Crisi nell’orchestra Ico Tito Schipa. Licenziamenti collettivi a luglio

Nonostante la presentazione della programmazione artistica e l'arrivo dei contributi pubblici, la fondazione Ico non ritira la procedura di licenziamento collettiva. Mantenuto invece il Consiglio di amministrazione della fondazione. Sindacati: "Presto iniziative di lotta"

Immagine di archivio

LECCE - Si è tenuto oggi, 5 marzo, su richiesta delle organizzazioni sindacali presso la sede della Provincia di Lecce, alla presenza del responsabile del settore politiche economiche e del lavoro Carlo Frisullo, l’incontro con i rappresentanti della fondazione onlus Ico Tito Schipa di Lecce, per esperire la seconda fase della procedura di licenziamento collettivo dei professori d’orchestra e di tutti i dipendenti.

Alle nostre richieste di ritirare i licenziamenti, alla luce dei finanziamenti già ricevuti e di altri che arriveranno nel corso del 2015, perché già deliberati da Regione, Comune e Mibac, i rappresentanti della fondazione hanno però opposto un netto rifiuto dichiarando che “la situazione non si è ancora evoluta positivamente e pertanto resta la necessita di effettuare i paventati licenziamenti”.

“Sicuramente ci troviamo in una situazione al limite del grottesco – denunciano i rappresentanti dei sindacati Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom, Ugl Com - tanto che abbiamo dovuto evidenziare sul verbale di mancato accordo l’evidente anacronismo sulla situazione che, mentre da una parte si licenziano i lavoratori, dall’altra si continuano ad erogare emolumenti per il Consiglio di amministrazione retribuito con le stesse risorse che potrebbero essere destinate ai lavoratori”.

Le organizzazioni sindacali lamentano, da parte del presidente Antonio Gabellone e di tutto il Consiglio d’amministrazione, la mancanza di “un atto di concreta coerenza politica”. “In altre realtà simili a quella della Ico di Lecce, il presidente e i consiglieri, pur mantenendo in piedi il Cda – proseguono i sindacalisti - , non percepiscono alcun compenso economico, ma solo eventuali rimborsi spese e devolvono i loro compensi ai lavoratori”.

“Un’occasione persa per il presidente e per tutto il Cda che, arroccati su posizioni di retroguardia, non guardano a un vero rilancio della fondazione – proseguono -. A quando una vera modifica statutaria della Fondazione? Quando un piano industriale ?”

I sindacati avvisano che nei prossimi giorni comunicheranno le iniziative che, unitariamente, decideranno di mettere in atto, non solo a tutela dei posti di lavoro, ma anche per aprire un vero confronto sul futuro della fondazione e della musica sinfonica nel territorio. “Un patrimonio di tutti a cui non vogliamo rinunciare”, concludono.

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