Mercoledì, 28 Luglio 2021
Politica

Violenza sulle donne, nessuna risposta. La posizione critica degli studenti

Iniziative nell'ateneo salentino in occasione della giornata internazionale contro il fenomeno. Link: "14 milioni di vittime, ma le istituzioni intervengono solo con misure punitive senza modificare la visione culturale e sociale che ne è alla base"

LECCE – Il 25 novembre ricorre la giornata internazionale contro la violenza di genere, ma il dibattito nel nostro Paese continua a non toccare i punti centrali e si avanzano soluzioni repressive, come l’aumento delle misure punitive nei confronti di chi commette il reato, senza dare risposte concrete alla quotidianità dei maltrattamenti e al male culturale alla base degli stessi.

Nel 2012 - secondo i dati del rapporto “quanto costa il silenzio” - una donna ogni 3 giorni è stata uccisa dal proprio partner, più di un milione di donne hanno subito almeno una molestia, e, se si stimano nel complesso tutti gli atti, si arriva alla cifra stratosferica di 14 milioni. 

In questa giornata, gli studenti e le studentesse di Link Lecce hanno messo in atto un’iniziativa volta a riflettere sul problema della violenza di genere, re-intitolando le aule dei plessi universitari a donne vittime di femminicidio, apponendo dei cartelli sostitutivi dei precedenti nomi delle aule. 

I dati descrivono senza dubbio un fenomeno ampio e drammatico, ma la risposta data dalle istituzioni – secondo i ragazzi - è unicamente di incrementare le misure punitive nei confronti di chi commette il reato, senza considerare che per estirpare realmente tale fenomeno bisogna cambiare la visione culturale presente nella nostra società, secondo cui la donna è considerata come il soggetto/oggetto da proteggere. “Secondo tale visione – spiegano - si intende la violenza solo e soltanto in senso fisico, ma non si presta attenzione al fattore culturale alla base di ogni violenza, cioè che quello che si vuole offendere è che la donna sia libera di scegliere”. 

Secondo Link, infatti, non si può parlare di sanzioni penali a chi pratichi violenza ai danni di una donna come di soluzioni al problema della violenza di genere se media ed istituzioni sono spesso i primi nodi di trasmissione di una cultura sessista e machista

In questo contesto, l’approvazione del disegno di legge sul femminicidio, all’interno di un vero e proprio “pacchetto sicurezza” lo scorso ottobre, sebbene abbia introdotto uno strumento importante di tutela giuridica riconoscendo il reato di femminicidio, risulta essere una soluzione inefficace, stabilendo unicamente l’incremento delle misure punitive, senza per altro incidere minimamente sulla quotidianità delle violenze. 

“Fa riflettere – aggiungono loro - l’esigua somma di 10 milioni destinata ai centri anti-violenza: ad oggi, questi centri sono l'unica prospettiva per chi decide di denunciare una violenza, ma continuano ad essere scarsamente finanziati ed a rischio chiusura”. Altro nodo scoperto è quello dei consultori: “Questi oggi sono le uniche strutture sanitarie pubbliche e gratuite cui la donna può rivolgersi in caso di necessità. Tuttavia, non solo in questi luoghi ci si scontra molto spesso con atteggiamenti bigotti di critica e rifiuto, ma anche questi centri subiscono continui tagli e proposte di privatizzazione”. 

Link intende rimettere al centro del dibattito il diritto di ogni donna di scegliere ed autodeterminarsi, di riappropriarsi della propria dignità e libertà. “Crediamo che la violenza si presenti sotto forme diverse e che serve pertanto contrastarla innanzitutto attraverso una rieducazione radicale della collettività alla sessualità, alla comprensione del genere libera da stereotipi e pregiudizi, ad un’immagine diversa della parità di genere – prosegue l’associazione studentesca - . Le scuole e le università devono essere poste al centro di questo processo, serve introdurre un’ottica di genere nei programmi e rendere radicalmente più efficaci e vicini agli studenti gli strumenti tramite cui si affrontano i temi della sessualità e del genere”.

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