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Leccesi di fatto, ma con il permesso di soggiorno

Gli immigrati di seconda generazione, nati o cresciuti in Italia, si sentono cittadini a tutti gli effetti ma non lo sono per la legge. Dalle associazioni una proposta per il sindaco Paolo Perrone

Il sindaco di Lecce, Paolo Perrone, in un recente incontro con i lavoratori immigrati del fotovoltaico.

LECCE - A Reggio Emilia lo hanno già fatto. A Torino e Genova seguiranno presto l'esempio. Si tratta di inviare una lettera ai diciassettenni immigrati di seconda generazione, informandoli del diritto di chiedere, entro il raggiungimento della maggiore età, la cittadinanza italiana attraverso una procedura contemplata dalla legge 91 del 1992 che recita: "Lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età, diviene cittadino se dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data". Il punto è che di questa possibilità non sono spesso a conoscenza le famiglie, e per questo si va avanti con il permesso di soggiorno.

Per la legge, per essere italiani non basta essere nati in Italia; per ottenere la cittadinanza bisogna essere figli di cittadini: è un diritto, insomma che si eredita (ius sanguinis), non che si acquisisce automaticamente al momento della nascita (ius soli). Da tempo sono al vaglio diverse proposte di legge, tra cui quella di Andrea Sarubbi del Partito democratico e di Fabio Granata di Futuro e Libertà.

Si tratta di concedere uno ius soli "temperato", per il quale diverrebbero cittadini italiani coloro che sono nati o cresciuti in Italia in un nucleo familiare residente stabilmente nel nostro Paese. Intanto, la previsione della legge 91 del 92, può essere un valido strumento per estendere a chi è cittadino di fatto, e da tempo, i diritti dei coetanei con cui condividono la scuola, le amicizie, il tempo libero.

Perché Lecce sia inserita in questa, per ora breve, lista di Comuni virtuosi, una rete di associazioni ha scritto al sindaco della città, Paolo Perrone. Si tratta di Lecce2.0dodici.it, promossa da Carlo Salvemini, e di altre quindici associazioni impegnate nel volontariato, nella difesa dei diritti dei cittadini, nell'intermediazione culturale, nell'assistenza legale agli immigrati. Nel capoluogo salentino, sulla base dei dati del 2009, si presume che possano essere circa sessanta i ragazzi interessati. Un numero che, naturalmente, sarebbe destinato a diventare più cospicuo di anno in anno.

"Sono circa 5 mila gli immigrati residenti stabilmente a Lecce, circa il 6 per cento della popolazione", ha spiegato Salvemini, aggiungendo che "la concessione della cittadinanza secondo la legge concederebbe alle persone interessate una dimensione totalmente nuova", perché i problemi di un cittadino hanno un peso specifico diverso, per le amministrazioni, rispetto ai problemi di un "semplice immigrato". Essere cittadini al cento per cento, tra l'altro, ha spiegato Rosy D'Agata dello Sportello dei diritti, implica una forte tutela anche per i consanguinei.

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