Divisioni sulla gestione dell'emergenza Xylella: "Un piano in chiaroscuro"

Sul problema degli ulivi ieri l'assessore regionale Nardoni ha annunciato le prossime mosse, dopo un incontro a Roma. Riunione aggiornata al 27 agosto per i dettagli. Per Capone del Pd, un esito positivo, ma i consiglieri regionali di centrodestra sono scettici e il M5S particolarmente critico

Ulivi salentini.

LECCE – Il tema della Xylella fastidiosa, la piaga che ha messo a dura prova gli uliveti, continua a dividere il territorio e la politica salentina.

Ieri l’assessore regionale all'Agricoltura, Fabrizio Nardoni, a margine di una riunione presso il ministero per le Politiche agricole, ha evidenziato l’imminente pubblicazione di un decreto straordinario per “azioni immediate” e “strumenti più celeri per affrontare la lotta al batterio da quarantena”. E tra questi, l’impiego di prodotti fitosanitari e varie altre attività che saranno ufficializzate nel dettaglio nella prossima riunione, fissata per il 27 agosto. Previste anche deroghe al patto di stabilità per lo stanziamento di circa 3 milioni e mezzo di euro per l’emergenza. 

Per il parlamentare del Pd, Salvatore Capone, quello di Roma è stato un incontro “positivo”, cioè che “sembra andare nella direzione auspicata sia sul versante più specificamente tecnico sia sulla possibilità di stralciare dal patto di stabilità le risorse necessarie a fronteggiare l’emergenza”. “Naturalmente – ha sottolineato ieri Capone - da questo punto di vista l’incontro del 27 agosto prossimo sarà determinante”.

Non allineato a questa linea di pensiero è il centrodestra. Per il  consigliere regionale Erio Congedo, ad esempio, sarebbe necessario il coinvolgimento di tutti i livelli istituzionali e la programmazione di una serie di interventi graduali.  

“Quello di ieri al ministero - osserva - mi è sembrato un incontro dagli esiti in chiaroscuro. Da una parte, è positivo il fatto che sia arrivata finalmente la presa di coscienza ai più alti livelli istituzionali di un problema molto grave per l’agricoltura e il sistema economico della nostra regione. Dall’altra, però, desta qualche perplessità sia l’assenza del ministro e di rappresentanti istituzionali del territorio, sia la sostanziale riduzione dei fondi per le emergenze fito-sanitarie a 3 milioni e mezzo di euro, a fronte dei 5 inizialmente previsti”.

“Al di là di questo – aggiunge - in vista del decreto straordinario che il governo potrebbe emanare, serve una road map che coinvolga proprio tutti i livelli istituzionali (dall’Ue ai rappresentati del territorio) e le associazioni di categoria e che contenga una serie di misure e di interventi graduali per incidere concretamente sul problema”. 

Scettico anche il consigliere regionale Luigi Mazzei, che non ritiene l’intervento risolutivo per gli olivicoltori pugliesi. “Il ministro Maurizio Martina – incalza - è stato tirato in tutti i modi per la giacchetta dall’esecutivo regionale della Puglia nel momento in cui a Bari si sono resi conto di non avere affrontato il problema in maniera adeguata. Purtroppo l’impressione, senza voler essere pessimisti a tutti i costi, è che si sia arrivati, ormai, troppo tardi dinanzi alla presa di coscienza della drammaticità del problema. Bisognava intervenire in maniera tempestiva, quando si sbandierò ai quattro venti la tanto incalzante task force”.

Ma gli strali non piovono solo dal centrodestra. “Un decreto ancora non emanato, nonostante siano trascorsi oramai più di sette mesi – puntualizza il deputato pugliese Giuseppe L’Abbate, del M5S, componente della Commissione agricoltura alla Camera –, Tante, troppe parole si sono succedute in quest’ultimo anno sul disseccamento rapido dell’olivo: dall’ex ministro Nunzia De Girolamo che ad ottobre chiese al commissario Tonio Borg di attivare il fondo di solidarietà comunitario per le emergenze fitosanitarie alle disposizioni al Governo Renzi che, oggi, parla di un decreto straordinario da redigere ad hoc, quando ancora non si è dato da fare per emanare quello ministeriale previsto da dicembre scorso”. 

“Poco in concreto, invece, si è fatto per gli agricoltori e per i florovivaisti del Salento – aggiunge -, i quali hanno pagato di tasca propria le negative conseguenze, senza alcun supporto da chi amministra”. L’Abbate, preannuncia anche un’interrogazione parlamentare “per fare luce sui troppi aspetti di questa intricata vicenda che risultano ancora poco chiari. Troppe le zone d’ombra, poche le certezze scientifiche, drastiche e talvolta paradossali le misure imposte dall’Unione europea e dalla Regione Puglia”.

Intanto, il consiglio d’amministrazione del Gal “Serre Salentine”, valutato che l’area ha come epicentro Gallipoli e si riversa sugli altri tredici comuni confinanti (Alezio, Alliste, Casarano, Collepasso, Galatone, Matino, Melissano, Neviano, Parabita, Racale, Sannicola, Taviano e Tuglie), ha istituito nella seduta del 30 luglio scorso un’unità di crisi a supporto degli enti pubblici preposti per la gestione dell’emergenza Xylella fastidiosa. 

Per completare la struttura, il Gal ha inviato una richiesta di designazione di componenti a enti pubblici, associazioni di categoria, commerciali e ambientaliste. La sua funzione è anche quella di proposta per un eventuale ristoro dei danni subiti dai proprietari dei terreni, dai produttori e dai vivaisti e per eventuali piani di ripristino del paesaggio. 

“Siamo consapevoli – ribadisce il presidente del Gal “Serre Salentine”, Salvatore D’Argento - di affrontare un’emergenza difficile e complessa per le sue implicazioni economiche, sociali, culturali e paesaggistiche, che incide non solo sul comparto agroalimentare, ma anche su quello turistico”. 

“Infatti – aggiunge -, molti turisti  nazionali e stranieri scelgono il Salento non solo per il mare, per i beni culturali e per l’enogastronomia, ma anche per il paesaggio di oliveti. Ho fiducia nella ricerca e nelle istituzioni come l’Unione europea, il ministero dell’Agricoltura, la Regione Puglia e degli enti ad essi collegati, ma sono ancora più convinto che insieme possiamo vincere anche questa sfida”.  

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