"Nostro destino in mano a una politica vigliacca": lavoratori solidali col sindaco

Il sindaco pubblica i messaggi di due dipendenti di Lupiae Servizi e richiama tutte le parti a senso di responsabilità: il bilancio comunale in rosso e il destino della partecipata vanno di pari passo

L'aula consiliare a Palazzo Carafa.

LECCE – Nelle prossime due settimane si decide il futuro dell’amministrazione comunale leccese sottoposta sulla vicenda Lupiae Servizi, ad un fuoco di sbarramento proveniente dai banchi dell’opposizione e accompagnato anche da qualche malumore interno alla coalizione che nel giugno 2017 ha interrotto la ventennale stagione politica targata Poli Bortone-Perrone.

Il sindaco, Carlo Salvemini, sta predisponendo con i dirigenti dei settori economici e finanziari una sorta di dossier per illustrare i conti di Palazzo Carafa, al di là dei tecnicismi delle discussioni in aula e degli slogan da botta e risposta per i mass media. Il dato di partenza è ineludibile: l’indebitamento di Palazzo Carafa è critico, da codice rosso per usare il gergo sanitario; la Corte dei Conti lo dice da molto tempo.

Il futuro della società interamente partecipata dal Comune non può quindi prescindere da quello dei conti pubblici: certo è che tra debiti e ricapitalizzazioni di Lupiae Servizi, i leccesi hanno già pagato 24 milioni di euro nel corso degli anni. Che si debba intervenire su entrambi i livelli con un piano di risanamento vero e non farlocco, lo sanno tutti. Ma assumersi politicamente la responsabilità di misure forti è da “pazzi”, perché il prezzo da pagare in termini di consenso può essere alto.

In queste settimane di grandi polemiche, poco si è detto però dei lavoratori della società, coloro che, in prima persona, vivono con preoccupazione questa vicenda perché loro per primi sono consapevoli della situazione. Attualmente sono 268, di cui 82 amministrativi (71 part time), 186 impiegati nei servizi manutentivi (126 part time). Ci sono, infine, due dirigenti. Quando nacque la società, come municipalizzata per stabilizzare gli ex lavoratori socialmente utili, erano in tutto 129, numero lievitato poi fino al 2007 a circa 400 unità. Negli anni successivi è iniziata una progressiva opera di sfoltimento dell’organico, essenzialmente con incentivi all’esodo, che ha riguardato un centinaio di dipendenti ma i conti sono rimasti in rosso, salvo qualche simbolico "utile" di esercizio che però non ha mai potuto attutire il peso del fardello finanziario. Il costo del lavoro incide per circa l’85 per cento sulle uscite complessive. Ha fatturato nell’ultimo anno circa 9 milioni di euro, con debiti per 4.

In questo quadro generale, due lavoratori del settore amministrativo hanno scritto privatamente al sindaco per esprimergli solidarietà e vicinanza. Salvemini ha reso noto il contenuto dei messaggi ricevuti, mantenendo per ragioni di privacy il segreto sull’identità degli scriventi (l'autenticità è stata verificata). L'intenzione del primo cittadino è quella di ricordare a tutte le parti coinvolte, soprattutto quelle politiche, il senso di responsabilità che dovrebbe esserci nel dibattito tenendo presente la delicatezza dei temi affrontati. 

“La vicenda mi tocca particolarmente in quanto, oltre a essere un cittadino leccese, sono anche un dipendente della municipalizzata Lupiae Servizi, addetto al servizio di supporto amministrativo – scrive il primo lavoratore -. Non è mia intenzione tediala con superflui discorsi che una qualsiasi sensibilità e intelligenza media coglierebbero. Amareggia il fatto, purtroppo, che ancora una volta – da ormai innumerevoli volte – questioni così delicate come gli interessi di una città e quelli indissolubilmente correlati delle sorti occupazionali di molti lavoratori, siano in balia di una politica strumentale e vigliacca. Parlo da cittadino che non conosce bene i ‘numeri’ ma che dopo circa diciotto anni di privilegiato lavoro presso gli uffici comunali a servizio della cittadinanza, ha potuto cogliere tante anomalie gestionali, non ultime quelle legate al controllo della partecipata Lupiae”.

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Qualche giorno prima era giunto a Salvemini l’altro messaggio: “Caro sindaco, ho appreso ora le sue parole in merito alla vicenda Lupiae Servizi. Diciotto anni della mia vita trascorsi con impegno e dedizione nell'amministrazione comunale come supporto amministrativo (qualifica di cui ancora dopo questo tempo non ho compreso i limiti) lei non ha alcuna colpa... la mia piena solidarietà al suo operato, al suo impegno e a ciò che verrà. Qualcuno prima o poi doveva avere il coraggio di alzare il tappeto e vedere la polvere che vi era nascosta sotto. Forse sarò uno di quelli che finirà a casa.... Forse resterò in azienda (sempre se l'azienda resterà in essere). Con le lacrime agli occhi e la consapevolezza che prima o poi questo momento sarebbe arrivato... La stessa consapevolezza che non potevamo fare gli "istruttori amministrativi"... La stessa consapevolezza che tutti (dirigenti, politici, impiegati comunali) ignoravano. Lei, la sua giunta, la sua maggioranza non avete colpa alcuna e le sono solidale di fronte agli attacchi politici che sta subendo sulla pelle di noi lavoratori Lupiae”.

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