Lido Esercito a San Cataldo: un anno dopo la denuncia è ancora tutto fermo

A distanza di 12 mesi da quanto denunciato dallo Sportello dei Diritti, l'area resta in uno stato di abbandono. D'Agata chiede alle autorità competenti la demolizione delle opere murarie che impediscono la libera fruizione

San Cataldo (LECCE) - Un anno dopo la denuncia dello “Sportello dei Diritti”, a seguito di alcune segnalazioni di cittadini, sullo stato di abbandono di Lido Esercito a San Cataldo, e nulla è stato fatto. Giovanni D’Agata, presidente dello Sportello, sottolinea che “poiché non dimentichiamo - nella costante ottica di osservazione del territorio nazionale circa gli sprechi, ma anche lo stato d’abbandono in cui versano edifici pubblici e non - abbiamo potuto appurare che l’impegno assunto dal Ministero della Difesa, in particolare la pronta replica dell’epoca da parte dei vertici della ‘Scuola della Cavalleria’ che avevano promesso il recupero del ‘bagno’, non è stato in alcun modo rispettato”.

“Anzi – prosegue - non possiamo che esprimere il nostro biasimo circa l’ulteriore degrado che è possibile registrare solo osservando le fotografie scattate nei scorsi giorni che documentano in maniera equivocabile che nulla è stato fatto con la struttura in questione, o meglio il rudere, a pochi passi dal mare nell’amena baia di San Cataldo, che giace ancora nel più completo abbandono”.

Per D’Agata, giova ricordare che già l’anno scorso lo Sportello dei Diritti aveva avviato il lancio di una serie di proposte per indicarne il destino, e prontamente era arrivato il verdetto dei cittadini che in tanti attraverso internet, sui giornali online o le mail inviate al sito hanno inteso presentare le loro opinioni: “La stragrande maggioranza del pubblico – rammenta - aveva manifestato il desiderio di abbattimento per renderlo una spiaggia libera e per farlo ritornare nel patrimonio comune di tutti i leccesi”.

Ed allora, preso atto che non sia stato possibile recuperare l’immobile e ridare lustro al “Lido Esercito”, ha chiesto alle autorità competenti che, stante l’imminenza della stagione estiva, quel tratto di costa sia al più presto restituito ai leccesi e siano, quindi, demolite le opere murarie che da una parte impediscono la libera fruibilità della bella spiaggia sabbiosa e dall’altra costituiscono un evidente pericolo per la collettività.

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