Libera Lecce interviene sul Consiglio comunale di San Donato, a cui era ospite Fabrizio Miccoli, che definì “fango” il giudice Giovanni Falcone ucciso dalla mafia

“La crisi attuale non diventi occasione per comode amnesie, celate da slanci di solidarietà”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di LeccePrima

La crisi sanitaria ed economico -sociale di questo nostro tempo di pandemia, non smorza lo slancio di solidarietà di tanta gente del Salento sotto l’egida di simboli associativi e di missioni  umanitarie e tra questi gli “Angeli di quartiere”, ma non diventi occasione per comode amnesie, celate da slanci di solidarietà, che rischiano di apparire meri esercizi di make up  reputazionali e tuffi nella retorica del bene, che rischia di tangere e/o oltrepassare la banalità del male di arendtiana memoria.

Libera, da sempre, sente il dovere della memoria; i desideri sono ricordi e non si ricordano le persone o le cose che non abbiamo conosciuto ma solo quelle che abbiamo perduto.

Ecco che, in Salento, ricordando Antonio Montinaro, il suo straordinario sacrificio accanto e per proteggere, suo malgrado, un mito qual è il Giudice Giovanni Falcone, ci viene davvero difficile schivare presunte condotte poste in essere e, soprattutto, “il fango” di parole indegne proferite dal “Romario” del Salento, Fabrizio Miccoli.

Non siamo certo ‘giustizialisti’, ma neanche ‘impunitaristi’; saranno, esclusivamente, i Giudici del  “Palazzaccio” a stabilire se il calciatore salentino, oltre a frequentarli i mafiosi della Kalsa, beneficiava dei loro servizi e soprattutto della loro capacità di intimidazione.

La Cassazione potrà confermare o annullare una condanna che riguarda la qualificazione giuridica di circostanze fattuali e condotte, ma le frasi intercettate restano e resteranno come pietre sul nastro della nostra memoria e nessun Giudice e nessuna assoluzione potrà “mai” cancellarle, specie, per non aver ancora sentito una parola chiara e netta di scuse.

Ormai, Antimafia, sembra un orpello semantico una bandiera da esibire durante le cerimonie ufficiali e giusto il tempo delle parate. La legalità non è più un valore in sé, ma un principio intermittente, da applicare ai nemici e ignorare per gli amici, magari, calciatori ricchi e famosi.

L’ignoranza è un male che va combattuto alla stessa stregua dell’ipocrisia; per questo non ci è piaciuto affatto quanto verificatosi a fine febbraio, a ridosso della crisi pandemica, presso il Municipio del Comune di San Donato in occasione dell’inaugurazione del Consiglio comunale dei Ragazzi.

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