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Licenziamenti in vista per le cliniche private di Lecce

Il Comitato per la libera scelta del cittadino in sanità riunisce la stampa a Palazzo Adorno a Lecce, per dire no al taglio dei fondi destinati alle grandi cliniche private: 500 i lavoratori a rischio

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LECCE - Il Piano di rientro sanitario della Regione Puglia non smette di mietere vittime illustri: ultimi a farne le spese sono i dipendenti delle strutture sanitarie private della Provincia di Lecce. Come in un terno a lotto, i tetti di spesa dimezzati per i laboratori e centri medici più noti del territorio, comporteranno un dimezzamento del personale impiegato e quindi il 50 per cento di possibilità per tutti di continuare a lavorare.

Questo è lo scenario futuro che si delinea per questi 500 nuovi precari del lavoro che, riuniti nel Comitato per la libera scelta del cittadino in sanità", hanno oggi chiesto un incontro con la stampa presso Palazzo Adorno, a Lecce, per chiedere il ritiro della controversa Delibera regionale numero 1500 del 2010. "Iniquo, vessatorio e condizionato dal pesante clima politico nazionale": dal Comitato definiscono così il criterio che redistribuisce i fondi regionali in modo paritario tra le piccole e grandi strutture convenzionate con la Asl, penalizzando proprio i centri d'eccellenza che da anni garantiscono prestazioni mediche gratuite di alto livello.

Oltre a non comportare nessun risparmio certo per le casse regionali, la delibera che distribuisce fondi su semplice scala territoriale, priverebbe il cittadino anche del suo fondamentale diritto a scegliere la struttura presso cui farsi curare. Ed è noto che spesso la scelta ricade sul centro "di fiducia" e non necessariamente sul più vicino a casa. Ciò che lamentano i lavoratori è, inoltre, la mancanza assoluta di garanzie sui loro contratti nazionali. "Un biologo di uno studio privato guadagna già molto meno rispetto a un collega impiegato in una struttura pubblica" lamenta il Dott. Alessandro Negro dell'omonimo laboratorio di analisi di Lecce "parliamo di uno stipendio di 1200 euro contro i 2000 euro e passa dei medici ospedalieri".

Così, nei principali centri medici della città, come le cliniche Pignatelli e Petrucciani, tra le altre, già si respira aria di licenziamento. "Si vocifera che cominceremo a lavorare su orario ridotto, non verranno riconfermati i contratti part time e anche i consulenti verranno sicuramente dimezzati" spiega Fabio Tamborella dello studio radiologico Calabrese di Cavallino.

Ma la partita tra pesci piccoli e grandi si giocherà soprattutto nel lungo periodo: quelle strutture con pochi dipendenti che si sono viste triplicare il budget nel giro di pochissimo tempo, riusciranno, infatti, a esaurire i soldi a disposizione, attrezzandosi con macchinari adeguati? E se no, che fine faranno i soldi in esubero?

Ma una è la domanda irrisolta su cui convergono tutti i dubbi: quei centri piccoli che dovrebbero assumere i dipendenti licenziati dalle strutture maggiori, si lanceranno in investimenti azzardati senza la certezza del budget negli anni futuri? In altre parole: che fine farà questo nuovo esercito di lavoratori?

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