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Legambiente sul gasdotto nel Salento: "Ora scongiurare il rischio di averne due"

L'associazione ambientalista, che non si è mai detta contraria al progetto di Tap nel nome della riduzione dell'approvvigionamento da fonti fossili, ricorda che è ancora aperto il dossier Igi-Poseidon che punta sull'approdo a Otranto

LECCE – Il vero rischio, ora è che nel Salento vengano costruiti due gasdotti: quello con approdo a Melendugno proposto da Tap e quello di Otranto di Igi-Poseidon. E Legambiente, a questo scenario, dice no. L’associazione ambientalista che un anno addietro si era mostrata possibilista nei confronti del progetto di Tap vuole però ora scongiurare l’ipotesi di un territorio terminale di grandi opere.

Infatti fino al termine del 2016 resta vigente la proroga dell’Autorizzazione unica per l’avvio dei lavori che il ministero dello Sviluppo economico ha concesso alla società partecipata dalla italiana Edison e dalla greca Depa. Mentre per il gasdotto di Tap l’autorizzazione è ancora di là da venire, sebbene dopo il recente via libera del ministero dell’Ambiente non ci siano più ostacoli formali di sorta.

Per Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, il gasdotto trans adriatico è “importante per la diversificazione delle fonti di approvvigionamento”. Tuttavia, continua l’esponente regionale dell’associazione, “la vicenda Tap non può essere affrontata in maniera isolata, ma deve rappresentare l’occasione per discutere di politica energetica in uno scenario incentrato sulle fonti rinnovabili e sulla efficienza energetica nell’ottica di una riduzione drastica di approvvigionamento dalla fonte più inquinante di tutte, ossia il carbone”.

Per Legambiente è necessario che in sede di rilascio di Autorizzazione unica, venga praticata quella condivisione “non fatta durante la fase di studio di fattibilità caratterizzata piuttosto da forti proteste”. D’altra parte, uno dei motivi per le quali il comitato di valutazione ambientale della Regione Puglia ha espresso (gennaio scorso) il secondo parere negativo rispetto al progetto Tap risiedeva proprio nella mancanza di una seria considerazione di siti di approdo alternativi a quello di San Foca.

Il gasdotto è oramai argomento di dibattito politico quotidiano. Il vice presidente del consiglio regionale, Antonio Maniglio, è tornato a lamentare l’assoluta marginalità dell’assise rispetto alla discussione che oramai si protrae da anni. Per l’esponente del Pd è necessaria una presa di posizione politica del governo regionale prima che sia troppo tardi: ci sono ancora i margini per rappresentare gli interessi del territorio pugliese, che – Maniglio ricorda – ha già dato tanto in termini di costi ambientali. Da diversi mesi un suo ordine del giorno giace nei cassetti senza mai essere stato esaminato. 

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