, anche di aiutare alcune funzioni dell’organismo”.

Foto Mario Vadrucci-3

Vadrucci, facendosi portavoce dei produttori vinicoli, chiede così agli esponenti salentini interventi mirati e attenti non solo in sede di discussione del “Cancer plan”, ma anche in sede di raccomandazioni nei vari organismi europei che possono essere interessati alla vicenda. “Per evitare che possano essere avanzati ingiustificati allarmi sanitari, ma anche limitazioni alla pubblicità, divieti alla sponsorizzazione di manifestazioni sportive, ipotizzati aumenti di tasse e regole ancor più stringenti nella promozione dei prodotti vinicoli della nostra terra”, spiega Vadrucci. Il quale conclude ricordando che “ci sono in ballo non solo la scomparsa di centinaia di aziende italiane, ma anche di milioni di posti di lavoro, tra quanti lavorano in campagna e coloro che continuano la loro attività nella trasformazione di un prodotto che finora ha fatto la fortuna dell’agroindustria italiana nel mondo”.

"Il Nutriscore Ue un rischio"

Quella di Vadrucci, ovviamente, non è l’unica voce. Più volte si è espressa con preoccupazione anche Confindustria Lecce, parlando apertamente, sulla questione del vino, di totale assenza “di distinguo tra assunzione consapevole e abuso”. Di recente, Cesare Spinelli, presidente della sezione agroalimentare degli industriali leccesi, e Nicola Delle Donne, presidente reggente, hanno posto l’accento sul fatto che sia giunta l’ora che il Parlamento europeo “decreti, una volta per tutte, l’importanza della qualità dei cibi e che bere in maniera moderata e responsabile e mangiare secondo i dettami della dieta mediterranea rappresentino in effetti un vero e proprio elisir di lunga vita. L’assunzione di un buon bicchiere di vino in un’alimentazione bilanciata – hanno aggiunto - identifica uno stile di vita sano per l’individuo da promuovere e tutelare e assolutamente, non da marchiare come pericoloso per la salute”.

“Anche l'eventuale adozione del Nutriscore Ue sull’etichettatura nutrizionale dei prodotti, in tale ottica, rappresenterebbe l’ennesimo disincentivo alla promozione e all’acquisto di alimenti che – hanno spiegato - se consumati in maniera equilibrata apporterebbero solo benefici. A questo punto sono in gioco la nostra cultura ed identità, la nostra storia, le nostre tradizioni, la nostra economia, il made in Italy dell’agroalimentare”.

Non sono ovviamente mancate in questo periodo le stoccate direttamente dal mondo politico. Davide Bellomo, capogruppo della Lega nel Consiglio regionale della Puglia, condividendo l’allarme lanciato dai consorzi vinicoli pugliesi, ritenendo che “inserire il consumo del vino tra i fattori di rischio per l’insorgenza del cancro sarebbe una decisione fuori da ogni logica, una semplificazione indiscriminata e rappresenterebbe un colpo mortale per un settore che è il fiore all’occhiello del made in Italy, con un export pari a 7 miliardi di euro”.

“Imporre un’etichetta con alert sanitario, limitare la possibilità di fare pubblicità, vietare la sponsorizzazione di eventi sportivi e rivedere le politiche di promozione all’estero, arrivando addirittura a prevedere l’aumento della tassazione – ha detto ancora Bellono -, significherebbe decretare la fine dell’intero comparto produttivo, con la chiusura di aziende che veicolano un’eccellenza italiana nel mondo. E proprio la Puglia pagherebbe uno dei prezzi più alti. Non si può assolutamente paragonare l’abuso dei superalcolici con l’uso moderato del nostro vino, che, come è dimostrato da tempo, ha effetti benefici sulla salute”.

"Il vino non può essere criminalizzato"

Sulla stessa lunghezza d’onda la presidente di Italia viva e viceministra alle Infrastrutture e mobilità sostenibili, Teresa Bellanova, che nei giorni scorsi ha detto: “Non è una caccia alle streghe, dettata da pregiudizi e vizio ideologico, quella di cui hanno bisogno i cittadini europei ma di una informazione corretta e trasparente che li orienti nelle scelte consapevoli, anche nel consumo di vino. Affermare, come fa la relazione della Commissione speciale contro il cancro, che il consumo di alcol è tout court fattore cancerogeno, indipendentemente dalla qualità e dalla quantità, dalla cultura e dagli stili alimentari, dalla consapevolezza, equivale a demonizzare secoli e secoli di quella raffinata storia agroalimentare che si chiama vitivinicoltura, nel cui ambito si lavora ormai da decenni per la sostenibilità e l’eccellenza, di conseguenza mettendo automaticamente  fuori gioco un segmento di eccellenza che nel mondo fa rima con made in Italy”.

In fin dei conti, si sa: “In Italia e soprattutto in Puglia il vino non è una bevanda, è molto di più. Il vino è cultura, è racconto dei territori, è parte di una tradizione secolare oltre  che una componente della dieta mediterranea, una dieta sana ed equilibrata e che è anche patrimonio immateriale dell’umanità; dunque il vino non può essere criminalizzato”, come ricordano il Consorzio di tutela del Primitivo di Manduria dop, il Consorzio del Salice Salentino doc, il Consorzio di Brindisi e Squinzano doc e Confagricoltura Puglia. Ed ecco perché “siamo molto preoccupati e amareggiati sull’ipotesi che l'Unione europea possa etichettare il vino come alimento ad alto rischio cancerogeno.”

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