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Precarietà nell’orchestra, i musicisti consegneranno una lettera a Mattarella

E' indirizzato non soltanto al presidente della Repubblica, ma anche al ministro Franceschini la mis-siva che gli orchestrali hanno sottoscritto, coordinati dal sindacato

Una precedente esibizione dell'orchestra

LECCE - Sono in tanti ad attendere il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nella sua visita leccese di domani. Tra coloro che vedono in questo incontro inconsueto un’opportunità ci sono anche i lavoratori della Oles, l’Orchestra Lecce Salento, ex Orchestra “Ico Tito Schipa”. Aspettano l’inaugurazione del Teatro Apollo per consegnare alla più alta carica dello Stato una lettera, indirizzata non soltanto a Mattarella, ma anche al ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini. Rappresentati anche dai portavoce della Cisl Lecce, professori d’orchestra, il personale amministrativo e ausiliario scrivono:

 “In qualità di lavoratori e maestranze dell'Orchestra della ex Fondazi one Ico Tito Schipa onlus di Lecce, desideriamo fortemente parteciparVi il disagio e la condizione di grave precarietà che, assieme alle nostre famiglie, andiamo vivendo.

Lecce, capitale italiana della cultura 2015, annoverava tra le sue eccellenze culturali un Teatro di Tradizione e un’Orchestra Ico. L'Orchestra, fondata nel 1977, è stata finanziata sin dagli esordi per la quasi totalità della Provincia di Lecce, ed è stata riconosciuta Istituzione concertistico orchestrale il 22 ottobre 1982; il riconoscimento del Teatro di Tradizione, avente la Provincia come finanziatore unico, risale invece al 1976. Oggi, a causa delle nuove disposizioni di legge in materia di riordino degli enti territoriali, Lecce è stata privata di queste due eccellenze culturali, essendo la Provincia stata spogliata dalle rispettive competenze.

Innumerevoli sono stati gli appelli affinché questo patrimonio culturale, costato oltre quarant’anni di impegno e comuni sacrifici, non andasse disperso. Solo la sensibilità e l’impegno profuso da       sua eccellenza, il prefetto Claudio Palomba e dalla Regione Puglia, alimentano oggi in noi la flebile speranza di poter ricreare, sia pure molto gradualmente e tra mille difficoltà, le condizioni per una rinascita musicale della nostra città.

Il Maestro Claudio Abbado sosteneva che “La cultura è un bene comune e primario come l’acqua: i teatri, le biblioteche, i musei, i cinema sono come tanti acquedotti. La cultura permette di distinguere tra bene e male, di giudicare chi ci governa. La cultura salva."

La rinascita di un teatro non può che entusiasmarci, ma ad una condizione: che, una volta calato il sipario sulla serata inaugurale, chi di competenza percorra tutte le vie possibili perché questo spazio continui a riempirsi di contenuti, rappresentando in tal modo una realtà viva e concretamente utile alla crescita culturale del territorio. Un teatro è anche il luogo naturalmente deputato per la musica lirica e sinfonica, e sarebbe magnifico poter riconoscere nel rinnovato Teatro Apollo una casa per la nostra Orchestra, un prestigioso domicilio artistico in cui continuare a fare il lavoro che amiamo, e a cui abbiamo dedicato la vita. Un dialogo franco fra istituzioni, finalizzato alla stesura di un grande progetto integrato per il territorio, è a nostro avviso condizione imprescindibile affinché tutto ciò si possa avverare.

Se un’orchestra muore, i teatri restano silenziosi; se un teatro e un’orchestra muoiono, la parola cultura si svuota definitivamente di ogni significato. Una tale perdita sarebbe un fatto talmente inaccettabile che, oltre ai diretti responsabili, non riusciremmo a perdonare neppure a noi stessi. Auspichiamo pertanto, Signor Presidente della Repubblica e On. Ministro dei Beni Culturali, che Lecce possa riavere presto la sua Istituzione Concertistico Orchestrale ed il suo Teatro di Tradizione, e che il rinnovato Teatro Apollo possa rappresentare il fulcro vivo di una tradizione che deve assolutamente trovare le condizioni e la forza per rinnovarsi, e in cui, ne siamo certi sin d'ora, continueremo a profondere  tutte le nostre energie e la nostra arte”.

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