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Un pasticcio

La Lega perde un pezzo: candidato aveva firmato prima per Voce Nazionale

L’elenco degli aspiranti consiglieri è passato a 31 nominativi tra cui anche quelli di due amministratori in carica in altri comuni del Salento. Secondo le disposizioni del Tuel possono esserci profili di ineleggibilità

LECCE – La lista della Lega per il rinnovo del Consiglio comunale ha perso un pezzo dopo le verifiche dell’ufficio elettorale: il nome di Antonio Stefano, infatti, è stato depennato perché il candidato aveva firmato anche per un’altra lista, Voce Nazionale, della coalizione di Centrodestra.

La doppia candidatura, ovviamente non è ammessa, e così è stata considerata valida quella presentata per prima. Tutti gli aspiranti consiglieri sono tenuti a sottoscrivere, insieme alla dichiarazione di accettazione della candidatura, anche quella sostitutiva attestante l’insussistenza delle condizioni di incandidabilità e l’ultimo capoverso dell’allegato 7 (modulo del ministero dell’Interno, Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali-Direzione centrale per i servizi elettorali) recita: “Il sottoscritto dichiara inoltre di non aver accettato la candidatura a consigliere per altre liste per l’elezione del medesimo consiglio comunale, di non essersi presentato candidato in altri comuni oltre che in quello di […] e di non essere consigliere in carica in altro comune”.

Ecco perché l’elenco del partito di Salvini comparirà sui manifesti elettorali nelle varie sezioni con 31 nominativi e non con i 32 comunicati allo scadere del termine per la presentazione delle candidature.

Stesso allegato hanno firmato, naturalmente, tutti gli altri candidati. Tra questi vi sono due amministratori locali presso altri enti: si tratta di Federica Nuzzaci, assessora all’Urbanistica al Comune di Arnesano (nei comuni con meno di 15mila abitanti le cariche di assessore e consigliere sono cumulabili), e di Mirco Ianne, consigliere a Salice Salentino. Entrambi risultano ancora in carica e questo determinerebbe, ai sensi della normativa, una condizione di ineleggibilità.

L’articolo 60 del Testo unico degli enti locali dispone, infatti, al comma 1, che “non sono eleggibili a sindaco, presidente della provincia, consigliere comunale, provinciale e circoscrizionale i sindaci, presidenti di provincia, consiglieri comunali, provinciali o circoscrizionali in carica, rispettivamente in altro comune, provincia o circoscrizione” salvo che non abbiano formalizzato le dimissioni dalla carica ricoperta entro la data di presentazione della candidatura.

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